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COVID19/Diario di una quarantena in barca 11 - Yoga in barca

Gran Canaria, 1 maggio 2020

  L'isolamento forzato non stimola solo la fantasia, ma anche la capacita' di adattamento. In mancanza di uno spazio "fermo" dove poter praticare lo yoga, ho dovuto modificare gli "asana" per renderi praticabili su una superficie ristretta e in movimento. Ho scoperto che le gallocce e soprattutto le scotte del fiocco possono essere usate per mantenersi in equilibrio, come mostro in questo video.
Qui pratico l'head-stand, il re degli asana, "sirsaana", in sanscrito, "posizione della testa". Si tratta di una posizione dell'Hatha Yoga che ha benefici per il cervello, perche' vi affluisce piu' sangue, ma anche per il resto del corpo, perche' nei tre minuti in cui di solito si sta a testa in giu', i liquidi defluiscono da gambe e ventre. 

Yoga, il mio esordio alla scuola Sivananda

Non so se e' l'eta' oppure il richiamo della ''misteriosa'' India dopo dieci anni di permanenza , ma la scorsa settimana ho iniziato un corso di yoga in uno dei piu' famosi e tradizionali centri. E' il Sivananda Ashram, che ho scoperto ha sede in Canada e una grossa base a Rishikesh. A New Delhi ha uan palazzina nel quartiere di Greater Kailash frequentato quasi esclusivamente da stranieri. Il corso, prevede 8 lezioni di 90 minuti per una ''donazione'' di 3 mila rupie (circa 50 euro). Alla spesa va aggiunta quella del tappetino da yoga che io non avevo.


L'ashram e' basato su insegnamenti e tecniche diffuse dal santone Sivananda, un medico tamil fondatore di un' associazione religiosa chiamata ''Divine Life Society'', morto nel 1936 e da un altro suo ''collega''. Entrambi sono venerati e ricordati nelle preghiere all'inizio e alla fine delle lezioni. Sivananda ha scritto 200 libri su yoga ed e' un autorita' nel settore.

Mi hanno spiegato che si tratta di ''hatha yoga'', che e' la forma classica e che alterna le classiche posizioni (asana, che sono ben 84 mila) con la meditazione e respirazione (pranayama e kapalabhati). Sono quando si respira con le narici e con il diaframma che va su' e giu' a scatti. Cose che vedo fare al parco al mattino da quasi tutti i gli indiani. Non ho mai capito dove vanno gli indiani a scuola di yoga, forse nascono gia' con le dita a ''chin mudra'' (cerchio con pollice e indice che significa connessione con l'Io). In realta' sembra che ci siano solo stranieri nei vari centri.

Leggo nel manuale che ci hanno dato che gli antichi saggi hanno sviluppato un sistema per ritardare l'invecchiamento naturale del corpo e della mente per potere meglio indagare nella profondita' dell'Io. Sivananda predica cinque principi: esercizio fisico, respirazione, rilassamento, vegeratarianesimo e pensiero positivo. Io purtroppo ho sempre soltanto praticato il primo, mi mancano gli altri quattro. E' quello che sto cercando di imparare.

Yoga, la '''posizione del pollo'' di Chandrakant

   Dopo tanti in India ho scoperto lo yoga grazie a un maetro di un ashram di Rishikesh, uno dei posti che piu' amo. ''Yogi Chandrakant'' come si fa chiamare, e' l'icona tipo del maestro di yoga nell'immaginario occidentale. Ovviamente ha molto successo con gli stranieri e penso anche si sia anche adattato alle ''nostre'' esigenze di occidentali.
Discendente di una famiglia di yogi di Dehradun, decisamente carino, i capelli un po' riccioluti e gli occhi che ridono, e' un vero animale da palcoscenico. Magari non sara' al top come capacita' yoghistiche, ma ha davvero una vocazione per insegnare e soprattutto divertire.
L'ashram e' a Laxmanjhula, nel ''ghetto turistico'', direttamente sul Gange. Le lezioni sono alle sette del mattino e alle cinque della sera. Costano appena 100 rupie. Io ne ho fatte una decina, ma e' stata durissima, anche se non ho mai riso tanto in vita mia. Una sevizia, ma divertente e anche educativa.
La tecnica di Yogi Chandrakant e' quella di spiegare le cose con una semplicita' quasi comica. Penso sia inconsapevole da parte sua. Probabilmente il suo inglese che fa ridere o forse io da ignorante di yoga ho trovato le ''asana'' veramente esilaranti. Ma devo dire che ridevano anche i miei compagni. A volte eravamo in sei o sette, ma l'ultima lezione e' stata la piu' affollata, oltre una ventina.
La mia preferita e' la ''murgh asana'', la posizione del pollo, che lui interpretava in maniera quasi clownesca mentre dice ''cosi' potete vedere la sofferenza degli animali''. Si mettono testa e braccia tra le gambe divaricate e poi ci si stringe il viso tra le mani. C'e' una versione immobile e una ''murg asana chalana'' dove bisogna andare su e giu' sul tappetino, come razzolare, appunto.
La regola principale di Chandrakant e' che durante gli esercizi bisogna sorridere, sempre, perche' fa bene alla circolazione, ai muscoli del viso, allo spirito, ecc. Anzi parte dell'ora e mezzo di lezione e' dedicata alla ''terapia del riso'', una tecnico molto diffusa in India. Lui ci ha detto che ci sono 90 e passa tipi di risata nello yoga. Ce ne ha fatte qualcuna, tipo la risata della ragazzina adolescente o quella di un uomo grasso. ''Se non vi viene voglia di ridere guardate qualcuno che ride'' diceva mentre ridevamo tutti a crepapelle
A differenza di altro maestri che ho conosciuto, Chandrakant spiegava minuziosamente il significato di ogni asana, traducendo dal sanscrito e elencando ogni volta i benefici alle diverse parti del corpo, comprese le ''gender parts'' (parti intime) come le chiamava e per quale funzione corporale e' adatta o quale malanno puo' guarire.
In una lezione ha poi spiegato i misteriosi (per me) chakra facendoceli ''sentire'' attraverso delle parole e suoni che dovevamo ripetere. Insomma, se qualcuno va a Rishikesh, lo raccomando davvero, lo potete trovare su Facebook con il suo nome.

Yoga tantrico, ma che sarà mai?


Che l’India fosse un paese bacchettone, un po’ come da noi prima del 68, lo avevo capito. Ma non fino a questo punto. E’ successo che nel fine settimana mi trovavo a Rishikesh. Come al solito incuriosita dalla quantità di corsi di yoga, per cui Rishikesh è famosa nel mondo, sono finita in una lezione introduttiva di “Trika Yoga”, sottotitolo “esoteric yoga”. Intrigante, eh? L’orario, alle 9,30 del mattino mi andava bene, e poi come prima lezione era pure gratis. Mi aspettavo le solite contorsioni impossibili accompagnate da incomprensibili definizioni. Invece no, mi sono ritrovata davanti a una predica domenicale sulla corruzione della nostra società, sulla ricerca del materialismo, dell’esteriorità a discapito della conoscenza del nostro io. Parole che oggi neppure i preti di campagna più bigotti osano più pronunciare. Lo yogi, un giovane indiano, con British accent, era davvero un ottimo oratore. “Perché dedichiamo tanta attenzione al nostro corpo che è solo un involucro? E come se avessimo un mulo e invece di usarlo per trasporto, ce lo carichiamo sulle spalle tutto il tempo”. "Già ma lo yoga che c’entra?" mi sono chiesta abbastanza spazientita. Dopo la premessa Kushru Mistry è arrivato al punto. Yoga non è quello che si fa oggi “nelle palestre al ritmo dei Rolling Stones”, ma è una scienza esoterica, chiusa, accessibile solo a pochi adepti, “come la cabala per gli ebrei, il sufismo per i mussulmani e lo gnosticismo per i cristiani”. Lo yoga oggi sarebbe in via di estinzione, nonostante il proliferare di scuole e di maestri “che chiamano “yoga” una pratica che non è tale”. Chissà perché mi è venuta in mente la pizza, allo stesso modo ci vorrebbe una tutela della denominazione, ma l’esempio sarebbe stato irriverente. Secondo gli antichi maestri, “che avevano la pancia come vedete dalle foto appese qui ai muri” ogni "asana" (posizione) dovrebbe essere mantenuta per tre ore e 45 minuti in modo da mettere in contatto il nostro corpo con il resto dell’universo. Attraverso una certa posizione fisica e la concentrazione mentale attacchiamo la spina al sole o agli astri per ricevere l’energia di cui abbiamo bisogno”. Da ignorante come sono in materia, mi sono illuminata. Finalmente ho capito cosa è lo yoga, almeno credo. Ma il bello doveva venire. Dopo aver pubblicizzato il corso (ho visto dopo sul website che è una scuola internazionale ed è stata fondata da un ingegnere romeno che astutamente si è battezzato Swami Vivekananda, come il filosofo ottocentesco), Kushru ha detto che terrà anche un workshop di yoga tantrico, non incluso nel prezzo, di una settimana, dedicato a coloro (meglio coppie "così possono mettere a frutto subito quanto imparato") che vogliono potenziare la propria energia sessuale. “Qui non è come in Thailandia – ha detto con un certo imbarazzo – non posso insegnare certe cose senza che la gente mormori… non posso neppure mettere il corso sulle locandine…le voci corrono veloci qui a Rishikesh. Sappiatelo, inizia il 19 ottobre, costo 9 mila rupie, sono previsti anche dei filmati, ovviamente a casa mia…”. Di fronte al mio sguardo allibito poi ha aggiunto: “non sono porno, non preoccupatevi, è solo yoga!”.