Visualizzazione post con etichetta torino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta torino. Mostra tutti i post

SLOW TRAVELLING - Il Castello di Mazze' abbandonato dai russi

Chivasso (Torino), 15 Agossto 2021

   Metti un Ferragosto a Mazze' Canavese, perche' no. Circa 10 km di pedalate tra campi di granoturco quasi maturo e autentica afa padana, e ti ritrovi un castello da fiaba avvolto da un bosco che sembra una giungla amazzonica e da un panorama mozzafiato sulla Dora Baltea. Con un pizzico di mistero per di piu'.


   Il castello di Mazze', un pueblito di circa 4000 anime tra le province di Vercelli e Torino, e' stata nel Medioevo la magione dei conti del Canavese, i Valperga, una casata che oggi non esiste piu'. Forse piu' che un castello era un palazzo signorile. Me li immagino i conti e tutti i mezzadri a coltivare i loro possedimenti e sopportare varie angherie. Tipo i 'maledeti Zorzi Vila' di Pennacchi (sto leggendo la seconda parte della saga dei Peruzzi in Canale Mussolini). Alla morte dell'ultimo Valperga, nel 1840, la storica dimora passa di mano ad altre ricche famiglie della zona che lo ristrutturano in stile neogotico, come appare ora, con torri, merli e stucchi, un po' da fiaba. I sotterranei pero' a quanto pare restano originali, risalgono all'epoca romana o addirittura celtica, precedente all'arrivo di Cesare. Negli Anni Novanta ospitano una mostra permanente di strumenti di tortura, in particolare della Santa Inquisizione, in collaborazione con Amnesty International. Tanto per aggiungere un po' di aria sinistra al luogo gia' ricco di leggende e misteri. 

   Il bosco che scende ripido alla Dora Baltea, la 'cerulea Dora' di gozzaniana memoria (il poeta Guido Gozzano e' di Aglie', nelle vicinanze) e' considerato 'magico', pare sia stato un luogo di rituali all'epoca celtica. Il fiume che si ammira dalla cima del monte forma una anca ed e' circondato da una rigogliosa natura. Era il parco dei Valperga, ora si chiama Oasi del Bosco Parco, ma e' anch'esso abbandonato. C'e' un sentiero che scende al fiume e che attraversa un tempietto, un belvedere e una chiesetta. Ma non ci sono andata, non ci sono indicazioni e me lo hanno sconsigliato. 

 
   E oggi che fine ha fatto il castello? Una tragica fine, si potrebbe dire. Negli ultimi due o tre anni e' rimasto chiuso, addirittura abbandonato dagli ultimi proprietari, una coppia di magnati russi che ci ha abitato per un po' giocando a fare i castellani (con tanto di bandiera russa sulla torre). Voci di paese dicono che dopo averlo comprato dai Salino di Cavaglia' nel 2012 per 3 milioni di euro sono scappati via lasciando una barca di debiti. Si sa, le cose in Russia non vanno molto bene. Adesso il maniero e' in vendita a prezzo super scontato, 450 mila euro, mi ha detto un mazzediese che stava passeggiando con il cane sotto le mura. 
Ovviamente occorre sapere quanti 'buffi' ha lasciato il proprietario, tal Mikyel Lyubchenko che lo aveva voluto come regalo per la moglie, a quanto pare folgorata dalle 'bellezze' del  Canavese. Chissa' cosa sarebbe successo se avesse visto la Toscana.  


L'Italia al tempo della crisi/8 - Il margaro della valle di Viu'

Frazione Tornetti di Viu' (Torino), 8 giugno 2013


Una delle mie zie ha ristrutturato una baita della famiglia di sua madre nella valle di Viu', che ai tempi antichi era una localita' di villeggiatura per ricchi torinesi. Queste valli piemontesi sono oggi in semiabbandono, sono cosi' desolate che l'Himalaya al confronto e' un parco di divertimenti. Posti da eremitaggio insomma. Pero' qualcuno c'e' ancora. Della serie antichi mestieri, che chissa' con la crisi forse ritorneranno di moda, ci ho trovato un margaro! Pensavo davvero non esistessero piu', fagocitati dalle aziende casearie moderne. Invece no, e' uno scapolo (ci ho fatto perfino un pensiero) che fa le tome come una volta, con le vacche che vanno al pascolo dove c'e' l'erba buona e la baita di pietra.  Insomma sapori da Mulino Bianco,  ma autentici! Non e' che era una promozione della regione Piemonte? 
 

L'Italia ai tempi della crisi/6 - Pedalando a Torino

Torino, 5 giugno 2013
Armata di guida Mondadori (la Lonely Planet non esiste) sono sbarcata a Torino con mia figlia per un tour turistico. Fa parte dei miei sforzi di riconciliarmi con Torino che – tutti dicono – e’ radialmente cambiata da quando la frequentavo ai tempi dell’universita’. Abbiamo deciso di affittare una bici del servizio Tobike. Per prendere la tessera bisogna andare in un negozietto nascosto in via Sant’Anna, una viuzza vicino alla Consolata, sborsare la bellezza di 8 euro per 4 ore piu’ dare come deposito la carta di credito. Non sono accettati i minori di 16 anni. Le bici sono senza lucchetto, e’ meglio sempre attaccarle a una stazione che sono disseminate un po’ ovunque in prossimita’ di musei e monumenti. L’idea e’ buona, ma e’ un po’ macchinosa.

Eravamo le uniche due ‘turiste’ in bici quel giorno, secondo me. Il tour e’ stato simpatico, dalla Consolata, Porta Palazzo, Piazza Castello, il Duomo con la Sindone, via Garibaldi, la Porta palatina, via Po e la Mole compreso il Museo del Cinema e poi tutto il Valentino. Li’ e’ stata una sorpresa perche’ ho visto con piacere un certo attivismo sportivo da parte dei ‘’bugia nen’’. Lungo il sentiero che costeggia il Po e che va fino a Italia 61 abbiamo incrociato un sacco di cicilisti agguerriti e joggers di tutte le eta’. Nel fiume poi, limpido come un ruscello di montagna, si davano da fare canoisti di tutti i tipi, compreso quelli del canottaggio a otto che andavano come schegge. A parte il lato sportivo, Torino mi e’ sembrata una citta’ deserta, perfino senza traffico e con gente un po’ immusonita, anche se chiedi solo delle indicazioni. Per completare la giornata siamo andati al cinema, un locale penso restaurato di recente vicino a Porta Nuova, a vedere la Grande Bellezza, il lungo film di Paolo Sorrentino, che traccia un ritratto impietoso di una certa Roma cafona e godereccia. Ci saranno stati si’ e no una decina di spettatori....