Diario da Salerno/ La citta’ di De Luca e dell'apostolo Matteo

Salerno, 24 giugno 2016
   Ho fatto tappa a Salerno (perche’ non c’erano piu’ treni per Napoli) e ho pernottato all’ostello Koine’ che in realta’ ho scoperto era anche una sorta di centro di accoglienza per anziani e immigrati. Era molto pulito e accogliente. Il gestore era una copia di Vincenzo De Luca, ex sindaco e attuale presidente della Campania, reso celebre dalle imitazioni di Maurizio Crozza.

   Questo ‘padre padrone’ di Salerno se ne e’ andato circa un anno fa dopo 11 anni di potere lasciando alla guida della citta’ un suo uomo che e’ appena stato eletto con una maggioranza bulgara. Secondo il gestore dell’ostello Koine’ con “il nuovo sindaco le cose stanno progressivamente peggiorando”. La pulizia delle strade non e’ come prima, meno efficienza nella raccolta rifiuti... insomma mi ha fatto un elenco di cose che non vanno. D’altronde uno come De Luca che faceva lo ‘sceriffo per le strade’ (cosi’ mi ha detto) e controllava di persona gli operatori comunali, non lo si rimpiazza facilmente.
   Sono stata ad ascoltarlo per un'oretta. E' stato interessante per me  che non sono mai stata a Salerno e che, dopo tanti anni all’estero, mi diverto a osservare gli usi e costumi italiani quasi come se fossi in un posto esotico. Poi oltre la mezzanotte mi sono congedata e sono andata a dormire, ma sono sicura che lui sarebbe andato avanti per tutta la notte a filosofeggiare sulla politica di Salerno. Il mattino dopo l’ho trovato seduto in ufficio allo stesso posto. Stava bevendo un caffe’ prima di andarsene in spiaggia dopo aver finito il turno notturno.

   Io invece ho affittato una bicicletta e sono andata a fare colazione sul lungo mare. Da li’ sono poi salita al Duomo che e’ stupendo con il suo campanile normanno e la cripta dell’apostolo Matteo che custodisce le spoglie del santo a cui si attribuisce di aver scritto il Vangelo (cosi’ viene anche raffigurato). La cappella e’ interamente affrescata con immagini del Vangelo.

    Mi sono ricordata di quando a Chennai, in Tamil Nadu, mi sono ritrovata di fronte alla tomba di un altro dei 12 apostoli, Tommaso, che secondo la tradizione e’ morto nel sud dell’India.  I luoghi della cristianita', che in passato erano mete di pellegrinaggio come lo sono i luoghi santi in India, continuano a interesarmi e ad  affascinarmi.

Diario da Taranto/ I gioielli della Marina Militare

Taranto, 23 giugno 2016
    Sono arrivata di mattina al porto di Brindisi con un ferry della compagnia di navigazione Grimaldi pieno zeppo di camionisti. Era in forte ritardo perche’ secondo me al Pireo ha aspetttato fino all’ultimo di imbarcare alcuni Tir.
    Siccome era la seconda notte consecutiva in traghetto ho dormito come un ghiro su un divanetto in un corridoio. Veramente avevo anche una poltrona, ma li’ potevo distendermi quasi come in un letto.
   Il ritardo mi ha fatto perdere tutte le coincidenze per Napoli, quindi mi sono ritrovata a fare un percorso alternativo e anche tortuoso attraverso la Puglia per raggiungere la costa campana. Confermo che la ‘coast to coast’ in Italia rimane sempre una avventura, soprattutto per me che l’ho fatta per la prima volta.

   Tra una coincidenza e l’altra mi sono ritrovata a Taranto, la citta’ del maro’ Latorre, in attesa di un autobus (sostitutivo del treno) per Salerno. Il tempo era splendido e sono andata nel vecchio borgo fino al Castello Aragonese che sorge sull’angolo dell’isola.
   Caso vuole che fosse appena iniziata una visita guidata gratuita della Marina Militare, che e’ ancora l’attuale padrona della fortezza e che quindi gestisce i turisti. Dopo aver firmato una dichiarazione di responsabilita’ (in caso di incidenti durante la visita...) ho raggiunto un gruppo di visitatori.
Il cicerone, un giovane ufficiale in borghese, era molto simpatico e prodigo di informazioni e aneddoti. Ci ha portato a visitare le torri e i sotterranei dove ci sono dei reperti archeologici, tra cui anche lo scheletro di un gatto. Ma la meraviglia e’ il ponte girevole sul canale artificiale costruito nel 1481 dagli aragonesi per difendere meglio il castello. Il ponte di San Francesco Da Paola, che - ho letto - e’ il simbolo della citta’, era azionato da turbine idrauliche. Un’opera ingegnosa di una impresa di Castellamare di Stabbia realizzata a fine 1800, in piena rivoluzione industriale, quando questo tipo di imprese fiorivano un po’ ovunque e venivano esaltate come segni della modernita’.

   Adesso ci sono i motori elettrici, ma la struttura e’ la stessa. E’ visibile il pozzo dove l’acqua proveniente da una mega cisterna sul tetto del castello faceva girare le turbine che muovevano gli ingranaggi della struttura facendola girare su un perno.
   Il ponte viene aperto dalla Marina Militare soltanto un paio di volte all’anno di notte per consentire l’uscita alle navi di guerra. Ma alcuni tarantini con cui ho parlato hanno detto di non averlo mai visto in funzione.
    Dato che e’ possedimento militare la fortezza e’ tenuta in modo impeccabile. Mi chiedo se sarebbe stato lo stesso se fosse stato il comune di Taranto a gestirla... ma nello stesso tempo sono convinta che dopo secoli forse sarebbe il tempo di ‘delimitarizzare’ le citta’ italiane.

Diario dal Pireo - I nuovi padroni cinesi 2500 anni dopo la battaglia di Salamina

Pireo, 21 giugno 2016

   Arrivando dalla Turchia, la Grecia sembra un Paese del terzo mondo eppure siamo nella ricca Unione Europea. Il porto del Pireo, che una volta era uno dei piu' importanti del Mediterraneo e che e' stato venduto alla cinese Cosco, sembra essere scampato da una catastrofe naturale. Di fianco alla banchina dove arrivo, con una nave della Grimaldi, c'e' un traghetto mezzo affondato. E'' l'emblema di un Paese che sta affondando per la crisi economica e da ultimo anche per l'emergenza dei profughi. Da qualche parte qui al Pireo ci sono molto probabilmente qualche migliaio di rifugiati in attesa di documenti o di un rimpatrio. Sono anche loro intrappolati, come quelli nell'isola di Chios, dopo la chiusura delle rotte balcaniche e l'accordo di rimpatrio con la Turchia per chi non ha diritto all'asilo.

   Sulle banchine non c'e' piu' il caos descritto dalla stampa a marzo quando i migranti occupavano tutti gli hanger e le biglietteria. Non c'e' nessuno in realta'. Forse sono stati sgomberati e portati via dalla vista dei turisti che stanno per arrivare (sembra pochi quest'anno).
   Mentre stavo uscendo dal Pireo, a cui fa riferimento Platone nell'incipit de La Repubblica quando lo descrive come un postaccio pieno di gente pericolosa che arriva dal mare, mi ha colpito una vecchia pubblicita' che celebrava l'anniversario della battaglia di Salamina (480 AC) da parte della Pyreus Port Authority. Molto probabilmente e' stata fatta prima dell'arrivo dei cinesi.
   Il leggendario scontro navale sull'isola di Salamina tra i greci e i persiani e' stato determinante per la sopravvivenza della civilizzazione greco-romana, e quindi della nostra civilta' occidentale. Se vincevano i persiani, si dice, la storia sarebbe stata completamente diversa,

   Ho ritrovato un dipinto ottocentesco del pittore tedesco Wilhelm von Kaulbach  e una citazione profetica di Temistocle, il comandante della flotta greca prima di sferrare l'attacco al nemico del tratto di mare davanti ad Atene: "E ora diamo fondo alle nostre risorse e allontaniamo queste navi dal grembo della Grecia… Oggi è un privilegio poter essere qui… Questa storia verrà raccontata per migliaia di anni, che la nostra resistenza venga consegnata alla Storia, e che tutti vedano… che noi Greci abbiamo scelto di morire in piedi pur di non vivere in ginocchio!”. Ecco, parole che vanno bene ancora oggi.

   Il cartello che ho visto e che riproduco qui celebra il 2021 come l'anniversario dei 2.500 anni dalla battaglia di Salamina. Significa, penso, "ecco noi greci siamo ancora qui dopo tutto sto tempo'". Ma forse non avevano fatto i conti con i cinesi che ora posseggono il 67% del mitico porto.

Diario da Chios/2 - Riflessioni prima della partenza

Chios, 21 giugno 2016
     Sono partita con un traghetto delle 11,45 di sera diretto al Pireo dopo aver mangiato un piatto di calamari al ristorante Tzikoudo, che io pronuncio nel greco antico che mi hanno insegnato al liceo, ma che non corrisponde affatto all’attuale pronuncia (ma secondo me neppure a quella dei tempi di Socrate).

    Alla partenza sulla banchina c’erano dei poliziotti schierati in strada e un gruppo di profughi dietro una transenna. Mi guardavano con gli occhi lucidi. Chissa’ che pensavano...se ogni sera venivano a vedere quel ferry che per loro rappresentava l'unica via di  fuga dall’isola. Alcuni ragazzi mi sembravano agitati e se non ci fosse stata la polizia, sarebbero forse saltati su un camion mentre entrava nella stiva della nave.
   Col il mio passaporto comunitario stretto tra le mani sono salita sul traghetto Ariadne della compagna greca Sealine (41,4 euro, economy). Mi sono sentita un po’ in colpa. E’ una fortuna essere nati nella parte ricca del mondo, ma non sempre lo si ricorda.

Diario da Chios/1 - In spiaggia con i profughi

Chios, 21 giugno 2016
    Insieme a Samos e Lesbo, l’isola di Chios e’ uno dei principali avamposti orientali dell’Unione Europea per quanto riguarda il flusso di profughi da Siria e Iraq. Qui l’Europa tocca l’Asia e il Medio Oriente.
    E’ a soli 8 chilometri dalla Turchia ed e’ ovviamente collegata con Atene. Fino a prima di marzo, quando l’Unione Europea ha bloccato l’accesso con la collaborazione della Turchia, era uno dei punti di transito per i rifugiati verso la Germania e le ambite mete del Nord Europa.
    Ma dopo marzo il governo greco non autorizza piu’ il passaggio e in teoria dovrebbe rispedire indietro i profughi alla Turchia.
   Tutto questo l’avevo letto sui giornali, ma come sempre fino a quando non si vede con i propri occhi e’ difficile comprendere la situazione.

    Anche io come i migranti sono sulla stessa rotta per l’Europa, con la differenza pero’ di avere un passaporto della Ue che mi apre automaticamente le porte.
   A Chios, isola nota per la produzione del mastice estratto dalla pianta di lentisco, ci sono circa 2.400 profughi ‘bloccati’ da marzo, di diverse nazionalita’ma con una prevalenza di siriani, iracheni e afghani. In un’isola che ha circa 50 mila abitanti e che e’ lunga una cinquantina di chilometro non li si vede.
   Ma appena arrivata con il traghetto da Cesme ho subito notato i presidio di vedette della Guardia Costiera che pattugliano lo stretto braccio di mare. Questi confini orientali della Ue sono super protetti dalle ‘invasioni’. E’ ovviamente molto piu’ facile qui che nei confini meridionali che sono in mare aperto.

Diario da Izmir (Turchia) - La peccaminosa Smirne sulla costa egea

Ismir, 20 giugno 2016 

    Sono arrivata da Istanbul a Izmir, che io continuo a chiamare Smirne, perche’ mi fa tornare indietro ai tempi del liceo classico, e ho avuto un bero e proprio shock. E’ una specie di Montecarlo della Turchia. Tutto e’ moderno e pulitissimo. Il moderno lungo mare di...., fulcro della vita notturna,  fa retare a bocca apeta. Non c’e’ rimasto molto degli antichi splendori a parte l’Agora, ma non c’e’ da stupirsi con tutte le guerre che si sono fatte qui , da Troia a Gallipoli, per il controllo dei Dardanelli.
    Qui il Ramadan non esiste e non si sentono i muezzin. Invece c’e’ la musica dei club dove i giovani si riuniscono a bere birra e a fumare. Le ragazze sono vestite alla moda e ostentano zeppe e tacchi vertiginosi. I ristoranti sono strapieni di gente allegra. Appena arrivata, il titolare dell’ostello, “In House Hostel”, mi ha subito dato informazioni dettagliate sui club e discoteche. Li' per li' non ho capito.. ma quando non ho fatto un giro sul lungomare mi sono resa conto di dove ero finita...Izmr, la terza citta' della Turchia, mi ricorda Tel Aviv che si contrappone alla bigotta Gerusalemme (Istanbul in questo caso).
   Al ritorno ho anche visto delle donne molto truccate che ammiccavano per strada a due passi dal museo di Mustafa Kemal Ataturk...colui che ha forgiato l'anima laica della Turchia purtroppo in contrapposizione con l'attuale governo.

Diario da Efeso (Turchia) - I restauri sono Made in Italy

Efeso (Asia Minore), 19 giugno 2016

Stavo gironzolando per le rovine di Efeso, uno dei piu' bei siti archeologici dell'antica Grecia, quando mi sono imbattuta in un team di restauratrici italiane impegnate in un progetto di conservazione degli affreschi delle Case a Terrazza. Si tratta di un progetto iniziato sei anni fa dall'Austria che e' diventata una sorta di mecenate del sito.
L'Istituto Austriaco di Archeologia, che opera ovviamente in collaborazione con la Sovraitendenza turca, impiega delle restauratrici italiane che ogni anno per tre mesi vengono qui a ripulire i preziosi affreschi che si trovavano in questo "condominio di lusso'  dell'epoca romana. Tutta l'area che si trova vicino al tempio di Adriano e' stata chiusa con una bella struttura per preservarla dagli agenti atmosferici. C'e' un biglietto di ingresso separato.
Ho parlato con la coordinatrice in un momento di pausa in una delle domus. Io sono ignorante in materia, ma mi sono inorgoglita quando mi ha detto nel settore del restauro, marmo e affreschi, gli italiani sono i piu' bravi.  

Diario da Istanbul/5 - Il museo dell’ossessione per Füsun

Istanbul, 18 giugno 2016

Ho fatto il contrario, sono andata a visitare il Museo dell’Innocenza dello scrittore Nobel, Orhan Pamuk, nel popolare quartiere di Çukurcuma , e poi ho iniziato a leggere il libro. Una follia, un’ossessione quasi patologica per una donna, come poteva essere quella dei poeti romantici o dei latini come Catullo. Ma anche un’idea interessante su come documentare il passato attraverso gli oggetti di uso quotidiano. “Le buone cose di pessimo gusto” per dirla con Guido Gozzano, l’aristocratico piemontese che allo stesso modo anelava per la signorina Felicita.


Riproduco qui gli 11 punti del suo “A Modest manifesto for museums” perche’ mi sembra geniale.

1/ Large national museums such as the Louvre and the Hermitage took shape and turned into essential tourist destinations alongside the opening of royal and imperial palaces to the public. These institutions, now national symbols, present the story of the nation – history, in a word – as being far more important than the stories of individuals. This is unfortunate, because the stories of individuals are much better suited to displaying the depths of our humanity.
2/ We can see that the transitions from palaces to national museums and from epics to novels are parallel processes. Epics are like palaces and speak of the heroic exploits of the old kings who lived in them. National museums, then, should be like novels; but they are not.
3/ We don’t need more museums that try to construct the historical narratives of a society, community, team, nation, state, tribe, company, or species. We all know that the ordinary, everyday stories of individuals are richer, more humane, and much more joyful.
4/ Demonstrating the wealth of Chinese, Indian, Mexican, Iranian, or Turkish history and culture is not an issue – it must be done, of course, but it is not difficult to do. The real challenge is to use museums to tell, with the same brilliance, depth, and power, the stories of the individual human beings living in these countries.
5/ The measure of a museum’s success should not be its ability to represent a state, a nation or company, or a particular history. It should be its capacity to reveal the humanity of individuals.
6/ It is imperative that museums become smaller, more individualistic, and cheaper. This is the only way that they will ever tell stories on a human scale. Big museums with their wide doors call upon us to forget our humanity and embrace the state and its human masses. This is why millions outside the Western world are afraid of going to museums.
7/ The aim of present and future museums must not be to represent the state, but to re-create the world of single human beings – the same human beings who have labored under ruthless oppression for hundreds of years.
8/ The resources that are channeled into monumental, symbolic museums should be diverted into smaller museums that tell the stories of individuals. These resources should also be used to encourage and support people in turning their own small homes and stories into “exhibition” spaces.
9/ If objects are not uprooted from their environs and their streets, but are situated with care and ingenuity in their natural homes, they will already portray their own stories.
10/ Monumental buildings that dominate neighborhoods and entire cities do not bring out our humanity; on the contrary, they quash it. Instead, we need modest museums that honor the neighborhoods and streets and the homes and shops nearby, and turn them into elements of their exhibitions.
11/ The future of museums is inside our own homes.

Diario da Istanbul/3 - In calesse sulle isole dei Principi

Istanbul, 17 giugno 2016

   A circa un’ora da Istanbul, sul mar di Marmara, ci sono alcune isole dove sorgono le storiche ville della ricca borghesia turca. Sono popolarmente chiamate “Prince’s islands’”, perche’ vi andavano in esilio nobili perseguitati e anche dissidenti, tra cui il rivoluzionario bolscevico Lev Trotsky espulso nel 1929 dall’Urss. Ma leggo anche che erano abitate da greci e armeni, ed ecco perche’ ci sono molti monasteri ortodossi.
   Io mi sono fermata sulla piu’ grande, Buyukada, dove ho passeggiato per ore tra le vie senza auto. Sulle isole e’ infatti vietata la circolazione. Ci sono dei calessi trainati da due cavalli, come nell’Ottocento, biciclette e motorette elettriche. La natura e’ rigogliosa e la pace assoluta, perfino un po’ troppo per i miei gusti.
 A guardare le ville neoclassiche con i giardini curati e le strade ornate da oleandri e palme, e la vista sulle acque scure del Mar di Marmara, mi sembrava di essere sul lago di Stresa.




Diario da Istanbul/2 - Nella moschea di Solimano il Magnfico a difendere il Cristianesimo

Istanbul, 12 giugno 2016

   Oggi sono stata nella moschea del sultano turco Solimano il Magnifico, la piu' grande di Istanbul, arroccata su uno dei sette colli della citta' davanti allo stretto del Bosforo.  E' stata costruita dal suo architetto preferito, Mimar Sinan, che e' seppellito qui. Sinan ha costruito una miriade di moschee, piu' o meno tutte nello stesso stile, ispirandosi alla basilica di Santa Sofia costruita mille anni prima. Pare che Sinan, contemporaneo di Michelangelo,  fosse ossessionato dal replicare la cupola della chiesa dell'imperatore romano Giustiniano.
    Entrata nella moschea sono stata avvicinata da un giovane volontario che si occupa di fornire informazioni ai turisti sull'Islam. Gli ho chiesto degli affreschi della cupola che sembrano usciti dal pennello di qualche artista rinascimentale. Mi ha detto che le decorazioni in effetti non sono originali, ma sono state fatte da artisti italiani. Poi da li' e' partita una discussione sull'uso delle immagini nelle moschee e su come l'Islam vieta ogni forma di rappresentazione di esseri viventi (anche animali) per il rischio che il fedele diventi un idolatra. Il discorso si e' poi allargato ad esaminare le differenze con il  Cristianesimo che e' stato "incorporato", da  Adamo a Gesu' compreso, tutti profeti prima di Maometto.
   Il volontario, un giovane barbuto che mi ha detto di essersi avvicinato all'Islam solo da due anni, voleva convicermi della 'superiorita'' della sua religione rispetto al Cristianesimo con delle argomentazioni che - devo riconoscere - avevano una certa logica. Ho perfino pensato che forse aveva seguito un addestramento perche' ribatteva punto su punto alle mie argomentazioni come se avesse gia' in mente una risposta.
   In particolare criticava il ruolo della Chiesa, come un ostacolo tra Dio e il fedele. "Per farvi perdonare i peccati - diceva - avete bisogno dell'intercessione di un prete, per noi invece e' un affare che coinvolge direttamente il peccatore e Dio". Poi sulla Bibbia:  e' stata scritta da qualcuno, mentre il Corano sono le parole dette da Allah a Maometto che le ha ripetute ad altri i quali le hanno memorizzate.  Ancora oggi si memorizza il Corano in arabo senza manco sapere che vuol dire...
   Insomma, proprio come e' successo negli ultimi mille anni in questo luogo, mi sono trovata a difendere il Cristianesimo...senza molto successo dato che la mia fede non e' cosi' forte, ma - lo ammetto senza vergogna - deriva piu' che altro da una questione di appartenenza alla tradizione culturale cristiana.
   Quando sono uscita, un paio di ore dopo...era ormai ora dell'Iftar, la cena serale che rompe il digiuno, Centinaia di famiglie erano sedute ai tavoli in attesa del tramonto. Poi e' partito il canto del primo muezzin, poi il secondo, il terzo, e in tutta la citta' e' risuonata l'ode ad Allah e il richiamo alla preghiera.    

Diario da Istanbul/1 - Spariti i turisti per le bombe, ho la citta' a disposizione

Istanbul,  10 giugno 2016 

    Non ci sono turisti a Istanbul. La strage di turisti tedeschi a gennaio davanti alla Moschea Blu ha azzerato il turismo. L'attentato di un paio di giorni fa contro la polizia ha poi assestato il colpo di grazia defiitivo. Soli pochi intrepidi fatalisti si avventurano ormai da queste parti con la guerra alle porte e 3 milioi di profughi siriani (che non si vedono qui).
   Il vantaggio e' che si ha quindi l'intera offerta turistica a propria disposizione, Non sono mai stata a Istanbul, ma penso che in tempi normali ci dovevano essere folle di stranieri, Lo deduco dallle transenne per gestire immaginarie file all'ingresso della Mosche Blu e dalla quantita'  enorme di ristoranti e kebaberie nei pressi dei monumenti. Adesso con il Ramadan alla sera sono pieni di gente del posto.
    Al museo archeologico, che e' nel complesso del palazzo del sultano Topkaki, ero praticamente da sola, L'ostello "Cherry" dove sono a Sultanahmet, un bellissimo palazzo antico con terrazza gestito da due donne un po' alternative, e' semivuoto,  Idem per i traghetti che fanno il giro del Bosforo o che vanno alle Prince Islands sul Mar di Marmara.
    Mi dicono che le perdite sono state del 30% dall'inizio dell'anno. Non so se si riprenderanno con la stagione estiva,
   La tensione c'e' e si vede dalla presenza della polizia, Oggi ho passato un po' di tempo seduta su una panchina dove lo scorso 12 gennaio un kamikaze, pare un militante dell'Isis, si e' fatto  esplodere, E' stato davanti all'obelisco egizio che l'imperatore Teodosio fece portare a Costantinopoli per ornare l'ippodromo.
   Ogni tanto davanti al monumento si fermava qualche gruppo. Immaginavo l'attentatore con pesante giubbotto che si lanciava nel mezzo e che si faceva esplodere. Sul web ci sono delle foto con i cadaveri a terra orribilmente mutilati. Chissa', anche sulla panchina dove mi sono seduta, molto probabilmente e' finito qualche brandello di carne.,,,
   Ho visto gli attacchi suicidi di Gerusalemme e Tel Aviv a meta' anni Novanta, poi quelli a Colombo delle Tigri Tamil,  ai mercati di New Delhi e contro la processione di Benazir Bhutto a Karachi. Cambia il palcoscenico, ma il copione della  carneficina e' sempre lo stesso. Purtroppo da noi in Europa la memoria e' corta, sono decenni che la gente muore di terrorismo in Medio Oriente e Asia.

Diario da Islamabad/5 - LA FOTO - Passeggiando a Rawalpindi...

Islamabad, 9 giugno 2016

    Ho scattato questa foto a Rawalpindi davanti a un supermercato che pero' confina con il quartiere generale dell'esercito. I due uomini sono due agenti in borghese che dopo la foto mi hanno fermato e controllato la mia identita'. Dopo aver detto loro che ho preso solo una foto al cartello "Love Pakistan" e che non sapevo che era vietato, mi hanno lasciato andare,

Diario da Islamabad/4 - Supermarket, brasserie per Vip e vetrine di libri su terrorismo

Islamabad, 8 giugno 2016

   Sono andata a cena nel prestigioso Supermarket, nel settore F6, un luogo di ritrovo per la "Islamabad che conta". Ai tavoli della brasserie Table Talks, dove servono una ottima insalata mista con olive e arance,  ci sono ministri, politici, giornalisti, diplomatici e industriali.
   Grazie al mio collega Tahir Ali ho conosciuto una parlamentare pashtun, Musarrat Ahmed Zaib, una principessa della casa reale di Swat, che ho poi intervistato per la Radio Svizzera.
    Poi ho incontrato il ministro dell'Istruzione della provincia di Khyber Pakhtunkhwa Atif  Khan  e un famoso anchorman televisivo. Nel parcheggio c'erano diverse scorte armate e una Porche Carrera.  Insomma...e' il ritrovo dei vip.  A differenza di New Delhi, la 'social life'  a Islamabad e' veramente concentrata in pochissimi posti.  Immagino che, abitando qui, dopo un po' si incontra sempre la stessa gente.
  Adiacente al ristorante c'e' una libreria, London Book co, aperta anche di sera. In vetrina ha una serie impressionante di libri su terrorismo islamico, Isis, talebani, jihad, spionaggio e altre tematiche legate alla sicurezza, arsenale nucleare e esercito,  Se uno per caso si dimentica dove e' capitato, questa selezione di libri ricorda perfettamente che si e' in Pakistan... Io ho comprato un saggio di un giornalista, Babar Ayaz, che si intitola emblematicamente "What's wrong with Pakistan" in cui si cerca di capire le radici di tutti i mali che affliggono questa parte del subcontinente indiano,
    Il Pakistan e' anche il Paese dei complotti e delle cospirazioni. Penso che come giornalista sia difficilissimo, se non impossibile, capire cosa succede veramente. Al mio tavolo si parlava di Malala, che non e' molto amata dalla sua stessa gente perche' considerata "strumento' dell'Occidente. Si diceva che il suo cognome non e' Yusafzai, una delle comunita' tribali di Swat.  La sua famiglia, mi hanno detto, arriva da una classe piu' umile e il padre che gestiva delle scuole private lo ha cambiato per darsi piu' importanza, Vero o falso? Ovviamente e' impossibile da verificare. Ancora oggi dopo sei anni dall'operazione militaare a Swat non si puo' neppure andare...

Diario da Islamabad/3 - Per la prima volta un 'consenso' sull'inizio del Ramadan

Islamabad, 7 giugno 2016

   Il primo spicchio di luna crescente era visibile ieri sera in tutto il Pakistan e quindi i diversi comitati religiosi hanno potuto annunciare il digiuno del Ramadan a partire da oggi in tutta la nazione.
   La notizia del 'consenso' sull'avvistamento del pianeta campeggia oggi in prima pagina. Leggo che e' la  prima volta "in tanti anni" che tutti i pachistani, da Karachi a Khyber potranno finalmente celebrare l'inizio (e la fine) del Ramadan nello stesso giorno. Era ora!
   In passato invece c'era sempre un giorno (o addirittura due) di scarto perche' un comitato "di avvistamento della luna' nelle regioni pashtun non concordava con quanto stabilito dal comitato ufficiale. Quest'anno, invece, miracolosamente tutti i leader religiosi sono stati d'accordo a dichiarare da oggi l'inizio dei 30 giorni di digiuno.  Sara' forse per via del cielo sereno o per spirito di collaborazione, fatto sta che per tutti questa e' una bella notizia.
    La brutta notizia e' che il Ramadan coincide con il mese piu' afoso dell'anno. Secondo il calendario, l'Iftar (pasto serale) ogggi e' alle 19.15 (mentre il Sehr e' alle 3.15 di notte). Immagino quindi sia particolarmente faticoso. Nessuno si lamenta, ma posso vedere la sofferenza dai visi stravolti dei negozianti nel tardo pomeriggio quando i ristoranti iniziano a cuocere i polli allo spiedo e a preparare i succhi di mango.

Via libera a India nel MTCR, missili in cambio del maro' Girone?

Islamabad, 7 giugno 2016
   Come avevo previsto nel post del 28 maggio, l’India e’ stata discretamente ammessa al Missile Technology Control Regime (MTCR), un club di 34 Paesi, tra cui l’Italia, nato nel 1987 per controllare gli arsenali missilistici, che sono oggigiorno cruciali per la difesa.
   L’ingresso in questo esclusivo consesso permettera’ a New Delhi di importare tecnologia, come i droni e esportare suoi prodotti come gli indo-russi Brahmos. Un bel po’ di business insomma che si materializza ad appena due settimane dal permesso concesso al maro' Salvatore Girone di rientrare in Italia in attesa della sentenza della Corte arbitrale de l'Aja.
   Il via libera e’ arrivato in modo molto informale come leggo su Reuters, attraverso una richiesta che e’ stata fatta ‘circolare’ tra i membri del MTCR. Siccome dopo la scadenza dei 10 giorni (in cui gli indiani erano con il fiato sospeso e le dita incrociate) nessuno ha presentato obiezione, di fatto l’India puo’ considerarsi accettata. Da quando ho capito non ci sarebbe bisogno neppure di una riunione per formalizzare l’ingresso.
    Lo scorso ottobre l’adesione dell’India non fu accettata nella riunione plenaria avvenuta a Rotterdam (la presidenza di turno e’ olandese) per l’opposizione dell’Italia. Il motivo non e’ mai stato spiegato da Roma, ma secondo New Delhi era per la questione dei maro’.
   Ora che Girone e’ stato rimpatriato dopo la sentenza del 3 maggio della Corte arbitrale e quella della Corte Suprema del 26 maggio in cui il governo indiano ha dichiarato di “non avere obiezioni”, guarda caso tutto e' filato liscio e anche in fretta.
    Come si dice... se due piu’ due fa quattro... sembra davvero evidente a questo punto quale era il patto Modi-Renzi. I missili per il maro’ Girone.

Diario da Islamabad/ LA FOTO - Pronti per lo show

Islamabad, 5 giugno 2016
Ammaestratore di scimmie al Pakistan Monument di Islamabad



Diario da Islamabad/2 - A Messa nella piu’ antica chiesa di Rawalpindi

Islamabad,  5 giugno 2016

   Oggi sono andata a messa nella chiesa di Christ Church, a Rawalpindi, che e’una delle piu’ antiche della zona perche’ e’ stata costruita nel 1852 dagli inglesi. Era la chiesta della guarnigione britannica di Rawalpindi e di fatti all’interno ci sono targhe commemorative di marmo e di ottone di soldati inglesi uccisi in diverse battaglie nella regione di frontiera del Nord Ovest dal 1850 al 1940, esattamente dove ora gli americani insieme ai pachistani combattono i talebani. Ma ci sono anche militari morti di malattie tropicali.
   La chiesa e’ in stile gotico ed ha uno splendido soffitto a capriate in legno, ma l’esterno ha bisogno di restauro. La comunita’ cristiana protestante e’ di appena 400 anime. Alla Messa in urdu, il pastore ha ricordato il compleanno di alcuni parocchiani. E’ stata una classica celebrazione, ma con una curiosa differenza che mi ha stupito. I fedeli sono andati scalzi a ricevere la Comunione. Non so se e’ un’influenza mussulmana.
   La minoranza Cristiana in Pakistan, meno del 2%, e’ sotto tiro degli estremisti. All’ingresso di fatti ci sono guardie armate. Io ho destato molti sospetti perche’ non mi avevano mai visto...ma dopo aver controllato i miei documenti non ci sono stati problemi.
   La chiesa sorge nel quartiere di ‘lal kurti’ (giubba rossa), perche’appunto c’erano gli inglesi. Non a caso a poche centinaia di metri c’e’ il quartier generale dell’esercito, una vera fortezza e in passato nel mirino di attentati e residenza dell’ultimo dittatore pachistano, il generale Pervez Musharraf, ora in esilio a Dubai. Leggo che nella zona sono rimasti edifici dell’epoca britannica.
   A poca distanza c’e’ anche la cattedrale di San Joseph, che e’ della diocesi di Rawalpindi-Islamabad composta da 250 mila cattolici. Era chiusa, quindi non sono entrata, ma ho chiesto il permesso di fare una foto per il mio progetto di documentare la presenza cristiana nel subcontinente indiano.

Diario da Islamabad/1 – La “metro bus” che va a Rawalpindi

Islamabad, 4 giugno

    Tra India e Pakistan no c’e’ solo rivalita’ militare, ma anche una gelosia quasi infantile. Dai test nucleari alle opere pubbliche, tutto e' “se lo fai tu allora lo faccio anche io”.
  Sono rimasta sorpresa a vedere la “metropolitana” di circa 22 km inaugurata lo scorso luglio che collega Islamabad con la sua citta’ gemella Rawalpindi. Come quella di New Delhi e’ un gioiello di efficienza e orgoglio nazionale che stride con il resto del tessuto urbano. Qualcosa piombato da un altro pianeta.
   In realta’ non e’ una vera metropolitana su rotaia come a Delhi ma una ‘Metrobus’. C’e’ una carreggiata, in parte sopraelevata, che e' dedicata a un autobus, che passa ogni tre o quattro minuti. L’aspetto della struttura e’ quello di una metro, ci sono anche delle porte automatiche e una lunga pensilina, ma poi si sale su un normale mezzo con autista.
   La stazioni hanno un look ultra moderno, sembrano disegnate per una citta’ nord europea, tipo Zurigo. Tutte di vetro, con tetto ondulato di un rosso Ferrari. Il pavimento e’ in marmo lucido, ci sono comode sedie per l’attesa, fontanelle d’acqua e piante di felci. Impeccabilmente linde e pulite. Nei sottopassi e lungo il percorso che a tratti e’ sopraelevato e a tratti  in una galleria aperta, ci sono delle fioriere con fiori finti.
   Sono salita allo Stock Exchange, nella parte piu’ ricca di Islamabad, e sono scesa al capolinea a Saddar bazar di Rawalpindi. Ero nella parte davanti, riservata alle donne. L’autista aveva un fazzoletto per proteggere il colletto della divisa grigia della Punjab Development Authority.
   Mi ricordo sei anni fa, l’ultima volta sono stata qui, per andare a ‘Pindi’ in autobus era un vero inferno. Il paesaggio urbano, da ‘day after’, e’ rimasto le stesse, con case fatiscenti  e strade a buche . Il contrasto con il metro bus rosso che “sfreccia” (per ora solo a 40 km all’ora) e’ quindi ancor piu' sconvolgente. Sembra un film di fantascienza.
  Lungo il tragitto ho fatto amicizia con una studentessa di arte che mi ha detto: “non ce lo aspettavamo manco noi un servizio cosi’”. E ‘la stessa cosa che hanno detto gli abitanti di Delhi quando qualche anno fa sono saliti sulla metro per la prima volta.
   Le cose stanno cambiando anche in Pakistan anche se piu’ lentamente. Una delle fermate e’ di fianco al nuovo shopping mall “Centauro”, che e’ il posto piu’ in voga del momento. Due torri ultra moderne con tutti i marchi della moda internazionale con i fast food all’ultimo piano. Come quella indiana, la classe media pachistana sta crescendo in fretta a ritmo di hamburger e coca cola. E’ lo sviluppo che va avanti nonostante gli estremisti islamici e i governi corrotti.

Pakistan, il 2 giugno visto da Islamabad

Islamabad, 2 giugno 2016

   Vista dall'altra parte del confine, la Festa della Repubblica ha tutto un altro aspetto.  Ormai abituata a quattro anni di 'guerra fredda' con l'India per via dell'arresto dei due maro' sulla petroliera Enrica Lexie, avevo dimenticato della simpatia che l'Italia gode all'estero. A New Delhi le celebrazioni ufficiali sono state sospese, E' rimasto solo un 'vin d'honneur' nella residenza dell'ambasciatore per la comunita' italiana.
   Invece alla "grand reception" organizzata dall'ambasciata al Serena Hotel di Islamabad per il  2 giugno c'erano centinaia di invitati, tra cui quattro ministri pachistani e diversi politici stipati in due sale. Ad allietare la serata c'era una brava cantante italiana,  Silvia Boreale, che si e' esibita in un repertorio di classici, compreso il 'ballo del tuca tuca', un po' azzardato ma pocho pachistani penso abbiano compreso le parole.  Il buffet era ovviamente di cucina italiana con vini rossi e bianchi.  Nelle sale c'erano anche alcuni sponsor,  tra cui Piaggio, con delle Vespe d'epoca e Renato Balestra con dei manichini. In un angolo anche dei pannelli su progetti di cooperazione allo sviluppo.  E poi anche un carabiniere in alta uniforme molto ricercato dalle signore per i selfie.
    Il neo ambasciatore Stefano Pontecorvo, che aveva seguito tutta la vicenda maro' nella sua veste di consigliere diplomatico del ministero della Difesa, era su un palco a salutare gli ospiti e a posare per le foto. Sembrava anche lui molto orgoglioso di tanta accoglienza.
Purtroppo sono arrivata tardi per il taglio della torta, ma ho trovato una foto in questo articolo dove si evidenza anche l'abito verde della moglie dell'ambasciatore in omaggio al Paese mussulmano.
    Un organizzatore mi ha detto che rispetto agli anni precedenti questa reception era "un po' sottotono'per numero di invitati .  A me e' sembrata una mega celebrazione come era a Delhi dieci annii fa in tempi di 'vacche grasse' quando si faceva venire anche una banda militare da Roma...ma altri tempi.
 In coincidenza con il 2 giugno, come penso sia abitudine in tutti i Paesi, l'ambasciata ha comprato anche una speciale sul quotidiano The Dawn in cui leggo del progetto di coltivazione delle olive nei distretti tribali del nord ovest e in Baluchistan, una bella idea per portare lavoro e soprattutto pace nelle terre dei talebani. Peccato che come al solito questi progetti non trovino alcun spazio sui media italiani che si ricordano dl Pakistan soltanto quando ci sono gli attentati.

Wagah Border, il 'check point Charlie' dell'Asia

Islamabad, 1 giugno 2016

   Attraversare a piedi il valico di confine di Wagah, tra India e Pakistan,  mi fa sempre un grande effetto,  E' una delle frontiere  piu' militarizzate del mondo. Una cortina di ferro che divide anche i ghiacciai dell'Himalaya  e questo e' l'unico punto di contatto fisico  tra due Stati che hanno combattuto quattro guerre.
    E'  il 'check point Charlie' dell'Asia.  Mi vengono in mente storie di spie e di scambi di ostaggi. Qui il clima non e' da guerra fredda perche' il contesto e' diverso. Ma l'antagonismo c'e' e lo si vede ogni sera alla cerimonia della 'chiusura' del confine e dell'ammainabandiera dove i soldati del corpo dei  Pakistani Rangers e della Border Security Force  si esibiscono tra il tifo da stadio di migliaia di persone giunte da entrambi i lati del confine. Per alcuni sara' anche una comica pantomina, ma non bisogna mai dimenticare che India e Pakistan hannoo le armi atomiche puntate l'uno contro l'altra.
    Quando sono passata c'erano com me una decina di persone, alcune famiglie, una ambulanza uno straniero in giacca e cravatta e valigetta 24ore, che sembrava appena sbarcato da Milano o Zurigo.
    Dall'ultima volta che sono passata, sette anni fa, sono cambiate un po' di cose. Anche qui ci sono lavori in corso, stanno costruendo degli spalti piu' grandi per la cerimonia serale!
   Sono stati ridotti gli spostamenti a piedi sia da una parte che dall'altra. Da parte indiana c'e' un bus con a bordo musica rap-punjabi  che ci ha portati all'immigration, A piedi si fanno i  circa 200 metri tra i due cancelli di ingresso, la terra di nessuno, dove avviene lo spettacolo degli eserciti.
   Quindi si entra in territorio pachistano dove un soldato baffuto ti accoglie con un caloroso 'Salaamalekku".  Dopo le formalita', siamo  saliti tutti  su un curioso trenino elettrico, che ci ha portato all'uscita.