Himalaya/Almora, in cerca di Tiziano Terzani - 1

Almora (Uttarakhand), 7 giugno 2015


  Stremata dalla calura e dall’aria ammorbata di Delhi, due giorni fa ho preso la moto e sono venuta in Himalaya.  Detto cosi’ fa un certo effetto, ma e’ esattamente come quelli di Torino che vanno nelle prime vallate alpine per sfuggire all’afa. In 400 o 500 chilometri si arriva gia’ a 1800 metri e si puo’ respirare.
Sono ad Almora perche’ qui in queste valli era venuto Tiziano Terzani a cercare pace alla sua malattia e alla sua inquietudine. Mi interessa capire perche’ aveva scelto proprio queste montagne.
    Almora e’a circa 380 km a nord-est di Delhi, ci si arriva passando dal parco di Corbett, quello delle tigri, oppure attraverso Nainital, una cittadina che sorge intorno a un bel lago. Ho fatto sosta notturna in una lodge della riserva dove ci sono frotte di turisti che fanno i safari con gli elefanti e le jeep.
     La strada passa per Ranicket, che e’ un’altra meta turistica e buen ritiro degli inglesi. Una mia guida dell’Uttarackand la descrive come un eden fiorito. Adesso e’ decisamente appassito oltre che pieno di rifiuti,come lo sono purtroppo le citta’himalayane.
    In questa stagione, e soprattutto dopo il caldo di queste settimane, le foreste di cedri sono cosi’ secche che uno si chiede se non c’e’stato un incendio. Cosa che secondo me e’molto facile dato che e’ tutto ricoperto di aghi secchi. Io non sono esperta di botanica,ma mi hanno detto che e’ normale in questa stagione che i cedri siano mezzi ingialliti.
    Vista da lontano Almora sembra una metropoli perche’ si distende in verticale su un intero lato della vallata. Ci sono anche dei palazzoni abbastanza orrendi.
 Pero’ poi quando si entra nella parte piu’ vecchia, nella Mall road, si ha un’altra impressione.
  Sto in una guesthouse indicata dalla mia vecchia Lonely Planet, ‘Kailas International Hotel’ gestita da un ultra novantenne, Jawahar Lal Shah, un banchiere che e’ stato ‘nazionalizzato’ all’epoca di Indira Gandhi se non sbaglio.

Ritorna la festa del 2 giugno, ma solo per italiani

New Delhi, 3 giugno 2015


Dopo un paio di anni, l’ambasciata d’Italia a New Delhi ha ripreso la tradizione del ricevimento in occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno.
L’ambasciatore Lorenzo Angeloni, che a marzo ha preso il posto di Daniele Mancini, ha deciso di tenere un ‘vin d’honneur’ oggi a mezzogiorno esclusivamente per la comunità italiana. Quindi non una ‘reception’ ufficiale che sarebbe ‘inopportuna’, data la grave crisi sulla vicenda dei marò
Con questa formula – per vin d’honneur si intende un brindisi al pomeriggio di solito dopo una cerimonia  - è stata quindi ‘recuperata’ la celebrazione del 2 giugno almeno per i connazionali. E molti hanno apprezzato il gesto anche se si è tenuto con un giorno di ritardo..
La storia delle feste nazionali in India è curiosa.

Fino al 2010  la festa della Repubblica si teneva il 15 marzo…perché il 2 giugno era troppo caldo per un ricevimento nel giardino della residenza. E anche perché molti italiani se ne andavano dato che le scuole internazionali qui chiudono a fine maggio. Mi ricordo che gli indiani, poveretti, non riuscivano a capire che ricorrenza fosse mai il 15 marzo!  All’epoca però le feste nazionali italiane erano uno degli appuntamenti più seguiti. Era ancora un periodo di vacche grasse. Mi vengono in mente dei buffet sontuosi con dei prosciutti interi e forme di parmigiano. Addirittura una banda musicale dall’Italia per suonare l’inno.  Feste da un migliaio di persone a cui spesso partecipavano ministri indiani. A pensarci oggi mi sembra un altro pianeta.
Poi l’ambasciatore Giacomo Sanfelice di Monteforte, se ben ricordo, ha deciso di rimettere a posto le date e mi sembra che una festa si sia tenuta in albergo per via della calura.
Dopo l’incidente della Enrica Lexie nel febbraio 2012 è finito tutto, o quasi. L’ultimo evento ufficiale, con tanto di cartoncino, è di due anni fa a novembre per la festa delle Forze Armate il 4 novembre.
Come diceva oggi l’ambasciatore Angeloni ( nella foto con il marò Salvatore Girone) si spera che l’Italia torni presto a festeggiare di nuovo il 2 giugno in India…  


A Delhi non si respira più. Il collega del NYT se ne va sbattendo la porta

New Delhi, 29 maggio

Il collega del New York Times, Gardiner Harris, lascia Delhi sbattendo la porta.
Si lamenta per l'inquinamento atmosferico e per il traffico che secondo lui stanno mettendo a repentaglio la salute dei suoi figli. Ecco il suo pezzo d'addio.
Anche se dice che non ce l'ha con l'India, il suo è un pesante 'j'accuse'. Ma se Delhi è ormai invivibile ed è diventata una camera a gas, la colpa non è solo di chi sta nei palazzi del potere. E' anche di chi ci vive in queste condizioni, Non si fa altro che chiudere gli occhi davanti alla povera Yamuna ridotta a una fogna, alle strade perennemente intasate, ai rifiuti in strada e agli infiniti  lavori in corso che sollevano tonnellate di polvere.
In questi 12 anni che vivo qui, l'unica soluzione da tutti auspicata è stata quella coprire i canali puzzolenti,  allargare le strade per facilitare la circolazione (dei ricchi) e aumentare di un piano le case (anche quello per i ricchi). E di fare dei centri commerciali dove uno potesse immaginare di essere a Londra.
Nessuno pensa invece a ridurre il numero di auto e camion, come da tempo vado scrivendo su questo blog. A disincentivare il traffico privato. Oppure a piantare alberi. A fare isole pedonali. O anche solo a parlarne. Invece si continua a  comprare macchine sempre più grandi e purificatori d'aria. Come se tutto quello che c'è fuori dalla nostra auto o casa non ci interessa.
Io arrivo dal Piemonte, che quando io ero bambina, era una delle regioni più inquinate d'Italia o forse anche d'Europa. Se ben ricordo si circolava a targhe alterne. C'era l'atrazina nell'acqua. Gli incidenti stradali erano la prima causa di morte. A 300 metri da casa mia, a Chivasso, l'impianto di verniciatura della Lancia scaricava veleni giorno e notte.
Insomma io, come anche penso Gardiner, non arrivo da un eden incontaminato, ma da posti che hanno visto la rivoluzione industriale, e che forse erano più zozzi che Delhi.
Io qui ci ho allevato mia figlia. Non so come sono i suoi polmoni e non so nemmeno come sono i miei che vado in moto, in bici e talvolta anche ostinatamente a piedi.  Perché voglio dare l'esempio che si possono cambiare le cose, se lo si vuole tutti insieme.  Anche noi stranieri. Anche se non è casa nostra. E' il nostro pianeta.

Uttarakhand - in moto alla scoperta della 'Terra degli Dei"

New Delhi, 26 giugno 2015
   Sono appena tornata da un viaggio in Uttarakhand, la terra degli Dei (Dev Bhoomi), un Himalaya che non ha nulla di speciale se la paragono con le Alpi. Ma a fare la differenza è la grande religiosità di questo posto e dei suoi legami con la mitologia induista. Qui ci sono le sorgenti del Gange, la montagna sacra di Nanda Devi e più in su in Tibet il Kailash, l’Olimpo induista.
     Ci sono andata con la mia moto, tra frotte di pellegrini e vacanzieri indiani. Queste non sono piste battute da turisti stranieri. Li ho trovato solo a Rishikesh e a Kasar Devi, due mete dei fricchettoni. Viaggiare con la moto è a volte difficile, quando piove o sei incolonnata nel traffico, ma offre la possibilità di ‘respirare’ gli odori della terra. Nelle infinite soste per un chai ho incontrato decine di persone, del posto, pellegrini da mezza india, devoti sikh con i turbanti arancioni diretti al santuario di Hemkund, studenti in vacanza o in fuga dalla calura delle città.
    E poi i sadhu, a piedi, con il ‘trishul’ o il bastone, una coperta sulle spalle e la gavetta di metallo in mano. Uno di loro, avvolto in una stoffa con una stampa di pelle di leopardo l’ho incontrato nella Valle dei Fiori e poi il giorno dopo a Hemkund, a oltre 4 mila metri sulla neve. Tremava dal freddo, ma rifiutava di prendere le coperte di lana che i volontari sikh offrivano ai pellegrini. Prima mentre camminava invocava Shiva con dei ampi gesti. Mi sembrava un po’ invasato.
   Un altro yogi, con un ottimo inglese e un buffo cappellino in testa, l’ho incontrato al tempio di Kasar Devi, dove si gode un’incredibile vista. Qui c’è anche il posto dove Swami Vivekananda è stato a meditare. Vivek Anand, se ho capito bene come si chiama, vive in una casupola sul cucuzzolo dove ora sono spuntate diverse antenne per il segnale telefonico.
   Questo è un posto molto frequentato da stranieri, israeliani in particolare, ma anche francesi e tedeschi, che ci stanno per mesi, per il fatto che costa pochissimo, si può avere una bella camera con balcone per 300 rupie. Il cibo costa poco e il posto è super accogliente. In più ho visto cespugli di marihuana che crescono spontanei. Non mi stupisco che sia stato fin dagli Anni Settanta una meta di ‘alternativi’ insieme alle altre mete storiche come Goa o Rishikesh.
   

Economist censurato, chissà cosa c'è sotto?

New Delhi, 24 maggio 2015

    Onestamente, nell'era di internet, la vecchia censura fa un po' ridere.  Ma l'India si sa è un Paese di contraddizioni e questa è una delle mille. L'ultimo numero dell'Economist, che dedica uno speciale al primo anno del governo Modi, ha letteralmente 'oscurato' una cartina perchè - penso - raffigura correttamente i confini del Kashmir.

   Nella quarta pagina dell'inchiesta un adesivo nero copre circa mezza pagina dove c'era una mappa dell'India a illustrazione di statistiche economiche. Lo deduco dal testo in cui si parla di reddito procapite e anche dal website in cui c'è la pagina 'in chiaro'.
   Se si cerca di levare il riquadro viene via tutta la carta, quindi è impossibile vedere cosa c'è sotto.  Immagino i funzionari della censura indiana che appiccicano l'adesivo su migliaia di copie.  Un lavorone. Chissà dove lo fanno...al ministero dell'Informazione?
 Non è la prima volta che viene oscurata una mappa scorretta. Era successo nel 2001 sempre con l'Economist e poi in molte occasioni con altre pubblicazioni importate. Stranamente non la LOnely Planet. La maggior parte delle cartine in circolazione, fuori dall'India, non comprendono il Kashmir diviso con il Pakistan e con la Cina ormai da decenni.
L'Economist, che con Modi non ha molto 'feeling' a tal punto che un anno fa ha apertamente rivolto un appello a non votarlo, non ha reagito. Non ho trovato traccia nei media indiani su questo oscuramento, forse non fa più notizia.

Modi e la diplomazia dello yoga, del buddismo e...dei selfie

New Delhi , 17  maggio 2015

Anche i più convinti detrattori di Narendra Modi, riconosceranno che il leader della destra è un mago della soft diplomacy.
Nel suo primo viaggio in Cina è riuscito a promuovere l’India come nessun altro. Ha rispolverato i vecchi legami con il buddismo, nato in India e da qui diffusosi in tutta l’Asia. Poi  ha tirato fuori il suo vecchio cavallo di battaglia, lo yoga. Lui e il premier Li Keqiang  hanno assistito a una esibizione di Yoga e Tai-chi congiunta al tempio del Cielo a Pechino.  Ora la Cina vorrebbe perfino chiedere all’Onu una giornata internazionale del Tai-chi, come quella del 21 giugno proclamato Yoga Day  grazie alle pressioni di New Delhi!
Poi, grande colpo da maestro della comunicazione moderna, Modi la preso un selfie con Li e ha lo ha twittato. “It is selfie time” ha scritto su Twitter dove è il secondo leader al mondo più seguito dopo Obama. Twitter in Cina manco esiste, c'è il suo avatar Weibo, dove Modi si è iscritto prima di partire. 
In patria, qualcuno si è cominciato a lamentare di questo clima ‘vacanziero’ e spensierato del premier che è continuato anche oggi in Mongolia con altri selfie twittati e foto della visita, la prima di un leader indiano. Capisco, irrita un po' soprattutto in questi tempi quando l’economia non va come dovrebbe andare e i contadini stanno soffrendo per gli scarsi raccolti dovuti al maltempo di marzo. Ma fatto sta che la ‘diplomazia dei selfie’ di Modi funziona e New Delhi ha incassato un bel po’ di investimenti e soldoni dei cinesi. Anche se – va sottolineato – a beneficiarne sono stati soprattutto i grandi gruppi che l’hanno sponsorizzato come gli Adani, del Gujarat.

     

Modi un anno dopo, i mercati hanno perso la pazienza?

New Delhi, 15 maggio 2015

   Il governo di Narendra Modi festeggia un anno il 26 maggio, ma comincia già a mostrare un po’ di fatica. Gli investitori, entusiasti per il leader della destra, stanno perdendo la pazienza. Lo stesso Modi aveva creato enormi aspettative. “Acce din ane wale hain”, stanno per arrivare i bei giorni, aveva twittato appena eletto. Adesso la sbronza è finita, e rimane solo un gran mal di testa.  

   La Borsa di Mumbai, che la scorsa settimana, ha subito un pesante scivolone, è la peggiore tra quelle dei mercati emergenti. Se in negativo dall’inizio dell’anno. Gli Fii, gli investitori istituzionali, ovvero i fondi pensione, preferiscono puntare sulla Cina, nonostante sia in recessione o sul Brasile.
Nonostante lo sfrenato attivismi, 40 Paesi in 12 mesi di governo, Modi non riesce a convincere.
   Il ministro delle Finanze Arun Jaitley, un navigato politico del Bjp, ci ha messo di suo dando segnali contraddittori su una tassa sui Fii.
   Ci sono stati anche dei fattori esterni, come un rincaro del petrolio e il maltempo che ha danneggiato i raccolti in marzo. Ma si sa come sono i mercati, è il ‘sentiment’ che conta. E in questo momento il ‘sentiment’ sull’India è in calo, per la prima volta dopo un anno. 

Nepal, fotoracconto del terremoto/2

VALLE DI LANGTANG, DONNE DELL'ETNIA TAMANG SFOLLATE




































VALLE DI LANGTANG



KATHMANDU,  SULLE MACERIE DI UNA STUPA

















KATHMANDU, QUARTIERE DI  GONGABU, TEAM STRANIERI AL LAVORO





PRIMO MINISTRO SUSHIL KOIRALA PARLA ALLA NAZIONE


Nepal, fotoracconto del terremoto/1

New Delhi, 6 maggio 2015

Sono tornata oggi a New Delhi dopo una decina di giorni nell'orrore del Nepal. Questa e' una selezione di scatti che raccontano molto di piu' delle parole la tragedia che ha colpito il Nepal e soprattutto Kathmandu. Alcune foto non sono stata in grado di inviarle perche' nei primi giorni mancava la corrente elettrica e anche una buona connessione,  I miei colleghi avevano dei telefoni satellitari, ma io non ero molto attrezzata per garantire una copertura durante l'emergenza.

KATHMANDU, DURBAR SQUARE IL GIORNO DOPO


L'ORRORE SOTTO LE MACERIE

IN POSA DAVANTI ALLA TORRE DHARAHARA
















BIR HOSPITAL, CAMERA MORTUARIA

















GLAMOUR TRA LE ROVINE

And the winner is...ho vinto il premio settimanale Igor Man de La Stampa

New Delhi, 5 maggio 2015

Sono molto contenta del premio che mi ha assegnato La Stampa, primo perché è dedicato Igor Man, un grande giornalista e poi perché giunge dal quotidiano della mia regione. Ho sempre criticato il Piemonte perché quando ho iniziato la mia carriera mi ha offerto scarse possibilità, forse devo ricredermi ora dopo oltre 25 anni di mestiere?

La politica riscopre i contadini tra (finti?) suicidi e comizi

New Delhi, 24 aprile 2015
   
    Improvvisamente i partiti indiani hanno scoperto i contadini ovvero il 60% circa della popolazione. Da qualche giorno non si parla d’altro, di piogge che hanno rovinato i raccolti, di contadini che si suicidano, del monsone che sara’ insufficiente e della nuova legge che rende piu’ facile gli espropri delle terre per costruire fabbriche e infrastrutture.
Ma di quali ‘contadini’ stiamo parlando? Di quelli in Punajb, che sono sicuramente piu’ ricchi di molti manovali che si vedono a New Delhi? Di quelli del Maharashtra disperati a causa degli strozzini e della corruzione? O di quelli del Rajasthan, dove nessuno ci capisce piu’ nulla, perche’ un tempo c’era la siccita’ e la desertificazione, mentre negli ultimi due anni c’e’stata un’abbondanza di piogge. Purtroppo le piogge di meta’ marzo sono coincise con la raccolta primaverile (‘rabi’). Ma non e’ chiaro - manco al governo che ha annunciato i risarcimenti - quale sia l’entita’ dei danni. Le cifre delle perdite dei raccolti di grano, mostarda, ecc sono state riviste al ribasso ad aprile.
 

In bici a New Delhi? Possibile, ecco qui cosa succede

New Delhi, 20 aprile 2015

Per alcuni andare in bicicletta a New Delhi e'  da folli, ma io non ci ho mai rinunciato.  E di recente, piano piano, comincia anche a farsi largo l'idea della bicicletta come sport. Per la stragrande maggioranza degli indiani la bici e' simbolo di assoluta poverta' e di conseguenza chi va in bici appartiene agli ultimi gradini della gerarchia sociale. Ovviamente gli stranieri sono esclusi da queste considerazioni, ma e' comunque qualcosa che suscita un po' di commiserazione, soprattutto quando a pedalare e' una donna.
A parte questo stigma sociale e i rischi di essere tirati sotto dal primo Suv, adesso  si aggiunge anche l'inquinamento,soprattutto quello da polveri sottili.Finalmente,dopo anni, a Delhi si sono accorti che l'aria e' ammorbata e che bisogna fare qualcosa.   Non si sa ancora 'cosa', ma almeno se ne sono accorti.
Per gioco, ho voluto mostrare cosa significa andare in bici a New Delhi. Ho fissato sulla testa la Go Pro e sono andata al mercato di Sarojini.....

Rahul è tornato a casa dopo due mesi, ma il mistero continua

New Delhi, 17 aprile 2015

E' tornato Rahul Gandhi dopo 56 giorni di 'sabbatico' come lo chiamano.  Dove è stato? Che ha fatto? Niente, non si sa!  Nonostante i media indiani gli abbiano dato la caccia per tutta la mattina, non hanno neppure una foto. Stamane i giornali pubblicano delle immagini sfocatissime di lui dietro i finestrini dell'auto. Si vede un pezzo di viso, con la barba da radere, sorridente, dietro i riflessi del vetro. La foto su Indian Express mostra anche i suoi due cani che, evidentemente, lo hanno accolto all'aeroporto dove - sembra - sia arrivato (si dice da Bangkok).
La madre Sonia e la sorella Priyanka la hanno aspettato a casa sua per un'oretta per dargli il benvenuto, una scenetta ben orchestrata...il ritorno del figliol prodigo.
Con tutta questa segretezza, da regime nordcoreano, è ovvio che i media e i social si sono scatenati in una gamma incredibile di speculazioni e anche di sarcasmo. Con tutto il rispetto per la privacy del numero due del Congress, è inevitabile che una così misteriosa assenza alimenti una ridda di gossip.
Se è vero che è andato a fare un corso di vipassana o meditazione, non sarebbe stato meglio dirlo?
Comunque, per tutta la giornata di ieri, il ritorno di Rahul  ( ) è andato forte su Twitter.
La palma va a Omar Abdullah, ex chief minister del Kashmir e alleato del Congresso: BREAKING : Sonia Gandhi recharges the subscription of Pogo Channel.

Ma non ci sono altri film per raccontare l'Italia agli indiani?

New Delhi, 16 aprile 2015
 

    Capisco che il cinema italiano non è solo Salvatores o Fellini, ma mi chiedo perché proporre in India dei film che sono semplicemente incomprensibili per chi non conosce la realtà italiana.
   Sono andata a vedere ‘Corpo celeste’, un bel lavoro della esordiente regista Alice Rohrwacher e prodotto insieme alla Rai. Era in programma nell’ambito di una iniziativa dell’Istituto Italiano di Cultura chiamata “Italy through the eyes of female directors”.
    La proiezione era all’aperto nell’anfiteatro dell’Habitat Center, un centro culturale di New Delhi dove si tengono molti eventi e mostre.  Purtroppo c’erano solo una ventina di spettatori ma questo è un altro discorso. Nella capitale ci sono moltissimi eventi ogni giorno e non è facile avere il pubblico.
Quello che mi chiedo è quanti di questi 20 irriducibili amanti dell'Italia, tutti indiani, abbiano capito qualcosa. Il film racconta della corruzione della Chiesa, dell’ipocrisia del clero e di una ragazza che si ribella al bigottismo soffocante e al ‘trash’ che pervade la sua vita. Il tutto inserito nel contesto degradato di Reggio Calabria. Un film duro, di condanna, che va benissimo in Italia o in Europa, ma che secondo me è difficilmente esportabile in un Paese come l’India. Senza una spiegazione preventiva o un minino di presentazione, anche per gli indiani più colti, non è facile capire il messaggio. Me ne sono accorta dalle domande della giovane e sofisticata signora indiana che era seduta accanto a me e che era appena tornata da una vacanza in Italia.
   Bisogna poi tenere presente che il cristianesimo è ancora molto sentito e autentico in India. Oltre tutto proprio in questo periodo ci sono state violenze contro le chiese e istituzioni cristiane. Mi chiedo, insomma, se non ci sono film più rappresentativi per dare un’idea dell’Italia all’estero…

Expo 2015, India grande assente

New Delhi, 14 aprile 2015

I bravi conduttori di Caterpiller (Radio Due) hanno svelato stasera in anteprima la mappa dell'Expo 2015. Come si sapeva già l'India è la grande assente. Una nazione da 1,2 miliardi di persone, con il 60% di contadini e primo produttore di latte, uva ecc, con una enorme biodiversità, dall'Himalaya fino alla barriera corallina delle Andamane.
Motivo? Sembra che il governo indiano, o meglio l'ente che si occupa di promozione commerciale, non abbia risposto in tempo alla richiesta di presentare un progetto di padiglione lo scorso anno. Lo spazio era stato assegnato all'India, ma passata la scadenza è stato assegnato a un altro Paese.
In quel momento il governo indiano era agli sgoccioli perché mancavano pochi mesi alle elezioni, ma non mi sembra sufficiente a spiegare il ritardo nella risposta.
Che pensare allora? Che molto probabilmente ha influito il caso dei marò che da oltre tre anni è al centro di una gravissima crisi diplomatica.
Il premier Narendra Modi, da parte sua,  domenica ha inaugurato la prestigiosa fiera di Hannover, in Germania, a fianco della cancelliera Angela Merkel. A dimostrazione che tutto sommato l'India può fare a meno dell'Expo. Ma l'Expo può fare a meno dell'India?

L'ambasciatore Enzo Angeloni ha presentato le credenziali (ecco il video)

New Delhi, 10 aprile 2015

Mentre io giocavo a fare la Robinson Crusoe alle isole Andamane, nel maestoso palazzo del Rashtrapati Bhavan, il 'Quirinale indiano', il 18 marzo c'era un importante evento. Il nuovo ambasciatore Enzo Angeloni ha presentato le lettere credenziali al presidente della Repubblica Pranab Mukherjee.
   Il diplomatico, con il suo staff e l'addetto militare Roberto Tomsi, è salito al 'colle'  per essere accreditato in India come vuole la prassi. Insieme a lui si sono presentati i colleghi di altri quattro Paesi. Qui sopra su Youtube c'è un video della cerimonia nelle sfavillanti sale del palazzo che sorge all'estremità della spianata di Rajpath.
   Angeloni proviene dalla sede di Hanoi, in Vietnam, ed è arrivato a New Delhi il 4 marzo. Ha preso il posto di Daniele Mancini designato alla Santa Sede. Ecco qui il suo curriculum.

Musica: A.R. Rehman, un documentario sul Mozart di Chennai

New Delhi, 10 aprile 2015,

Un paio di giorni fa, ho ricevuto una mail urgente dal ministero degli Esteri che mi invitava a vedere un documentario sul musicista e compositore A.R. Rahman, il "Mozart di Chennai" che io ho scoperto soltanto quando Slumdog Millionaire ha vinto l'IOscar.  La colonna sonora è sua e lo è anche la famosissima Jai Ho, diventata una sorta di inno dei giovani indiani.

Alla presentazione all'Habitat Center c'era anche l'artista che alla fine ha risposto ad alcune domande del pubblico. Onestamente, vedendolo e sentendolo dal vivo, non sembra affatto lo stesso genio della musica che si vede nel documentario.  Non ho mai visto una persona più timida e impacciata!
Il film è prodotto dal Public Service Broadcastibng Trust (Psbt) e sponsorizzato dal ministero degli Esteri che in questi anni sta facendo conoscere la cultura, musica e arte indiana come strumento di 'soft diplomacy'.  Cosa che dovremmo fare anche noi italiani per risollevare la nostra immagine dai clichè di pizza e mandolino, della mafia e, di recente, anche del bunga bunga. 

Ma dove è finito Rahul Gandhi?

New Delhi, 7 aprile 2015
   Ormai da settimane il passatempo preferito  negli ambienti della politica (e non solo) e’ di fare battute sulla ‘scomparsa’ di Rahul Gandhi.  Il figlio 44enne di Sonia Gandhi, rimasto ancora scapolo, cosa molto sospetta per la bacchettona societa’ indiana, ha detto a fine febbraio di “volere prendere un periodo di riflessione” dopo l’ennesima sconfitta elettorale a New Delhi dove il Congresso e’ stato letteralmente azzerato.
   Nessuno sa dove sia andato, molto probabilmente all’estero. Si dice che sia in Thailandia in vacanza, o che stia facendo un corso di vipassana sull’HImalaya.  Le barzellette su di lui si moltiplicano. Il suo partito e’ sotto shock e non sa che dire di fronte alle facili provocazioni lanciate ogni giorno dal partito di governo. Un politico del Bjp ha detto che e’ piu’ facile prevedere le eclissi che sapere dove  e’ Rahul. Perfino un'agenzia di stampa internazionale come Reuters si sta occupando del mistero. (leggi qui)
   Ad Amethi, nel suo  collegio elettorale e feudo di famiglia, il Bjp ha attaccato dei manifesti  con la scritta “missing”.
  Il dramma e’ che il  vicepresidente del Congresso se ne e’ andato quando iniziava una seduta del parlamento sulla legge Finanziaria e in un momento di grande attivita’ politica.  Hanno detto che ritornera’ il 19 aprile per una protesta dei contadini e alcuni dicono persino che prendera’ la guida del partito.

  Intanto la madre Sonia  ha dovuto in questo periodo limitare i danni cercando di calmare le irritazioni interne di alcuni leader che gia’ prima non avevano un buon rapporto con il numero due.  Anzi secondo questa interessante analisi di  India Today  (leggi qui), c’erano stati degli screzi tra madre e figlio. 

Inquinamento Delhi, ecco l'Indice per la qualità dell'aria

New Delhi, 6 aprile 2015
Nel mio ultimo post mi ero lamentata che nessuno si occupa dell'inquinamento atmosferico a New Delhi...e voilà...oggi il premier Narendra Modi ha annunciato che istituirà un indice nazionale (eccolo qui in funzione) sulla qualità dell'aria' per monitorare i veleni in dieci città, Delhi compresa.  E' un sistema che serve ad allertare la popolazione e eventualmente a prendere misure come il blocco del traffico.  Cosa che in altri Paesi esiste, ma che qui in India è in effetti la prima volta che si attua una simile iniziativa.
L'unico dubbio che mi rimane sono su quali dati si baserà questo 'indice' visto che non esiste un sistema di rilevamento uniforme. Dovranno installare delle centraline insomma e raccogliere i dati.
Altro fatto positivo, scatenato dalle inchieste di The Indian Express, è la decisione del ministro dell'Ambiente di imporre delle norme anti polveri ai cantieri edilizi e ai lavori in corso. Era ora!
Spero che poi comincino anche a limitare i veicoli a diesel. Almeno prima di soffocare tutti quanti.

RECENSIONE/ The Good Life, documentario di Ammaniti sugli ex hippy italiani in India



 New Delhi, 4 aprile 2015

    Ho visto su dvd ‘The Good Life’, il documentario-reportage dello scrittore Niccolò Ammaniti dedicato a tre italiani ex ‘fricchettoni’ che hanno scelto di vivere in India da ormai diversi decenni.  Due sono dei ‘baba’, Shiv Das e baba Giorgio, mentre il terzo è Eris che vive con la moglie Francesca e i figli sull’Himalaya.
   Onestamente non mi è piaciuto molto e non ho capito neppure dove vuole andare a parare. L’idea – leggo nell’opuscolo allegato – è  di raccontare l’Italia attraverso gli occhi, un po’ offuscati, di questi tre italiani? L’Italia degli anni Settanta e della contestazione? Se è così non è molto riuscito perché i ricordi sembrano quelli di semplici immigrati, un po’ nostalgici e un po’ rabbiosi, come ce ne sono molti nel mondo.
    Ammaniti, che ha fatto un viaggio shock in India nel 1991, quando ha incontrato un baba italiano a Rishikesh, forse è rimasto fermo alle immagini di allora o per lo meno cerca ancora quell'India.