SLOW TREKKING/Gomera, a passeggio nell'oasi e cascata di Arure

Valle Gran Rey (Gomera), 16 ottobre 2020 

   Si narra che prima di partire per le Indie, Cristoforo Colombo fece un'ultima tappa all'isola della Gomera, nelle Canarie occidentali, per rifornire d'acqua fresca le caravelle e - si narra anche - per far visita alla contessa vedova che governava l'ultimo avamposto spagnolo nell'oceano in Atlantico. In effetti ci sono alcune sorgenti d'acqua alla Gomera, una delle isole più antiche dal punto di vista della formazione vulcanica, che creano lussureggianti oasi nel mezzo di aride vallate. Non mi sto a dilungare sull'origine di questa acqua, che probabilmente scorre in "fiumi" sotterranei, so solo che permette le coltivazioni in una zona dove le precipitazioni sono praticamente assenti.


A Valle Gran Rey, nel sud ovest dell'isola, che ha una forma circolare, si può risalire un corso d'acqua fino a una cascatella coperta di muschio e felci, e' questa la cascata di Arure. E' una camminata che parte dal villaggio di Guru, e che si snoda per circa 7 chilometri sul fondo di un canyon, di livello facile, con una lieve inclinazione, adatta per tutti. Tra i sentieri della Gomera, una rete di 300 km, per tutti i gusti, e' uno dei più belli, a mio parere, per la natura del paesaggio.

Marc Chagal - Cantico dei Cantici (1958) -Nizza

    Per certi versi mi ha ricordato l'oasi di Ein Gedi, nel deserto del Negev, vicino al Mar Morto, in Israele, diventato un parco naturale. Si dice che questo luogo abbia ispirato l'autore (Salomone?) del celebre inno nuziale del Cantico dei Cantici, il sensuale poema d'amore del Vecchio Testamento, che Roberto Benigni ha interpretato nello scorso festival di Sanremo.

    Il punto di partenza, il villaggio di Guru, un villaggio hippy abitato soprattutto da turisti tedeschi, e'  un esempio di come si possa integrare in armonia turismo e natura. Le case in pietra sono state recuperate con materiali di scarto, qualche tocco artistico, e tanta edera, cactus e cascate di fiori. Ci sono anche diverse indicazioni, non ci si puo' perdere. Il sentiero ha l'aria di essere abbastanza popolare, pero' in questi tempi con il Covid non c'e' nessuno. Il turismo sta disertando le Canarie, tra un po inizierà la alta stagione e sono tutti molto preoccupati,

    Fin da subito l'oasi appare sul fondo della vallata, ci sono grandi palme, a volte isolate, a volte a gruppi, ma anche alberi di mango, fichi d'India, canne di bambù, e - mi sembra - degli arbusti simili ai papiri. Su un costone dello stretto canyon, all'inizio, ci sono delle arnie per api e più sotto una piccola cisterna dove confluisce l'acqua del rigagnolo. Il sentiero passa sul fondo, attraversando fitti canneti, e a volte risale un poco sui fianchi, tra massi e enormi radici scoperte. Ci si bagna a volte i piedi, perché e' difficile saltare da una pietra all'altra mantenendo l'equilibrio. Mano a mano che si avvicina alla cascatella, il suono del ruscello cresce. Ci sono due o tre salti d'acqua che formano delle piccole pozze interamente coperte di piante galleggianti, foglie che si nutrono dei sali minerali dell'acqua. A volte ci sono anche delle alghe gialle. 

    La cascata compare quasi all'improvviso, incassata tra le pareti di roccia, alcune a gradoni che si chiudono verso l'alto. E' quasi buio, perche' il sole non riesce a filtrare tra le piante e le rocce. L'aria e' umida e frizzante. Al fondo c'e' una pozza di 20 centimetri dove ci si può immergere i piedi. In questa stagione, ancora molto calda, e' un refrigerio mettersi sotto il salto d'acqua, circa 20 metri, che rimbalza appena lungo la parete di muschio. Non so se in altri momenti c'e' più acqua, quest'anno La Gomera ha sofferto di siccità, c'e' stata una grave carenza idrica.


   Lungo il sentiero si possono vedere dei terrazzamenti, dove in passato si coltivava, forse le banane, ci sono alberi di mango. Ci sono anche delle piantagioni di aloe vera, molto comune alle Canarie, soprattutto per la cosmesi e anche per prodotti farmaceutici. Dal villaggio di Guru si scende attraverso la strada al paese di Valle Gran Rey e da li' al porticciolo di pesca di Vuelta, dove nelle vicinanze c'e' un'altra oasi che scende fino a una spiaggia. 

INDIA/La barba del premier Modi, un fioretto per la fine della pandemia?

 La Gomera, 27 Settembre 2020

   Narendra Modi, il primo ministro dell’India, che da poco ha compiuto 70 anni, si e’ fatto crescere la barba. Da quando ha decretato il lockdown per l’emergenza coronavirus, il popolare leader non è più andato da barbiere. Con il risultato che dopo cinque mesi il suo pizzetto, di solito perfettamente curato, è diventato una folta barba alla Rabindranath Tagore. Che non è esattamente l’immagine di un 'kar sevak', i volontari del partito hindi nazionalista del Bjp, di cui fa parte. Manco il Mahatma Gandhi, che aveva pieno diritto a una barba da “grande saggio”, oso’ tanto.
Il premier Modi nel messaggio all'Assemblea Generale ONU 2020


    Pare che la barba di Modi sia in realtà un fioretto, un voto, per auspicare la fine della pandemia. Il virus sta flagellando l’India con 5 milioni di casi e sta devastando l’economia soprattutto quella informale che è il 90% e che non rientra nelle statistiche. Alcuni giornalisti hanno ipotizzato che il nuovo look è frutto di un “mannat”, una rinuncia volontaria o penitenza, appunto, che consiste nel non tagliarsi la barba finche’ la crisi non sara’ vinta. Il che ci sta, essendo Modi un politico molto superstizioso, oltre che un fervente hindu. 

I pezzi pre-cotti sull’India e il discorso di Modi all’Onu
   Per i 70 anni, compiuti il 17 settembre, sono apparsi sulla stampa italiana (Manifesto e Foglio, sono quelli che ho visto) alcuni articoli in cui si ripercorrevano i soliti luoghi comuni su Modi e sull’India. E cioe’ che il leader indiano è un “uomo forte”, megalomane, circondato da fanatici, che non sa fare che propaganda, che il suo piano di riforme è stato un fallimento totale e che l’India è al collasso. Come se i leader nostrani (e anche quelli oltreatlantico) fossero da meno. Si diceva lo stesso dell’italiana Sonia Gandhi, saldamente al governo con un premier (Manmohan Singh) di sua scelta fino al 2014, anno in cui il Congresso perse le elezioni e inizio' l’ascesa di Modi, il governatore del Gujarat, nato da nulla, ma forte dell’appoggio dei grandi gruppi industriali. Per vincere le elezioni in un Paese di 1 miliardo e 300 milioni di persone bisogna per forza essere un “uomo forte’ o “donna forte” sia dal punto di vista del carisma che delle risorse economiche. E va riconosciuto che il processo elettorale in India, nonostante le dimensioni gigantesche, è sempre stato democratico. Tant’è che un signor Nessuno come Modi è riuscito a sconfiggere decenni di dominio dei Gandhi.
   Il premier si è presentato con il suo nuovo look all'appuntamento con l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite”. Nel messaggio preregistrato ha criticato l’Onu per ritardare le riforme e non permettere che le nuove realtà mondiali non si seggano allo stesso tavolo dei Grandi. “Per quanto tempo l’India sarà tenuta fuori dagli organismi decisionali delle Nazioni Unite” si è chiesto. Ovviamente è un argomento molto scomodo questo di cui nessuno parla più. Anche l’attacco di Modi sul fronte della pandemia, dove accusa l’Onu di completo silenzio negli ultimi 8-9 mesi, da’ molto fastidio. Come da’ fastidio che il premier indiano ricordi alcuni dei principi che sono parte delle fondamenta civili dell’India (la “narrativa” come va di moda dire oggigiorno) e cioè il pacifismo, il terzomondismo e lo spirito di fratellanza (sintetizzato nel mantra  “vasudhaiva kutumbakam”, il mondo è una famiglia), che sono valori trasversali della sinistra e della destra.  
   È meglio tacere anche sull’importanza della farmaceutica indiana per fornire medicine low cost ai Paesi più poveri e alla promessa di un vaccino indiano anti Covid che sia a disposizione di tutti e alla portata di tutti. Cosa che di recente, se ben ricordo, anche Papa Francesco ha auspicato. E lui non è un ultranazionalista hindu.
   Insomma invece di tirare fuori pezzi precotti su Modi, dagli spazi più reconditi dei “freezer” delle redazioni, che sono sempre uguali negli ultimi sei anni, magari ascoltando il suo messaggio all’Onu, si potrebbe forse contribuire alla comprensione dell’India e informare su cosa sta accadendo nel mondo.

La Palma, l’isola delle banane e delle stelle

Tazacorte (La Palma), 22 settembre 2020

    La Palma, la più occidentale e la più verde dell’arcipelago spagnolo della Canarie, è famosa per le piantagioni di banane e per la presenza di un famoso osservatorio internazionale di astrofisica. Non so quale interdipendenza ci sia tra le banane e le stelle, ma mi piace fare questa bizzarra associazione.
  Gran parte delle pendici dell’ex vulcano che sorge nel centro dell’isola, sono infatti ricoperte di rigogliose piantagioni di banane. Siccome la maggior parte del terreno è in pendenza, i bananeti sono “terrazzati”, così che anche si facilita l’irrigazione. Alcune delle terrazze, realizzate da recinti di muretti, sono a picco sul mare. Sono spettacolari a vedersi, ma anche in grado di produrre un frutto di altissima qualità grazie all’esposizione e – pare – anche grazie all’acqua sorgiva. (ho scoperto che in spagnolo si dice “manantial”) .
   Ho ancorato la mia barca a vela Maneki di fronte a una spiaggia all’ingresso del porto di Tazacorte, proprio sotto le piantagioni. Salendo la scogliera attraverso una ripida scaletta di ferro si arriva alle terrazze di banane. È incredibile come ogni angolo di terra sia coltivato. Per caso mentre salivo ho incrociato un gruppo di agricoltori che stava raccogliendo alcuni caschi di banane. Li portavano a spalla su per il sentiero e poi in un camioncino sudando copiosamente. Erano ancora verdi, però alcune banane nella cerchia in basso erano già mature. Li ho osservati un po’ e anche scattato delle foto. Con uno di loro ho scambiato anche due parole, nel mio spagnolo da principiante, gli ho indicato giù in basso la mia barca all’ancora nella piccola baia. Mi hanno fatto anche assaggiare una banana di quelle gialle, piena di sapore come lo sono i frutti appena raccolti.
    A Tazacorte esiste anche un museo del platano (che per un'altra bizzarria etimologica significa “banana” in spagnolo) con la storia di questo frutto che arriva dall’Oriente e che nei secolo è avanzato sempre più verso Ovest fino a conquistare l’intero pianeta. Alle Canarie è arrivato secoli fa dall’Africa e poi da qui, insieme ai conquistadores spagnoli, nel Nuovo Continente…dove sono nate le “repubbliche delle banane”.
     Le banane canarie hanno ottenuto l’indicazione geografica protetta «Plátano de Canarias», che si riferisce alla varietà Cavendish della specie Musa acuminata Colla, molto più piccola della classica banana africana Chiquita a cui siamo abituati. È incredibile quante varietà esistano. Purtroppo sugli scaffali dei supermercati si trovano sempre le stesse, che sono poi quelle distribuite dai grandi marchi. Le Canarie esportano quasi tutte le loro banane, non so dove, perché in Italia non ho mai visto una banana con il marchio “Platano Canarias”. Penso che non sia facile battere la concorrenza di Chiquita, Dole o Del Monte, i grandi big che dominano il consumo mondiale (la banana è il frutto più’ consumato nel pianeta). 
    Nel museo si spiega anche come si sviluppa il frutto, una vera ingegnosità di Madre Natura, una divisione di ruoli maschio/femmina nella produzione. Le piante, attorniate dai polloni/figli sono un idilliaco quadretto familiare. L’intero processo dura diversi mesi e richiede una temperatura subtropicale oltre a molta acqua. Il clima di La Palma, dove ci sono nubi basse permanenti portate dagli alisei, è quindi perfetto.

    Dalle banane alle stelle. Pochi lo sanno ma La Palma è una specie di “riserva naturale del cielo stellato”. Nel 2012 venne infatti dichiarata Starlight Reserve, mentre il suo cielo e´¨protetto¨ dalla legge 31/1988, una legge contro l'inquinamento luminoso che purtroppo non ha avuto molto seguito nel resto del mondo. La normativa, conosciuta come Legge del Cielo, protegge la qualità astronomica degli osservatori dell'Istituto di Astrofisica delle Canarie (IAC) limitando l´inquinamento luminoso, radioelettrico e atmosferico, e le rotte aeree.
   L'osservatorio, composto da molti telescopi, è situato sul punto più alto dell´isola, Roque des Muchachos, 2400 metri, che è anche la cima del cratere del principale vulcano (estinto) di La Palma, La Caldera di Taburiente. Da qui la vista è particolarmente limpida per via degli alisei che formano una spessa coltre di nubi sulla costa tenendo quindi "in basso" tutte le impurità. Questo fa sì che a La Palma si sia sviluppato un 'astroturismo', ci sono molti punti di osservazione del cielo e - prima del lockdown - anche visite guidate con astronomi. Ora l'osservatorio è chiuso al pubblico per il virus, ma i telescopi continuano a lavorare di notte a caccia di costellazioni e di raggi cosmici.

Canarie a vela/Il mega porto fantasma di Tazacorte (La Palma)

Foto puertotazacorte.com
Tazacorte, 17 settembre 2020

   Non stupisce che George Clooney abbia scelto il porto di Tazacorte (isola de La Palma - Canarie occidentali) per girare il suo ultimo film post apocalittico. L'attore, in veste di regista, e' stato qui prima del Covid insieme a moglie, figli e il grande circo di Hollywood per filmare alcune scene di Midnight Sky. 
Un bel colpo pubblicitario per Tazacorte, un villaggio di pescatori in mezzo a rigogliosi bananeti, la principale risorsa economica dell'isola.      
   A differenza delle altre isole dell'arcipelago spagnolo, La Palma (da non confondere con Las Palmas,
la capitale di Gran Canaria) non e' stata presa di mira dall'industria turistica di massa. Ha conservato quindi il suo ecosistema, ma ahimè si ritrova con il reddito procapite più basso delle Canarie.        
     Arrivando a Tazacorte dal mare (io ci sono arrivata dalla Gomera dopo un giorno di tranquilla navigazione) si viene subito colpiti dalla presenza di un nuovo argine imponente, tutto di cemento, con dei giganteschi archi di contrafforte. Una muraglia cinese eretta contro l'invasione dell'oceano Atlantico che su questo fronte deve essere particolarmente agguerrita. 

    La superba diga foranea protegge un mega porto 'fantasma' inaugurato nel 2002 e ampliato nel 2015 per fare attraccare navi da crociera che poi non si sono mai viste. E che neppure si vedranno almeno nel futuro immediato per via della pandemia Covid. Una cattedrale nel deserto, dunque, una colata di cemento costata milioni di euro e per di più obbrobriosa da punto di vista estetico, che ricorda certe architetture dell'epoca sovietica. 
   Parlando con la gente del posto ho avuto la conferma che l'opera e' stata uno enorme spreco di denaro pubblico (anche la stampa locale non ne fa mistero come si legge qui). Tanto più che per le grandi navi da crociera e' inadatta. Alcuni mi hanno detto che potrebbe essere utilizzato per le navi bananiere...Per ora nel futuristico porto sbarcano soltanto i barconi di migranti dall'Africa. Le banchine del molo, che cominciano a invecchiare, invece sono usate come circuito motociclistico, mentre sull'argine ci va la gente a passeggiare al mattino. 
    Io ci vedrei bene l'atterraggio di un astronave, come Clooney avrà pensato quando scelse il porto di Tazacorte come location per suo film Midnight Sky, tratto da una novella di Lily Brooks-Dalton, e che uscirà in autunno. Uno dei protagonisti e' ´un astronomo in Artico (sul vulcano di La Palma sorge un famoso osservatorio e forse anche questo e' stato parte del set).

    Ma la colata di cemento su Tazacorte, simile alla colata di lava del 1971 nel sud dell'isola (e' stata l'ultima eruzione alle Canarie) non si e' fermata. Risalendo la strada verso il 'pueblo', che sorge a 4 km dal porto sulla cima della scogliera, ho visto i lavori in corso di una circonvallazione, una superstrada di collegamento con il ciclopico porto fantasma,  che sembra completamente sovradimensionata per un villaggio di 4.500 abitanti a meno che non sia destinato a diventare un grande hub commerciale....il che mi sembra improbabile visto che esiste già il porto di Santa Cruz, la capitale di La Palma sull'altro lato dell'isola (che porta lo stesso nome della capitale di Tenerife). 
   Quindi un altro spreco di denari e di risorse ambientali, dato che devasta preziose piantagioni di banane e altera un paesaggio che - leggo su un pannello - fa parte di un "itinerario paisajistico" con tanto di marchio di "Reserva Mundial de la Biosfera La Palma". 

   La nuova superstrada, che dovrebbe essere interamente in galleria, passa poco lontano dal centro storico di Tazacorte, di primaria importanza dato che e' stato il primo nucleo spagnolo dopo la 'conquista' (o invasione per essere politically correct) del nobile castigliano Alonso Fernandez de Lugo nel 1942 (guarda caso lo stesso anno in cui Colombo attraverso' l'Atlantico partendo dalle Canarie). taglia in due un sentiero panoramico che dal nucleo coloniale storico, dove sorge il bel museo della Banana, scende in una spiaggia dalla tipica sabbia di lava vulcanica.  
 

LA CITAZIONE/La profezia di Farenheit 451 mezzo secolo prima dei social

Scuola di Atene - Raffaello Sanzio - Figura attribuita alla filosofa Ipazia

 Los Cristianos (Tenerife), 9 settembre 2020

"Riempila (la gente) di informazioni innocue, rimpinzala di tanti ¨fatti¨e si sentira´intelligente solo perche' sa le cose. Loro crederanno di pensare, avranno l'ímpressione del movimento anche se non si muovono affatto. E tutti saranno felici perche´ i fatti di quel genere non cambiano. Non dargli armi sdrucciolevoli come filosofia, sociologia o altri strumenti per collegare le cose, e´piu´felice di chi cerca di calcolare, misurare l`universo, che naturalmente rifiuta di farsi calcolare e risolvere senza aver prima trasformato l'uomo in una belva disadattata". 

Capitano Beatty in Farenheit 451 - Ray Bradbury (1953) 

Canarie in crisi/Meno turisti e piu' migranti

 Los Cristianos (Tenerife), 9 settembre 2020

   Per ironia della sorte in questi giorni alle Canarie, il famoso arcipelago spagnolo nell'oceano Atlantico, stanno arrivando piu' migranti che turisti. Il tampone obbligatorio imposto da alcuni Paesi europei, tra cui Regno Unito, Italia e Germania, per i propri cittadini in vacanza in Spagna, ha dato il colpo di grazia alla timida ripresa dell'industria turistica, motore dell'economia locale. A luglio gli arrivi dall'estero sono stati del 80% in meno rispetto all'anno precedente. I mega resort sono deserti, alcuni chiusi. Basta passeggiare per le strade dei grandi poli turistici come Los Cristianos (Tenerife) dove mi trovo ora all'ancora con la mia barca a vela Maneki per rendersi conto della crisi. Molti bar e negozi sono chiusi. Si sono moltiplicati i cartelli "se alquila".

   Nello stesso tempo pero' si sono intensificati gli arrivi di migranti dalla costa africana attraverso la "rotta Canaria",  un viaggio di diversi giorni in pieno oceano Atlantico su imbarcazioni di fortuna e senza alcuna garanzia di essere soccorsi. Una rotta che e' una delle piu' pericolose tra i viaggi della speranza verso l'Europa. Soltanto nelle ultime 24 ore sono arrivate 150 persone a Gran Canaria e Tenerife a bordo di sei "pateras" (una grande scialuppa di legno usata dai pescatori marocchini). A bordo anche un cadavere.  Nel 2020 ne sono arrivati in totale 3500, gia' ne avevo parlato su questo blog.  

   Sulla radio VHF, sul canale 16 (quello delle emergenze) la Guardia Costiera lancia continui messaggi di 'pan pan'  relativi a avvistamenti di barconi  con un numero imprecisato di persone "alla deriva tra la costa africana e le isole Canarie". E' un tratto di mare di 750 km quadrati....impossibile da tenere sotto controllo per il Salvamento Maritimo spagnolo. Chissa' quindi quante sono le imbarcazioni che non ce la fanno ad arrivare. Gli avvisi sulla radio sono cosi' frequenti che quando navigo mi limito a disinnescare l'allarme schiacciando un tasto senza sentire il messaggio. Anche io ormai, come l'opinione pubblica qui alle Canarie, sto diventando indifferente agli sbarchi quotidiani. Eppure ogni tanto mi rendo conto che anche io potrei avvistare una "patera" nelle mie 'traversate' da isola a isola. C'e' anche da dire che il mese di settembre e' un mese di calma nei potenti alisei che dominano l'oceano Atlantico. Ne sto approfittando io per esplorare l'arcipelago a vela.

    I giornali locali come La Provincia o Canaria 7 riportano regolarmente le cronache degli sbarchi, ma raramente e´specificata la provenienza dei migranti, spesso sono definiti come "subsahariani". Partono dal Marocco, ma anche piu' in giu' dal Sahara Occidentale, zona contesa e immagino in conflitto permanente (non ne conosco la storia, so che ci sono accordi di pace Onu in corso). Ho trovato su El Pais questa cartina che pubblico qui e che raffigura le diverse "rotte Canarie".  Il viaggio piu' corto sono i 100 km che dividono  il porto marocchino di Tarfaya dall´isola di  Fuerteventura, la piu´ vicina al continent africano. Quando ero ormeggiata nella marina di Gran Tarajal c'erano le tende della Croce Rossa sul molo. Non ci sono strutture adeguate per accogliere cosi' tanta gente e non mi sembra che neppure il governo canario sia disposto (o abbia la volonta') di allestire veri e propri centri di accoglienza. La seconda ondata Covid 19, molto forte, sta gia' dando non pochi grattacapi. Negli ultimi giorni c'e' stata una diminuzione dei contagi dai picchi di oltre 300 di agosto, ma la pandemia con oltre 6 mila malati, tra cui 4 mila a Gran Canaria, rimane la priorita'.

STORIE DI MARE/ Antonito El Farero, guardiano del faro di Lobos

Fuerteventura, 8 agosto 2020

   Nelle mie peripezie di mare e di terra, ogni tanto mi imbatto ogni tanto in storie che meriterebbero diventare dei film o dei libri sicuramente di successo. Una di queste e´ quella di Antonino El Farero, all´anagrafe Antonio Hernandez Paez (1913-2001), che fu l´ultimo guardiano del faro in un isolotto disabitato delle Canarie. L´isola di Lobos, un frammento di terra vulcanica emersa dall`oceano tra Lanzarote e Fuerteventura, e´gia´di per se un luogo di grande ispirazione. Per fortuna fa parte del parco naturale Dunes de Corralejo, ospita diversi uccelli migratori e abbonda di vita sottomarina. Quindi e´rimasto intatto da quando nel 1968 Antonito se ne ando´ in pensione, ultimo addetto al fanale del Faro de Martiño, sulla estremita´ settentrionale dell´isolotto. Il suo mestiere era diventato ormai obsoleto con l´arrivo dell´elettricita´e dei comandi automatici. 

El Puertito

   Era arrivato sull´isola come ¨aiutante¨ del precedentee farero nel lontano 1936, era sposato e aveva avuto ben otto figli, alcuni nati nello stesso faro dove risiedeva con la famiglia, unico abitante di Lobos. Per arrotondare lo stipendio, o forse quando era gia´in pensione, aveva avviato una trattoria di pesce per rifocillare gli escursionisti che ogni giorno arrivavano con il battello dalla vicina Corralejo, a circa un miglio di distanza. Il ristorante esiste ancora oggi ed e´gestito da alcuni suoi figli e nipoti. Ma non e´ vicino allo storico faro entrato in funzione nel 1865, che e´sulla costa settentrionale, quella piu´aspra, ma all`opposto, sulla punta a sud, in una incantevole insenatura dalle acque di smeraldo, chiamata El Puertito, dove ci sono  anche altre casupole e dove sorge un centro di informazione sul parco. Dal faro dista un´ora circa di cammino, su un sentiero, che Antonito percorreva con un mulo. Leggo che il guardiano del faro, nei suoi 50 anni di vita da eremita, era diventato un personaggio pubblico.  Purtroppo non sono riuscita a parlare con i suoi familiari e a visitare il ristorante dove ci sono alcune foto di Antonito. 


Da quando e´ finito il lockdown, arrivano a Lobos ogni giorno decine di turisti e i pochi tavoli alla trattoria di Antonito sono ambitissimi. Gli attuali gestori, che hanno anche un chiosco dove vendono bibite e cibo di asporto, erano troppo stressati dal lavoro per chiacchierare con me. Sono presi d`assalto da decine di gitanti che sgomitano per assicurarsi un posto sul minuscolo molo del Puertito. Anche quando sono andata, dopo le 18, quando dopo l´ultimo water taxi l´isola si svuota e ritrova la sua pace, non mi é sembrato che avessero voglia di condividere con me le storie del loro illustre progenitore, alla cui memoria e` stata dedicata anche una scuola a Corralejo

Sono stata a Lobos una settimana alla fonda con la mia barca a vela Maneki, davanti all´unica spiaggia, La Concha, tanto mi hanno affascinato le sorprendenti ricchezze di qusta isola.  Il suo nome, che in spagnolo significa lupi, deriva dal fatto che c´erano delle foche monache (lupi marini?) ora estinte.

   Ma non e´tutto. Su Lobos ai tempi dei romani sorgeva anche un centro per l´estrazione e la lavorazione della porpora, un prezioso pigmento che si estrae dalle ghiandole di molluschi e che era il sinonimo di lusso e potere nella Roma imperiale e ancora prima per i Fenici. La scoperta del sito archeologico ¨Lobos 1¨ nel 2012, nei pressi della spiaggia La Concha, con il ritrovamento di manufatti risalenti añ I secolo AC e I secolo DC, ha gettato una nuova luce sulla storia delle isole Fortunate, come sono chiamate le Canarie d Plinio il Vecchio.  

Canarie e Covid/ Il contrappasso degli ecomostri

Lanzarote, 30 luglio 2020

   All'ombra del suo cactus, nel cimitero di Haria, il buon Cèsar Manrique, artista e paladino ecologista di Lanzarote, se la ride sotto i baffi. Il coronavirus ha messo in ginocchio l'industria turistica delle Canarie (e di tutto il mondo).  Nonostante la riapertura dei voli low cost e il marketing che invita alla "vacanza sicura" l'arcipelago spagnolo tarda a riprendersi dalla botta. Pur avendo avuto meno infezioni rispetto alla "peninsula", sono ancora pochi gli stranieri che affollano gli alveari di alberghi e residence.  E' vero che l'estate e' considerata bassa stagione per le Canarie in quanto deve fronteggiare la concorrenza di altri paradisi vacanzieri nel Mediterraneo, pero' rispetto agli altri anni c'e' stato un crollo verticale dei flussi dall'estero. 
Complesso in costruzione a Playa Blanca (sud di Lanzarote)
   I mega resort, ristoranti, parchi del divertimento rimangono chiusi. Villaggi vacanza fantasmi, la polvere che si accumula sui tavolini e gli ombrelloni che sbiadiscono. Cosi' vuote nessuno aveva mai visto le Canarie. E tra gli isolani c'e' anche chi e' contento di rimpossessarsi del proprio paradiso. C'e' quasi un aria di complicità' quando alla sera la gente di Arrecife si raduna nei baretti del charco e parla dialetto. Per altri ovviamente e' una catastrofe, soprattutto i grandi alberghi legati al tour operator. L'ultima tegola e' stata la decisione della Gran Bretagna di imporre la quarantena per chi proviene Spagna, isole comprese. 
Dal quotidiano La Provincia del 10 luglio 

    Il risultato insomma e'che molti ecomostri, costruiti all'epoca di Manrique (morto nel 1992 in un incidente stradale) e soprattutto dopo la sua scomparsa, come quelli di Playa Blanca o Puerto del Carmen, sono deserti. E chissà' se mai si riempiranno, si chiede qualcuno. Come sono deserti i centri commerciali costruiti intorno ai grandi complessi, ristoranti, fast food e parchi giochi. Proprio quelli contro cui si batteva l'artista di Lanzarote.  

Canarie/La Graciosa perde il suo primato di isola "virus free"

Lanzarote, 29 luglio 2020

   In questo post scrivevo che la Graciosa, la piu' piccola isola della Canarie, era rimasta miracolosamente immune dal Covid19, un primato unico in tutta Europa. 
Per dovere di cronaca, rettifico: il virus purtroppo e' arrivato anche qui portato inconsapevolmente da una turista catalana che si trovava in un appartamento in affitto nel porticciolo di Caleta de Sebo. Come si legge in questa notizia, la donna, che e' asintomatica, era stata in contatto con un paziente Covid in Spagna prima di andare in vacanza, quando e' stata rintracciata e' risultata positiva al tampone anche se non aveva sintomi. 

Sentenza Maro'/ I veri vincitori sono Freddy e i pescatori del Kerala

Lanzarote, 2 luglio 2020

   Oggi si e' conclusa una vicenda che ho seguito da vicino in India per ben quattro anni come cronista dell'agenzia di stampa nazionale Ansa: l'odissea dei due maro' Massimiliano La Torre e Salvatore Girone accusati nel febbraio 2012 di aver ucciso due pescatori indiani scambiandoli per pirati. Siccome ci ho dedicato molto tempo e passione -  e per questo ritengo di conoscere molto bene la storia - mi sembra giusto precisare un dettaglio che e' sfuggito alla stampa italiana, almeno mi sembra dopo aver sentito i notiziari Rai. 
   La sentenza della Corte Arbitrale dell'Aia riconosce l'immunita' ai due soldati italiani che scortavano la petroliera Enrica Lexie nell'Oceano Indiano, ma nello stesso tempo stabilisce che il governo italiano deve risarcire i danni fisici e morali causati all'India. In particolare cita il capitano del peschereccio St Anthony e il suo equipaggio. Il "capitano" e' il pescatore Freddy John Bosco che e' scampato per miracolo alla raffica di mitra e che da allora non può più usare la sua barca. L'ultima volta che ho il St Anthony, cinque anni or sono, nel porto di Neendakara, in Kerala, era ormai un relitto buono soltanto come legna da ardere.  
L'intraprendente Freddy, invece, aveva trovato un ottimo avvocato che lo stava aiutando gratis a fare causa all'Italia Nel frattempo continuava a sbarcare il lunario lavorando sottto padrone. L'ho intervistato nel febbraio 2015 per l'anniversario, sono andata con lui in mare (questo e' il mio video).
         
Del suo 'equipaggio" (otto sopravvissuti) invece ho perso le tracce. So che uno, Martin, ha lasciato il mare e si e' messo a fare l'autista di riscio'. I familiari delle vittime, Jelastine e Ayesh, invece avevano rinunciato a ogni azione legale (quando avevano accettato la donazione dal governo italiano dopo l'incidente si erano impegnate a non reclamare altri risarcimenti).
    Il passaggio cruciale per i pescatori della sentenza di oggi e' il punto 6 b, approvato all'unanimità dai cinque membri della Corte arbitrale: ".....India is entitled to payment of compensation in connection with loss of life, physical harm, material damage to property (including to the St Anthony) and moral harm suffered by the captain and other crew members of the St Anthony".
Il risarcimento dovrà essere stabilito di comune accordo tra i due governi, ma non penso che sara' un problema per l'Italia, dato che e' uscita vincente dall'annosa disputa.
   Sono certa che alcuni giuristi solleveranno obiezioni in quanto non spettava alla Corte Arbitrale entrare nel merito della vicenda per tutelare le vittime. Pero' meno male che qualcuno ci ha pensato. Non so quale sia stata la lobby di Freddy, ma di sicuro e' stata forte. I pescatori indiani, tutti cattolicissimi, come e' quell'angolo di Kerala che fu cristianizzato 2000 anni fa da San Tommaso, hanno sicuramente avuto dalla loro tutti i santi de L'Aia. 

TREKKING/ Tour dell'isola Graciosa in due tappe

La Graciosa (Lanzarote), 20 giugno 2020

    La Graciosa, l'ottava isola dell'arcipelago delle Canarie, la più piccola e per fortuna non cementificata, e' perfetta per escursioni a piedi o in bicicletta (se mai riapriranno i negozi di locazione delle biciclette ora chiusi per il Covid19). Con i suoi circa sette km di lunghezza e tre km di larghezza la si può percorrere in un giorno. Volendo ci sono anche delle salite per la presenza di quattro "picchi", di circa 200 metri di altezza. 
Per i suoi colori il paesaggio mi ricorda quello del Ladakh, il "piccolo Tibet" nel nord dell'India. Un deserto variopinto puntellato qua e la' da cespugli secchi di euforbia e altre piante grasse. L'erosione del vento e delle onde ha modellato le scogliere con bizzarre geometrie mentre la maggior parte dell'interno sono dune di sabbia. Anche i fondali sono multicolore e riflettono mille tonalità di blu e verde nell'acqua cristallina. Su questo sfondo spicca una macchia bianca e blu, sono le case del porticciolo di Caleta del Sebo. Sembra un po' una architettura cicladica. Le strade non sono asfaltate e quando passano i taxi-jeep sollevano un gran polverone. 
Il nome "La Graciosa" e' azzeccato. Pare che a chiamare l'isola cosi' sia stato il conquistatore normanno Juan de Bethencourt, colui che a partire dagli inizi del 1400 guido' una serie di spedizioni per occupare militarmente l'arcipelago. Da questo personaggio discendono molte stirpi di famiglie canariote e anche un paese, Betancuria, a Fuerteventura. 
IL SUD: da Playa Francesa a Caleta del Sebo
La prima passeggiata, circa 3 ore, inizia da Playa Francesa, dove sono ancorata con la mia barca a vela Maneki, e termina nel porticciolo di Caleta del Sebo passando per la montagna Amarilla, che deriva il suo nome dal'argilla gialla con cui e' fatta. La vista che si gode dalla cima e' sul Canale del Rio, striscia di mare larga 1,2 km che divide La Graciosa dall'isola maggiore di Lanzarote.
L'orizzonte a sud e' chiuso da muraglia di lava, una massiccia scogliera nera a picco sul mare, "opera" dell'ultima eruzione che cambio' la fisionomia di Lanzarote. A ovest due faraglioni si ergono all'ingresso dello stretto. Quando si scende dalla montagna Amarilla, per un sentiero che sembra uno scolo di acqua piovana, si arriva sul lato orientale  dell'isola e da qui si segue la strada per alcuni chilometri fino all'incrocio per il villaggio di Pedro Barba e per Playa de la Conchas. 
IL NORD: Da Caleta del Sebo - Playa de las Conchas - Caleta del Sebo
La seconda camminata e' più lunga, circa 4-5 ore, ma e' tutta in piano. Al punto di partenza, al porticciolo di Caleta del Sebo, sono arrivata con il kayak. Dopo una sosta all'unica panetteria del paese, mi sono incamminata verso l'interno lungo un sentiero che passa tra due cucuzzoli, la Montana del Mojon e la Agujas Grandes e che termina nella splendida Playa de las Conchas (la spiaggia delle conchiglie), una distesa dorata di mezzo chilometro con sfondo di argilla rossa.
Da qui si possono ammirare le altre  isole (disabitate) dell'arcipelago Chinijo, la riserva marina di cui fa parte anche La Graciosa. Il sentiero riparte poi dalla Montana Bermeja (volendo si puo' salire in cima) e arriva sulla costa meridionale che si affaccia sul Canale del Rio. Si segue la "strada" principale, uno sterrato di sabbia, per un paio di ore, un po' faticoso se come nel mio caso ci si trova nelle ore piu' calde.
La prossima tappa e' il villaggio di Pedro Barba, circa venti case vacanze, sagomate nelle rocce e con dei giardini di cactus. C'e' anche il resto di un porticciolo, sembra una antica fortificazione. A causa del Covid19, il villaggio e' deserto, sembra quasi abbandonato, il che lo rende ancora più' suggestivo. Da Pedro Barba si continua lungo costa, seguendo la scogliera di lava attraverso un piccolo sentiero che sembra franare da un momento all'altro, fino a ritornare al porticciolo di Caleta del Sebo.  

LA FOTO/Bristol Channel Pilot Cutter, quando la vela era un mestiere

La Graciosa, (Lanzarote), 18 Giugno  2020


   Questo bellissimo veliero d'epoca e' stato per un paio di giorni "mio vicino" a playa Francesa (Sud di La Graciosa) dove ero ancorata con la mia barca a vela Maneki.  Si chiama Annabela J ed e' una replica di un Bristol Channel Pilot Cutter, veloci e affidabili "pilotine" che nel XIX secolo assistevano le navi commerciali nel canale di Bristol, notoriamente pericoloso per le correnti di marea.
Ho scoperto la loro storia e il mestiere dei 'pilots' free-lance britannici in questo documentario di Bbc Four : https://www.youtube.com/watch?v=laXCAs053RY

Canarie a vela/La Graciosa, l'isola risparmiata dal Covid (ma che non riesce a uscire dal lockdown)

La Graciosa (arcipelago delle Canarie), 10 Giugno 2020

    E' uno dei pochi luoghi in Europa risparmiati dal coronavirus. L’isola de La Graciosa, la più piccola dell’arcipelago spagnolo delle Canarie, non ha avuto nessun caso di Covid. La pandemia non e' arrivata in questo lembo di territorio vulcanico a nord est di Lanzarote popolato da circa 700 persone e da circa una decina di palme. Sara' la esigua popolazione oppure l'energia delle rocce policrome, oppure ancora la forza degli alisei dell'oceano Atlantico che modellano il suo profilo, chissà perché la pestilenza qui non e' arrivata con i turisti, come e' successo nel resto dell'arcipelago. Alle Canarie i casi sono confermati sono 2379 (di cui due terzi a Tenerife), i morti 161 e gli infetti attuali 122. Come nel resto della Spagna il virus si e' molto indebolito e da una settimana circa non si registrano nuovi contagi.
    Grazie alla sua peculiarità, la Graciosa e' uscita in anticipo dal lockdown anche se rimane in vigore lo stato di allerta e quindi il divieto di ingresso nei porti per le barche da diporto. Ma nonostante la libertà di movimento, l'isola sembra ancora in quarantena.
    Le sue spiagge, di sabbia gialla che somiglia a quella del Sahara, sono desolatamente vuote. Prima della crisi erano meta di centinaia di gitanti che arrivavano ogni giorno con il traghetto dalla vicina Lanzarote, I ferry continuano ad arrivare dal Orzola, oltre lo stretto, ma portano solo qualche residente che e' andato a rifornirsi di cibo nei supermercati piu' economici di Lanzarote. Ristoranti, pensioni e negozi di affitta bici sono chiusi. 
Nel porto di Caleta del Sebo le barche charter arrugginiscono, ci sono kayak ammassati uno sull'altro. Una vista un po' spettrale. Durante l'ora della siesta quando anche la panetteria e la ferramenta, unici negozi a parte due piccoli supermercati, hanno le serrande abbassate, sembra un villaggio fantasma stile "the day after". L'assenza di strade asfaltate, vanto de La Graciosa che e' inserita in un parco marino, rende ancora più suggestiva questa immagine di un posto dove il tempo si e' fermato.

   La baia di Playa Francesca dove mi trovo all'ancora con la mia barca a vela Maneki e' in tempi normali frequentata da decine di barche e motoscafi. L'arenile di sabbia gialla, di solito pieno di ombrelloni, e' pero' vuoto. Quando arrivo con il mio kayak ho l'impressione di un naufrago che sbarca su una isola deserta.
   Pero' proprio grazie all’emergenza sanitaria, La Graciosa e l’arcipelago Chinijo, la più grande riserva marina d’Europa, sono tornati a essere quel paradiso naturale che era prima dell’apertura al turismo di massa.

IL LIBRO - Perle di saggezza da Robinson Crusoe

La Graciosa, 10 Giugno 2020


"In poche parole, dopo giusta riflessione la natura e l'esperienza mi insegnarono che tutti i beni di questo mondo hanno valore solo se ci e' dato di farne uso, e che qualsiasi cosa accumuliamo, anche per darla agli altri, ha valore solo nella misura in cui ci e' dato di farne uso"

Daniel Defoe,  Le Avventure di Robinson Crusoe   (1719)

SLOW SAILING/ Da Gran Canaria a La Graciosa (approfittando di una pausa degli alisei)

Isola La Graciosa (Lanzarote), 6 giugno 2020   

    L'occasione era ghiottissima e l'ho colta al volo: una intera settimana senza gli alisei, i venti da nord-est che sono prevalenti alle Canarie e che permettono di attraversare l'oceano Atlantico. Per via di una bassa pressione sulle coste africane, il "solito" anticiclone delle Azzorre ha lasciato il posto a deboli venti da Sud-Ovest, perfetti per "salire" al Nord. I miei vicini di ancoraggio a Pasito Blanco (sud di Gran Canaria) e compagni di quarantena ne hanno approfittato per tornare in Europa, io invece sono partita all'alba di martedi' 2 giugno all'esplorazione dell'arcipelago canario raggiungendo nella notte tra mercoledi e giovedi' la più' piccola delle otto isole, La Graciosa, a nord di Lanzarote.
    E' stata una navigazione facile, grazie appunto al vento portante e anche delle onde, mai più di un metro. Da Pasito Blanco a Playa Francesa (sud di La Graciosa) ho percorso 124 miglia marine (dal mio log, quindi distanza su acqua) in circa 44 ore (linea ROSSA nella mappa qui sotto). Di giorno il vento era sui 10-12 nodi, di notte purtroppo scendeva quasi a zero costringendomi quindi a lunghe e estenuanti soste. Per via dell'eccessivo rollio ho usato il motore, per circa 5 ore in totale. In particolare ho navigato a motore le ultime 10 miglia perché ero stanca e volevo arrivare all'ancoraggio. E' stato il mio viaggio più lungo da sola, e la prima volta che mi metto alla prova su una tale lunghezza. 
    Per lunghi tratti ho navigato "a farfalla" di poppa piena dopo aver tangonato il genoa. Per fortuna Maneki e' molto stabile in questa andatura e quindi il pilota reggeva benissimo la rotta anche quando il vento scendeva a 6 o 7 nodi, Avanzavo piano ma avanzavo. Il vento più sostenuto e' stato nel canale tra Gran Canaria e Fuerteventura e poi lungo la costa di Fuerteventura, ma forse soltanto perché era pomeriggio. Poi puntuale dopo il tramonto il vento si riduceva fino a sparire di notte.
   L'unico ostacolo e' stato la Zona di Separazione del Traffico tra Gran Canaria e Fuerteventura, dove passavano i cargo e che doveva essere attraversata a 90 gradi.  E l'unico rischio e' che dopo Morro Jable (Fuerteventura) non ci sono molti "porti rifugio", soltanto Playa Blanca (sud Lanzarote) a 50 miglia di distanza. Sulla costa orientale di Lanzarote non ci sono ne' porti ne' luoghi di ancoraggio, sono tutti sul versante occidentale. Quindi e' stata una navigazione tutta nella "natura", estremamente piacevole per il panorama e per la costante presenza di delfini.  In una pausa del vento ho anche fatto il bagno nelle profonde acque dell'oceano.
   Per il primo tratto sono stata 'accompagnata' da un Beneteau 50 di una coppia americana, come si vede in questo video.
   E' stato anche abbastanza facile trovare l'ancoraggio (grazie alle carte Navionics) a Playa Francesa, una grande baia che e' un popolare punto di passaggio per chi va e viene da Europa. Non mi piace ancorare di notte, soprattutto quando non conosco il posto, ma ero troppo stanca, Nella baia c'erano un veliero e un catamarano, quest'ultimo senza luce di segnalazione in testa d'albero, Ma per fortuna la luna, quasi piena, mi ha guidato al sicuro... 

COVID19/Diario di una quarantena in barca 16 - E' finita!

Gran Canaria, 25 maggio 2020


   Da oggi l'intero arcipelago della Canarie passa alla fase 2, il che significa che si può navigare con barche da diporto (con limiti di equipaggio).  Dopo oltre due mesi si può quindi tornare in mare e navigare senza limitazioni geografiche. Rimane ancora in piedi lo "stato di allarme" (prorogato fino al 21 giugno) che impedisce l'ingresso delle imbarcazioni nei porti spagnoli. Ma per chi e' all'ancora come lo sono io con la mia barca Maneki e' finalmente liberta'! 
  A conclusione di questo diario pubblico questa foto, chissà' che avrebbe pensato Leonardo da Vinci, che studio' le forme del corpo umano nel celebre disegno dell'Uomo Vitruviano (1490 circa) inscritte in un cerchio (il cielo) e un quadrato (la terra) e...nel triangolo della prua.
 

COVID19/ Diario di una quarantena in barca 15 - L'inversore e i misteri della meccanica

Gran Canaria, 20 maggio 2020 

   Se c'e' una cosa che vorrei fare se rinasco e' il meccanico di motori nautici. Non so quanti giorni o addirittura settimane ho passato cercando un meccanico o aspettando che si liberasse da altri lavori che immancabilmente erano sempre più urgenti del mio. I meccanici non hanno mai tempo e quando decidono finalmente - bontà loro - di dedicarti un po' di tempo, puntuale arriva l'imprevisto. Metti che tu riesci a fissare finalmente un appuntamento per il giorno dopo con uno di questi "guru" e poi quando ti presenti scopri che "e' dovuto andare a Tenerife per una urgenza su un trimarano" o "stara' a Las Palmas per una settimana per un lavoro su un traghetto". E ti chiedi se in tutte le Canarie non ci siano altri meccanici disponibili oppure se proprio il tuo e'  il migliore, tanto che gli pagano aerei e trasferte pur di averlo.
Leonardo Da Vinci - Ingranaggi 
   Puo' sembrare bizzarro ma il motore in una barca a vela da crociera e' essenziale per le manovre in porto, quando non c'e' vento o anche l'ancoraggio se ci sono scogli.
   Ho imparato a cavarmela con le riparazioni di routine e la manutenzione del mio vecchio motore diesel, tre cilindri, di marca Vetus da 20 cavalli, posso dire che dopo due anni di coabitazione lo conosco bene. Conosco il suo suono, quando sta bene e quando e' un po' affaticato, e quando c'e' qualcosa di anomalo.
   Da un paio di mesi quando ingranavo la marcia, notavo che la non c'era propulsione, come se l'elica girasse a vuoto. Pero', dopo un po' di secondi, sentivo una sorta di "clack" e la barca avanzava. Ho avvertito il meccanico di questo strano comportamento e lui ha controllato la leva dell'acceleratore e i cavi quando ho alato Maneki all'inizio di marzo, prima del lockdown. "Tutto apposto, ma devo provarla in acqua", mi disse. Poi come sempre non ha avuto più tempo e il problema e' continuato, anzi peggiorato. Purtroppo il motore non e' come il corpo umano, quando ci sono sintomi di una malattia non ci sono speranze di una guarigione, a meno che non si interviene.
    E cosi' l'altro ieri quando ho lasciato il gavitello non sono riuscita a far avanzare la barca, acceleravo ma non andavo avanti, la mia elica girava ma non aveva forza. Pero' in retromarcia andavo normalmente. I "vicini" di ancoraggio sono intervenuti e hanno cercato di capire il problema. Ma dopo diverse ispezioni all'elica e al motore e' venuto fuori che il problema era forse nell'inversore riduttore, la "scatola del cambio" dei motori intrabordo nautici che non hanno la frizione,  Il che significava un lavoro enorme e dispendioso, senza contare che nel lockdown e' difficile far arrivare parti di ricambio.
   Dopo un notte insonne e' arrivato l'aiuto dal cielo grazie al tam tam della comunità dei velisti. Sapendo del mio problema, un solitario francese che si trovava all'ancora a Punta Cementero, circa a tre miglia a ovest, parlando con uno dei miei "vicini", disse di aver avuto lo stesso problema con il suo Volvo e di averlo risolto con un semplice "lavaggio" dell'inversore a base di diesel. Un rimedio infallibile, secondo lui. L'idea di levare l'olio e far funzionare gli ingranaggi (per mezzora secondo lui) con del gasolio mi terrorizzava. Pero' su sua insistenza e assistenza ho provato. Ho rimosso l'olio del cambio (di colore rosso, ancora in buono stato perché lo avevo cambiato meno di un anno fa) con una pompetta e ci ho messo del diesel. Un po' di avanti-indietro per una mezzoretta e poi di nuovo un secondo "lavaggio", la marcia ha cominciato a ingranare sempre con più' frequenza. fino a entrare al primo colpo. Ho rimesso l'olio e da allora non ho avuto più il problema.
    Qualche ingranaggio bloccato da sporcizia? Olio del cambio non idoneo? Eppure mi sono attenuta alle istruzioni del manuale quando l'ho cambiato. Non si sa...misteri della meccanica. 

COVID19/Diario di una quarantena in barca 14 - Il Grande Fratello mi guarda

Gran Canaria, 18 maggio 2020

"Secrets are lies, sharing is caring, privacy is theft" ,  The Circle, Dave Eggers 

   Ho scoperto che sul muro esterno del porticciolo di Pasito Blanco, (Sud di Gran Canaria) dove sono ancorata in quarantena con la mia barca a vela Maneki c'e' una webcam:  https://beachcams.bitservice.es/dev/pasitoblanco2.html.  Non e' certo un fenomeno nuovo la ripresa in diretta di luoghi pubblici, come piazze, monumenti famoso o spiagge . Chissa' da quanti anni esiste questa telecamera puntata sulle barche alla fonda, Per me e' stato uno shock.  In questi due mesi di quarantena, la mia vita, almeno quella diurna che si svolge in coperta, e' stata esposta a un pubblico mondiale.
   Milioni di persone, dalle loro rispettive quarantene, possono sbirciare quando mi alzo al mattino, a che ora spengo le luci per andare a dormire, i miei tuffi, se sono in barca o se sono a terra (se il kayak e' attaccato a poppa o meno), quando mangio un pozzetto e quando mi rilasso sull'amaca a prua, quando lavo i piatti, pesco o riassetto le cime, Come un reality show o come nel film The Truman Show. Per un esibizionista e' il massimo. Da quando ho scoperto di essere sotto la telecamera, faccio piu' attenzione all'abbigliamento. Posso poi spiare i miei vicini di barca senza farmi vedere. Se penso pero' alla mia privacy mi vengono i brividi. 

COVID19/ Diario di una quarantena in barca 13 - Si puo' navigare!

Gran Canaria, 16 maggio 2020 


   Da lunedi' le Canarie sono entrate nella "Fase 1" con alcune misure di apertura anticipate rispetto al resto della Spagna. E' il "premio" per la buona condotta dell'arcipelago nel controllare la pandemia. Ma secondo me e' anche la preoccupazione del governo canario di far ripartire il turismo.      La situazione e' disperata, il lockdown ha messo in ginocchio hotel, ristoranti e attivita' nautiche. Le previsioni sono che saranno necessari almeno due anni per ritornare alla situazione anti Covid.  Ma ci sono anche dei piani di rilancio, le Canarie potrebbero servire da test per la ripartenza del turismo attraverso alcune misure di sicurezza anti contagio, tra cui una sorta di "patente sanitaria" del viaggiatore per garantire una vacanza a rischio zero.
   Tra le novita' della Fase 1 c'e' la riapertura delle "terrazas", di ristoranti e bar che hanno un patio esterno. A Pasito Blanco dove mi trovo all'ancora con Maneki ha riaperto l'unico ristorante La Punta, che si trova al fondo della diga foranea. I primi tre giorni con orario ridotto dalle 12 alle 20, e poi fino alle 22.
    Sono andata per una 'cana" (birra alla spina piccola) e una "tabla del queso". I camerieri indossavano una mascherina con la scritta del ristorante. Mi hanno portato un grande pannello davanti al tavolo con il menu' e quando me ne sono andata hanno disinfettato le sedie.
    L'altra grande novita' e' stata il via libera della navigazione da diporto ma solo nei limiti della propria municipalita' e non oltre le 14 miglia nautiche. In pratica le barche possono uscire per un giorno dai porti di appartenenza per la giornata con l'obbligo di tornare nello stesso posto alla sera.
   Per chi come me e' all'ancora non e' chiaro, come sempre, pare che ci sia consentito muoverci ma solo nei limiti della municipalita' di Pasito Blanco (cioe' Maspalomas).
    Il mio vicino di ancoraggio, il francese Alan, si e' fatto dare dall'ufficio della marina una cartina con la delimitazione delle acque "municipali". Il  limite occidentale e' il capo Cementero di El Pajar.
    Ed e' proprio in quella baia che ci siamo radunati mercoledi' per festeggiare la libera uscita.
Visto il successo della prima navigazione, ho deciso di avventurarmi un poco oltre, a Puerto Mogan, approfittando del fatto che ho la residenza nel porto (quindi in teoria mi trovo dentro il 'mio' municipio se mi ferma la guardia costiera). 
    Sono quindi ancorata vicino al porticciolo di Mogan, uno dei piu' belli e romantici, di Gran Canaria, tanto da meritare il nome di Piccola Venezia (ne avevo scritto la storia qui). Non posso entrare nella marina, ma posso scendere a terra con il kayak passando dalla spiaggia. L'ancoraggio e' profondo (9 metri) e al pomeriggio c'e' molta onda, ma sono da sola e la vista e' incantevole.     

COVID19/Diario di una quarantena in barca 12 - Da oggi si puo' camminare anche senza cani e senza bambini

Gran Canaria, 2 maggio 2020


   Oggi grande giorno di liberta'. Via libera allo sport all'aria aperta in due fasce orarie diverse (dalle 6 alle 10 del mattino e dalle 20 alle 23 della sera) con la limitazione di distanza, un chilometro per chi cammina e quattro chilometri per chi va in bici. Inoltre secondo la direttiva del governo, non e' possibile "sostare" durante l'esercizio sportivo (a meno che non si stramazzi a terra per  la fatica, mi verrebbe da ironizzare). La corsa deve essere individuale, mentre - se ho ben capito - si puo' camminare con una persona con cui si abita. Per gli anziani ("mayores", non si specifica l'eta') sono previste invece altre fasce orarie.
   Come in tutta la Spagna, anche qui nel porticciolo di Pasito Blanco (sud di Gran Canaria) dove mi trovo all'ancora con la mia barca Maneki, moltissima gente ne ha approfittato di questa prima fase di "desconfinamiento". (dalla fase zero alla fase quattro a fine giugno). Joggers, ciclisti, camminatori (senza cani e senza bambini) e anche surfisti sono usciti dagli "arresti domiciliari" come mi va di chiamare questo isolamento obbligatorio.
   Con mia figlia sono andata a fare una sessione di yoga a circa un chilometro dalla marina privata, in una piazzola di una strada in costruzione che dovrebbe servire un futuro residence ancora da costruire con vista sul paese di Arguineguin e punta "cementero". In barca lo yoga e' decisamente difficile.
   Al termine dell'ora d'aria, puntuale, e' arrivata una pattuglia della polizia che ha richiamato all'ordine e disperso gli sportivi ritardari. La spiaggia di Pasito Blanco per ora rimane chiusa, anzi i poliziotti hanno messo un ulteriore nastro di limitazione all'ingresso dell'arenile, ma ho visto qualche temerario entrare per fare una veloce  nuotata.

  

COVID19/Diario di una quarantena in barca 11 - Yoga in barca

Gran Canaria, 1 maggio 2020

  L'isolamento forzato non stimola solo la fantasia, ma anche la capacita' di adattamento. In mancanza di uno spazio "fermo" dove poter praticare lo yoga, ho dovuto modificare gli "asana" per renderi praticabili su una superficie ristretta e in movimento. Ho scoperto che le gallocce e soprattutto le scotte del fiocco possono essere usate per mantenersi in equilibrio, come mostro in questo video.
Qui pratico l'head-stand, il re degli asana, "sirsaana", in sanscrito, "posizione della testa". Si tratta di una posizione dell'Hatha Yoga che ha benefici per il cervello, perche' vi affluisce piu' sangue, ma anche per il resto del corpo, perche' nei tre minuti in cui di solito si sta a testa in giu', i liquidi defluiscono da gambe e ventre. 

COVID19/Diario di una quarantena in barca 10 - Stessi diritti (o quasi) a bambini e cani

Gran Canaria, 26 aprile 2020

    Dopo 44 giorni la Spagna ha dato ai bambini gli stessi diritti dei cani, cioe' di poter passeggiare all'aria aperta. In realta' non sono proprio gli stessi, perche' mentre i cani possono uscire con i padroni quando vogliono nell'arco delle 24 ore, i bambini possono lasciare le loro case accompagnati da un adulto solo una ora al giorno dalle 9 alle 19. E a differenza dei loro animali  possono passeggiare solamente in un numero massino di tre (e ovviamente non possono pisciare dove pare a loro).
Sofonisba Anguissola, Tre Bambini con cane. 1570
    Il governo di Madrid ha cosi' avviato la fase del "desconfinamiento" partendo dai bambini che poveretti non ne potevano piu' di stare in casa. I minori di 14 anni possono quindi uscire in strada, ma non al parco gioco (perche' rimangono chiusi) e usare la bicicletta o il monopattino sempre in una distanza limitata ripetto alla loro abitazione. Non si capisce perche' non sono stati citati altri mezzi, tipo i pattini o il monociclo, ma questo non e' il punto.
    Non ho fatto una ricerca comparata, ma mi sembra che il via libera spagnolo ai bambini sia una misura unica tra gli altri Paesi europei. In Italia si pensa che i bambini siano quelli piu' vulnerabili al contagio. Qui invece no, non e' stata manco imposta loro la mascherina.
E cosi' da oggi anche qui nel porticciolo di Pasito Blanco (sud di Gran Canaria) dove mi trovo all'ancora si sono visti i bambini andare in bici o correre sulle aiule. Qualcuno e' entrato anche in spiaggia, che rimane "sigillata", ma solo per qualche minuto. Ovviamente anche gli adulti sono stati felici di poter passeggiare, soprattutto quelli senza cane, e ne hanno approfittato. Ho visto adulti correre a fianco dei bambini, liberi quindi di fare un po' di sport all'aperto, che qui e' vietato (a differenza dell'Italia).
   Da oggi sono riprese anche diverse attivita' al cantiere navale di Pasito Blanco, dove sono tornati meccanici e pittori. A pieno regime anche l'industria delle costruzioni. Ci sono lavori in corso un po' ovunque. Forse ne approfittano del momento per ristrutturare. Quando sono andata a piedi nella cittadina di Arguineguin, a circa 10 km, per comprare un cavetto di ricarica dello smartphone, ho visto la "fattoria del cemento", che sorge su un promontorio, in piena attivita'. A fianco, lungo un tratto di costa che era ancora intatta, con palme e casuarine, stanno tirando su un complesso residenziale e commerciale. 
   Decine di operai sono assembrati con l'elmetto ma senza mascherine. Forse il coronavirus li' non c'e'? Mentre di sicuro esiste un focolaio sulla scogliera che vedo di fronte dove la polizia blocca i bagnanti indisciplinati.
   Mentre si continua a morire negli ospedali e negli ospizi, dove ci sono i focolai del Covid, il governo spagnolo (ma anche quello italiano) concentra i suoi sforzi contro i cosidetti "furbetti" della passeggiata. 

COVID19/Diario di una quarantena in barca 9 - Quando la reclusione stimola la fantasia

Gran Canaria, 23 aprile 2020

    Il confino forzato, o meglio l'arresto domiciliare di massa come preferisco chiamarlo, ha il potere di stimolare nuove idee o anche ispirazioni artistiche. Ci sono innumerevoli casi di capolavori scritti in isolamento. Anna Frank scrive il suo celebre diario in un rifugio segreto dei magazzini Frank. Lo statista indiano Jawaharlal Nehru si dedico' nelle carceri britanniche dal 1942 al 1946 a una opera storica, "The Discovery of India" che e' ancora oggi studiata a scuola. Il pacifista Bertrand Russel scrive "Introduzione alla Filosofia matematica" (1918) durante la sua prigionia. Poi ci sono i casi di illustri carcerati, come Antonio Gramsci e Nelson Mandela fino al Silvio Pellico de "Le mie prigioni". Ho gia' citato in questo blog la "Novella degli Scacchi" di Stefen Zweig, dove c'e' un esempio mirabolante di come allenare la mente quando si e' prigionieri in una stanza e non si hanno carta e penna. {ADDENDUM: un mio caro amico e compagno velista mi ha suggerito di aggiungere anche il Mein Kampf  di Adolf Hitler come esempio di ispirazione carceraria...in questo caso funesta per l'intera umanita'}.
Anche il confino non obbligatorio, come per esempio una lunga degenza all'ospedale, puo' far nascere grandi ispirazioni. Penso a "Addio alle Armi" di Ernst Hemingway (scritto dopo la sua degenza in Italia).  Nel romanzo classico de Il Piacere, (che sto leggendo in questi giorni) Andrea Sperelli,  alter ego di Gabriele D'Annunzio, ritrova la vena poetica in un periodo forzato di convalescenza tra i roseti della villa al mare di sua cugina dopo essere stato ferito in un duello.
Come recita una frase attribuita a Winston Churchill, "Never let a good crisis go to waste". Puo' essere letta come un cinico suggerimento, ma anche come un invito a cogliere un opportunita'. "Facis de Necessitate Virtutem", fai di necessita' virtu', diceva San Girolamo. Piu' o meno la stessa cosa, anche se si riferisce forse piu' a a una disposizione mentale nell'affrontare obblighi o situazioni non piacevoli.
   Non so perche' mi e' uscita questa lunga e "dotta" premessa per raccontare come la permanenza obbligatoria in luoghi ristretti, sia una barca che un mini alloggio, stimola l'intelletto e la fantasia. Ovviamento questo e' valido in condizioni statiche della barca, non in navigazione dove si e' impegnati nelle manovre e nella rotta. Risparmio per ora le mie intuizioni artistiche e poetiche, vorrei condividere piuttosto lavori manuali o di bricolage in barca. Attivita' che hanno in comune l'utilizzo di materiali riciclati, non essendoci altra alternativa, quindi con ulteriore sforzo "creativo" e di immaginazione. Sono sicura che molte persone si sono dedicate al fai-da-te in questa quarantena riscoprendo magari vecchie passioni o hobby e anche, perche' no, talenti nascosti.
La scacchiera

E' stata ricavata su un tavolino da campeggio con nastro isolante. I pezzi sono in parte riciclati e in parte presi dalla cassetta degli attrezzi. I pedoni sono bulloni dipinti con lo smalto viola (per distinguere i bianchi dai neri). La regina dei neri/viola e' il flacone dello stesso smalto, mentre la regina dei bianchi e' una Madonnina di plastica. Le torri bianchi sono spinotti USB, bruciati quando li ho inseriti in una presa accendisigari montata con la polarita' invertita. Le torri nere/viola invece sono due pulegge ossidate per le drizze in testa d'albero che ho sostituito quando ho disalberato lo scorso anno a Tenerife. I cavalli neri/viola sono viti e bulloni arruginite che ho trovato sotto un guard rail durante una passeggiata clandestina sulla statale 500.

La rete porta frutta

Questa e' stata realizzata seguendo un video su YouTube con del cordino di cotone, pero' i due "dischetti" che servono a legarlo sono pezzi dello scafo di Maneki, trapanato in diverse occasioni.





















Porta Sapone


Ho usato due piccole staffe, che avevo a bordo, le ho fissate alla parete con viti da legno e ci ho appoggiato sopra la confezione del Filadelfia. Volendo si puo' anche chiudere il portasapone con il coperchio dello stesso formaggio








Fermaglio per porte tambuccio

Purtroppo Maneki non ha un posto dove fissare le porte del tambuccio quando il boccaporto e' aperto, che e' durante il giorno (di notte dormo con il tambuccio chiuso). Quindi le due tavole erano sempre d'impiccio lungo la battagliola o sui divani. Ho pensato di usare una cerniera, una corda elastica e un gancetto per fissarli lungo la sponda della cambusa usando la maniglia di una delle porte. Facile da agganciare e sganciare.    

COVID19/Diario di una quarantena in barca 8 - Scatta la solidarieta'

Gran Canaria, 16 Aprile 2020

    Una delle più famose massime della mitologia indiana e' "Vasuddhaiva Kutumbakan" , dal sanscrito "Il mondo e' una unica famiglia" (Maha Uspanishad). Mi e' venuta in mente stamane a proposito della diffusione mondiale della pandemia e delle sue conseguenze sociali. Pero' potrebbe essere letta anche come una considerazione sulla solidarietà degli esseri umani che scatta nei momenti di crisi.
   Non e' solo retorica, ne ho avuto qualche esempio diretto nella piccola comunità' di 'velisti' in confino obbligatorio stabilito dallo stato di emergenza decretato dalla Spagna il 14 marzo. Insieme a me, alla rada difronte al porticciolo privato di Pasito Blanco (sud di Gran Canaria) ci sono altre cinque barche "abitate".  Una coppia di norvegesi, una di svedesi, una famiglia di tedeschi composta da genitori e tre figli adolescenti, un solitario francese e il mio duo italiano di madre figlia.  A circa 200 metri dalla baia, nel cantiere navale annesso alla marina, ci sono poi una coppia di californiani  e un altro duo sempre americano padre figlio. Vivono nelle loro barche in secca in attesa di riparazioni al motore.
    E' uno spaccato di mondo, che comunica in inglese, che condivide la quarantena e i problemi di un isolamento forzato all'ancora, come quelli del rifornimento di acqua dolce, la spesa, le bombole del gas per cucinare e, non da ultimo la tenuta dell'ancoraggio quando c'e' mareggiata.
    Dalla barca più' vicina, la norvegese Black Pearl ho ricevuto l'offerta di ormeggiare a un gavitello "privato" ma momentaneamente libero. E' successo dopo che la mia ancora si era spedata in una giornata di vento forte.  Twain, il californiano nel cantiere navale,  mi ha prestato un cavetto per caricare lo smarthphone e un giorno anche una bici per andare in farmacia a circa mezzora da Pasito Blanco. Siccome ha un auto a noleggio so che fa anche commissioni per chi ne ha bisogno.
    Da parte mia ho condiviso il mio wifi con i ragazzi tedeschi del catamarano, abbastanza vicino da prendere il segnale, che fanno lezione on line. Con Alain, il velista francese solitario, ci siamo scambiati dei libri.
    L'altro ieri, sempre Twain che e' il più' "dinamico", ha messo a disposizione la canna dell'acqua facendola passare attraverso il muro di recinzione che divide il cantiere navale dalla scogliera. Io e gli altri ci siamo quindi avvicinati con i dinghy per riempire taniche e bottiglioni. La processione e' andata avanti per un po' finché non e' comparso sul molo antistante un guardiano della marina che ha scatenato il fuggi fuggi. Anche le ronde della polizia in spiaggia suscitano un sentimento di solidarietà' tra di noi costretti a trovare mille sotterfugi per scendere a terra senza dare troppo nell'occhio.  La nostra situazione e' vista infatti come quella di "privilegiati", uniche barche che sono al di fuori del porto e uniche persone che hanno la possibilità' di nuotare, pescare e in genere usufruire del mare, in questo momento "vietato" a tutto il resto della popolazione.
   

COVID19/Diario di una quarantena in barca 7 - Tre letture mirate

Gran Canaria, 11 Aprile 2020

In questo periodo circolano molti consigli di letture. Anche io contribuisco nel mio piccolo. Si tratta di libri non legati alla vela, ma al momento particolare che stiamo vivendo di limitazione delle libertà individuali, di grande paura per il futuro e di claustrofobia quotidiana.
Paul Furst, Il dottor Schnabel (medico della peste nel XVII secolo a Roma).
La Peste di Albert Camus (1947), che ho scoperto e' tra i più letti, e' un must, perché ci ricorda che le epidemie hanno generato in passato sentimenti e inquietudini molto simili a quelle che stiamo vivendo ora. Quante similitudini ci sono con la pestilenza che sconvolge la cittadina algerina di Oran, le restrizioni ai movimenti, l'affollamento degli ospedali, il dramma dei cimiteri pieni e le fosse comuni...       
"Molti speravano sempre che l’epidemia si sarebbe fermata e che loro, con la famiglia,
sarebbero stati risparmiati. Di conseguenza, non si sentivano ancora obbligati a nulla. Per essi la peste non era che una spiacevole visitatrice, che doveva andarsene un giorno, com’era venuta. Spaventati, ma non disperati, non era ancor giunto il momento in cui la peste gli sarebbe apparsa come la forma stessa della loro vita e in cui avrebbero dimenticato l’esistenza che avevano potuto condurre prima del morbo".

   La seconda lettura e' il famoso Racconto dell'Ancella della canadese Margaret Atwood (1985), diventato il simbolo dell'oppressione (in quel caso maschilista) e di una umanità controllata e messa al servizio della classe dirigente.     
“Esiste più di un genere di libertà, diceva Zia Lydia. La libertà di e la libertà da. Nei tempi dell'anarchia, c'era la libertà di. Adesso vi viene data la libertà da. Non sottovalutatelo.”

    Ultimo suggerimento e' un grande classico che ho scoperto solo ora, La novella degli Scacchi del dissidente austriaco antinazista Stefan Zweig (1941), illuminante per le profonde riflessioni del Dr B. nella sua cella di isolamento prima di sfidare il campione di scacchi sul piroscafo da New York a Buenos Aires.   
“Ma persino i pensieri, per quanto possano essere privi di sostanza, necessitano di un punto d’appoggio, altrimenti cominciano a roteare e a girare senza senso su se stessi; anch’essi non riescono a sopportare il nulla. Aspettavi che accadesse qualcosa, da mattina a sera, e non accadeva niente. Continuavi ad aspettare, ancora e ancora. Non succedeva niente. Aspettavi, aspettavi, aspettavi, pensavi, pensavi, pensavi finché le tempie non ti facevano male. Non succedeva niente. Rimanevi solo. Solo. Solo."

COVID19/Diario di una quarantena in barca 6 - Otto facili esercizi per mantenersi in forma

Gran Canaria, 6 Aprile 2020

    "Impara l'arte e mettila da parte" si dice. Mi sto rendendo conto che i 25 giorni di traversata a vela dell'Atlantico mi stanno venendo utili ora per sopravvivere all'isolamento imposto dallo stato di allerta della Spagna, che - per dovere della cronaca - e' stato esteso ieri di altri 15 giorni fino al 26 aprile.  La durata del confino ha superato abbondantemente la durata media di una rotta dalle Canarie ai Caraibi. Se continua ancora dovrò forse chiedere suggerimenti ai velisti che fanno il giro del mondo senza scalo...
La premessa e' che mantenersi in forma e' essenziale per la salute psico fisica. Ci sono molte idee in Rete su come fare ginnastica negli spazi ristretti della casa. La barca e' un po' simile a un monolocale con la differenza pero' che non e' immobile e quindi richiede un po' più' di equilibrio, e che invece di ringhiere o travi sul soffitto ci sono sartie, scotte e boma. Ecco qui otto esercizi ginnici che mi sono inventata:
1 - Corsa sul posto per 20 minuti. La si può fare facilmente sul ponte a prua tenendosi con le mani alle scotte del genoa, meglio se tese. Non dimenticavi di cazzare il paterazzo per compensare la tensione sullo strallo. Non fattibile se qualcuno sta facendo la siesta nella cabina di prua.

2 - Squat. L'ideale e' tra la sartia laterale bassa e quella alta. Quattro serie da 10 alternate, cioè due a dritta e due a sinistra.










3 - Push-up. sempre sul ponte di prua, con la testa rivolta al piede d'albero, dove c'e' più spazio e la superficie e' più in piano. Venti intramezzati da riposo di 10 secondi


4 - Slanci gamba tesa (tonificazione glutei). Salire sulla tuga e tenersi al boma o al sacco della randa. Slanciare indietro la gamba tesa perpendicolari al boma. A ogni slancio guardare in alto. Serie da 10 prima destra e poi sinistra, per 4 volte (totale 80 slanci).










5 - Addominali
. Sedersi sul pulpito con la faccia rivolta all'albero, cercando di incastrare i piedi dove e' più comodo, per assicurare una buona presa. Con le mani dietro la testa fare 30 flessioni, tre serie da 10 con pausa di 10 secondi. Non consigliabile quando c'e' troppa onda perché si rischia di cadere in acqua.





6  - Torsioni del busto. Sedersi a cavalcioni del winch più grande o sul bordo del pozzetto dove si riesce meglio a bloccare le gambe. Con i gomiti all'altezza delle orecchie fare  due serie da 50 torsioni veloci accompagnandosi con il ritmo del respiro. Se e' a portata di mano meglio usare una pagaia o un remo (o il manico di una scopa).


7 - Step. Stando nel pozzetto salire e scendere sulle panche alternando destra e sinistra, tenendosi alla scotta della randa. Dieci volte a dritta e dieci a sinistra.

8 - Stretching gambe. Sempre nel pozzetto con la faccia rivolta verso prua poggiare una gamba per volta sul tambuccio (dopo averlo chiuso) e fare almeno 5 minuti di stiramenti alla fine di tutta la serie di esercizi.