Ritu Dalmia, la chef degli italiani in India, oggi sul Corriere

Milano, 20 luglio 2017

   Sorpresa! Oggi in prima pagina delle cronache di Milano del Corriere della Sera campeggiava Ritu Dalmia, la chef indiana che da anni cucina per gli italiani a New Delhi, e in particolare per i diplomatici. Gestisce infatti un ristorante all`Istituto italiano di Cultura, nel compound della sede diplomatica, che e` molto frequentato da stranieri dell`enclave diplomatica di Chaniakyapuri.  La Dalmia ha anche un altro ristorante di cucina italiana, Diva, che e` uno dei migliori della capitale e primo di una catena. Adesso come informa il Corsera aprira` a settembre un locale a Milano, in un posto storico, dove servira` cibo indiano `come si fa a casa`, il che che significa con meno peperoncino e spezie. Si chiamera` Chittamani.
   Nell`intervista al Corriere la Dalmia parla anche liberamente della propria omosessualita`, non penso che avrebbe fatto lo stesso con un giornale indiano, dato che in India le relazioni gay sono reato.

La dea Ganga in formato `macho`

New Delhi, 28 maggio 2017

    Sono andata a vedere una mostra sul Gange (`Ganga: River of Life and Eternity`) al National Museum che ben illustra con oggetti d`arte la miriade di leggende e miti che ruotano intorno a questo sacro fiume. La stagione poi e` quella giusta, perche` in questo periodo, decine di migliaia di indiani si riversano in Uttarakhand, lo stato himalayano piu` `santo` dell`India per la presenza delle sorgenti del Gange e di luoghi mitologici.
   Il Gange, oggi diventato una bomba ecologica, e` nell`immaginario induista una divinita` femminile. E` un sostantivo femminile nella lingua hindi (anche questa al femminile, `la hindi`, come mi correggono i miei amici indologi).  La dea Ganga e` raffigurata nell`arte indiana come una donna voluttuosa che tiene in mano un vaso e con accanto un pesce-coccodrillo, il `makara`, che e` il suo mezzo di trasporto. Come il topo per Ganesh o il Garuda per Vishnu.    Non mi dilungo sulla storia della dea e sulla sua origine perche` ci sono diverse interpretazioni e per me che non sono una indologa e` un campo minato.
   Mi ha incuriosito un particolare della mostra. La mostra al Museo Nazionale si apre con una gigantografia della fontana dei Quattro Fiumi del Bernini in piazza Colonna a Roma. Uno dei quattro giganti che raffigurano i grandi fiumi della terra (per l`epoca) e` appunto il Gange, un omone muscoloso e decisamente poco indiano. Gli altri sono Nilo, Danubio e Mar de La Plata.
   Come informa il primo pannello dell`esibizione a New Delhi, la statua romana  `e` l`unica raffigurazione maschile del Gange`. Sorpresa, mi chiedo quanti sono a conoscenza di questa curiosita`.    

ALLA SCOPERTA DI NEW DELHI 8 /Il cimitero armeno e la `cappella` di Kishan Gunj

New Delhi, 24 maggio 2017 

(Questa visita fa parte del mio progetto di documentare i luoghi della Cristianita` in India e di realizzare una guida di viaggio)

It is one of the neglected heritage of New Delhi, victim of the indifference and ignorance but also of an overcrowded city. The Armenian chapel and the annexed cemetery in Kishan Gunj, in the old Delhi, near a railways station with the same name, are the only surviving signs of the presence of a Christian community before the British, in the Mughal time.
There are the oldest Christian tombstones in New Delhi dating back to the XVIII century.  
The place is under the authority of the Archaeological Survey of India (ASI) according to a sign board on the road.

The chapel is now used by the Anglican Church (Csi) and a Mass is celebrating every Sunday.
Around 50 Christian families live in the buildings erected on the historical site.   
Therefor the cemetery is presently ‘hidden’ in the courtyards and it is not directly accessible by the visitors.  But the residents are usually kind and allow you to enter in their houses.  
   A marble slab on the outside wall of the chapel reveals the presence of a cemetery. During my visit the slab was behind a cupboard in a room used by the Christians. A boy showed it to me after moving the piece of furniture.
The inscription reads:
“Armenian Cemetry (sic), Rama Park, Kishan Gunj, Delhi-6`` and then ``Trustees Armenian Association, 5 Outram Street Calcutta-16”.
It was made in 1962 in occasion of a visit of an Apostolic delegate of the Catholicos of all Armenians. Strangely it does not mention the chapel.

Very little is known about the history of the Armenians in Delhi. According to the website of the Armenian College and Philanthropic Academy of Kolkata, the oldest grave in this cemetery dates back to 1787. But nowadays there is no trace.
According to the old records, one `Father Stephanus was the priest in 1713`.
The same source informed that `during the sack of Delhi in 1739 by Nadir Shah, the marauding army devastated the city and only a small Armenian cemetery and the Martyr’s Chapel attached to it escaped destruction`.
In a paper on the Armenians in Mughal Delhi, published "Journal of the Society for Armenian Studies" 15 (2006): pp. 177-187, the Muslim scholar Omar Khalidi has shed some light on the history of the tombstones. Also gives a list of inscriptions with the translation, but almost all of them are disappeared. (see the list)
The `chapel` is known also as the mausoleum of Manuel D`Eremao (1744-1829), an officer of Portuguese origin who was at the court of Mughal and that was in charge of the Fort of Hansi.
His tomb, built in Mughal style, was at the centre of the cemetery and it is possible that it was the today `chapel`.  Even the cemetery is mentioned by different author as D`Eremao cemetery.
It is likely that the `Armenian cemetery` was in reality a graveyards for the many Europeans at the service of Mughals, like the old Catholic Cemetery in Agra.
But differently from Agra where the site is still preserved, the Delhi Christian cemetery was encroached after the Partition of 1947 with the huge influx of refugees from Pakistan.
In 2006, the researcher Omar Khalidi located 15 tombstones. The Armenian inscription were all disappeared, the one in Persian were no more readable.
During my visit I spotted three tombs, only one with a cross, in bad shape, in a courtyard full of utensils and flowers pot.   


Alle sorgenti del Gange/Tempio di Kedarnath, un pellegrinaggio che ti fara` credere in Dio

Gauri Kund, 21 maggio 2017
   Ho finalmente completato il `Char Dham Yatra`, il pellegrinaggio hindu alle quattro sorgenti del Gange nello stato himalayano dell`Uttarakhand. Per essere precisi e` il `chota` (piccolo) Char Dham perche` quello integrale e` alle quattro estremita` dell`India. Nel 2011 ero stata a Gangotri e Yamunotri mentre due anni fa a Badrinath. Mi mancava quindi Kedarnath per completare il pellegrinaggio.


   Secondo le credenze induiste, coloro che si bagnano nelle quattro principali sorgenti del Gange, partendo da Est (Yamunotri) a Ovest (Badrinath) raggiunge la `salvezza`, moksha o il nirvana, che e` un elemento fondamentale per chi crede nella reincarnazione. Tradotto nella dottrina cattolica potrebbe essere come una indulgenza plenaria che si ottiene andando in pellegrinaggio a Roma nell`Anno Santo. Ma il paragone e` un po` azzardato.
   Per quanto mi riguarda non so se ho diritto al `nirvana` dopo che sonno stata a Kedarnath perche` non ho rispettato la rotazione Occidente a Oriente, che e` poi il verso orario in cui si cammina intorno ai templio o si fanno le offerte agli dei con l`incenso o il fuoco.
   L`origine del Chota Char Dham e` mitologica perche` e` legata alle vicende dei fratelli Pandava e di Shiva, il dio che vive in Himalaya e che ha creato Ganga, e che sono raccontate nel libro del Mahabharata. Non vado oltre perche` non sono una indologa e non voglio dire cavolate. So che questo circuito e` stato tracciato dal santo e filosofo Adi Shankarachaya che nell`VII secolo ha unificato le varie dottrine induiste e ha fatto costruire molti templi nei luoghi sacri. Tra l`altro, secondo la tradizione, Shankarachaya e` morto proprio a Kedarnath e li` si trovava il suo `samadhi` prima delle devastanti alluvioni del 2013 che hanno devastato la vallata e causato la morte di decine di migliaia di pellegrini. Il mausoleo era dietro al tempio e non e` ancora stato ricostruito.

Mago Karan a New Delhi, altro che David Copperfield!

New Delhi,  8 maggio 2017

    Non pensavo esistessero piu` i prestigiatori nell`era di internet, pensavo fossero ormai destinati all`estinzione come domatori di tigri dei circhi o gli incantatori di serpenti. Invece sono finita per puro caso in uno spettacolo di magia di un Houdini in versione `masala`.
   Passando davanti al Forte Rosso ieri sera ho visto una grande pubblicita` del `jadugar`Karan, mago di `fama internazionale per la prima volta a New Delhi`. L`occasione era troppo allettante per lasciarsela scappare. Quindi ho comprato un biglietto da 100 rupie (ultimi posti) per lo spettacolo delle 19.30.
   Lo show si teneva in un tendone dove era allestito un grande palco con un un impianto di luci stroboscopiche da discoteca. C`erano diverse file di posti a sedere, ma solo le ultime quelle da 100 rupie erano occupate da famiglie con bambini.
   Il mago Karan, un bell`uomo alto e slanciato originario del Gujarat, si e` presentato sullo stage su una moto in un completo fosforescente da marziano. Mi e` venuto in mente il mago Silvan, ma molto  piu` `ruspante`.

Alla scoperta di New Delhi 7/ Il giardino della principessa mughal Roshanara

New Delhi, 7 maggio 2017

   Purtroppo Roshanara Bagh (il giardino di Roshanara) e soprattutto la sua tomba del XVII secolo sono in condizioni pietose. Peccato perchè questo sito storico, a nord di New Delhi, racconta un affascinante pezzo di storia dei famosi mughal, gli imperatori che hanno regnato per tre secoli in India fino a quando sono stati cacciati dagli inglesi.
    Roshanara, era la seconda figlia di Shah Jahan e Muntaz Mahal, i sovrani sepolti nel Taj Mahal. Come le altre principesse mughal non poteva sposarsi, già bastavano i fratelli a scannarsi per il trono, figuriamoci se ci fossero stati anche i generi.
   Come la sorella maggiore Jahanara, la prediletta di Shah Jahan, ha quindi passato la vita a tramare complotti di corte e a nascondere gli amanti nell'harem. Se uno legge l'ultimo romanzo storico 'La Principessa Indiana' della scrittrice Indu Sundaresan riesce perfettamente a capire i vari intrighi di palazzo spesso sanguinosi.
   Roshanara sarebbe stata artefice dell'ascesa al trono dello spietato Aurangzeb, che ha fatto fuori il fratello Dara Shikoh e imprigionato il padre nel palazzo di Agra.
   Grazie ai favori di Aurangzeb, la principessa aveva un immenso potere negli affari della Corona, oltre che sull'harem. Ma a un certo punto deve essere caduta in disgrazia, si dice per la sua vita di libertinaggio, e quindi è stata esautorata dalla corte e 'esiliata' nel suo palazzo 'di piacere' fuori delle mura di Shahjanabad, la città fortezza dei mughal.
    Roshanara Bagh è quello che rimane della grande tenuta della principessa composta da un palazzo e da un immenso parco con canali e fontane.  Qui è morta nel 1671 ed è stata sepolta in un mausoleo di marmo nel centro del giardino. La struttura tombale (senza lapide) e il giardino sono sopravissuti, ma come dicevo prima sono in uno stato di forte incuria e degrado.  Soprattutto il Baradari (in urdu 'dodici porte'), il padiglione con 12 archi affrescati con al centro il recinto marmoreo della  tomba (senza tetto), richiederebbe attenzione. Il minimo che si può fare è ripulirlo e chiuderlo al pubblico. E' diventato un bivacco, senza una minima spiegazione su quello che era.
   Per fortuna il giardino è abbastanza curato, ma il laghetto non esiste più. Se si legge Wikipedia sembra un paradiso, e questo simboleggiavano i giardini mughal, ma la realtà è molto deludente. Annesso al parco c'è il Roshanara Club, uno degli esclusivi club lasciati in eredità dai britannici il cui ingresso è strettamente riservato ai membri.

Confindustria indiana, la prima donna presidente e il mito dell'eterna crescita

New Delhi, 4 maggio 2017

    Per la prima volta una donna è alla guida della Confindustria Indiana (Cii).  Shobana Kamineni, vicepresidente della catena di ospedali Apollo, è infatti stata eletta a guidare lo storico club degli industriali indiani nato nel 1895. E'  la conferna della crescente importanza del ruolo delle donne nella società indiana. Per questo sono andata a sentire la sua prima confererenza stampa in cui ha presentato il programma per l'anno in cui rimarrà in carica.
   A parte un accenno all'inclusione e all'ingresso delle donne nel mondo del lavoro, non ho sentito purtroppo nulla di sensato. Gli industriali indiani e (con loro l'India) stanno seguendo un modello di sviluppo che non è chiaramente sostenibile. Nel suo intervento, che ha letto tra uno starnuto e l'altro (le donne sono molto meno resistenti all'aria condizionata degli hotel a 5 stelle), ha elencato la solita litania di percentuali di crescita.  Cose da vecchia economia che da noi non fuzionano più, e forse manco in India visto che negli ultinmi anni si è assistito a un modello di 'jobless growth' che scompiglia tutte le classiche teorie dello sviluppo.
   La signora Kamimeni è convinta che nei prossimi tre anni l'India possa facilmente aggiungere un punto percentuale alla sua attuale crescita del pil (7.5-8%) che è già la più veloce al mondo.  In questo modo nel giro di tre anni l'India potrebbe toccare il mitico traguardo di un pil al 10%. Ovviamente se tutto va bene,  se il monsone è regolare, se il Pakistan non fa la guerra e se non ci sono calamità. Neppure il superpremier Narendra Modi, che molti considerano un megalomane, osa scommettere su questo obiettivo.
    Tra le condizioni 'virtuose' elencate dalla neo presidente della Cii, c'è l'urbanizzazione.  Decine di milioni di contadini si riverseranno nelle città dove potranno guadagnare 2,5 volte di più che nelle campagne.   'Solo il 33% della popolazione vive oggi nei centri urbani contro il doppio della Cina' ha detto.  Nel 2031 ben 600 milioni di indiani vivranno in città.
   Secondo la signora Kamineni questo significa un boom delle costruzioni, settore altamente 'labour intensive' con forti vantaggi sull'occupazione. Si prevede che le costruzioni, grazie anche al progetto del governo di realizzare 20 milioni di case popolari, porteranno 30 milioni di posti di lavoro. Gia` oggi le metropoli sono dei cantieri edili permanenti, enormi complessi terziari e residenziali (nella foto Gurgaon) stanno spuntando come funghi.  `
    Ovviamente in questo mondo idilliaco della Cii non esistono acquedotti, fognature, rifiuti da smaltire, aria inquinata, ospedali, scuole, verde pubblico....Non c'è una parola dei suoi 40 minuti di intervento che si riferisce alla questione ambientale che è fondamentale per parlare di sviluppo urbano.
    Mi chiedo quindi se la neo leader della Cii non abbia mai attraversato un ponte sulla Jamuna, possibilmente con i finestrini aperti, o sia passata all'ora di punta per Rani Jansi Road nel centro storico, o anche solo sia stata a Ghaziabad, dove c'è la discarica nell'hinterland di Delhi. E dopo dicono che le donne hanno un maggiore senso pratico.  

Il `deja vu` del Made in Italy/ L`India e` una `torta`, ma manca un `sistema Paese`

New Delhi, 29 aprile 2017

    Leggo qui sul Sole 24 Ore il resoconto della missione economica del viceministro dell`Economia Ivan Scalfarotto che si e` tenuta in questi giorni a Delhi e Mumbai e che segna la normalizzazione dei rapporti tra Italia e India. Il quotidiano della Confindustria giustamente scrive di `ripresa di dialogo` tra i due Paesi `ostaggio` della crisi dei maro`. Ma ignora il fatto che prima dell`incidente della Enrica Lexie gli affari non e` che andassero a gonfie vele.
    Se si prendono gli ultimi dieci anni (e non il 2000) mi sembra che l`Italia sia scesa nella graduatoria dei partner commerciali dell`India. Certo, il problema non e` solo del Made in Italy, ma nella recessione globale e nella battuta di arresto della crescita indiana nel 2012-2013 (quando il pil scese sotto il 5%, che per l`India e` una tragedia).
    Sono anni che l`India viene considerata una `ricca torta` per le imprese italiane, ma alla fin fine, dati alla mano, rappresenta solo lo 0,9% della quota dell`interscambio totale italiano. E l`Italia, nononstante sia il secondo produttore manufatturiero della Ue, e` solo il quinto partner commerciale dell`India nella stessa Europa (e il 29esimo, mi sembra a livello mondiale). Insomma c`e` da fare parecchio lavoro da parte del nostro `sistema Paese`, come dice Scalfarotto.
    L`articolo e` un deja vu. Poteva essere scritto, senza molte varianti, all`epoca della missione di `sistema` dell`ex premier Romano Prodi esattamente dieci anni fa. Da allora non molte cose sono cambiate, l`India continua a essere una appetitosa `torta` e  le imprese italiane continuano a essere penalizzate dalla mancanza di un `sistema Paese`. Forse sarebbe il caso di rivedere alcuni schemi mentali.  

LA FOTO/Non e` Aleppo e neppure Mosul, e` il centro storico di New Delhi

New Delhi, 30 aprile 2017 



Unione Europea, Federica Mogherini, la bete noir dell'India, arriva a New Delhi/ 3

New Delhi, 22 aprile 2017

   Sembra una telenovela latinoamericana. Venerdì dopo il suo incontro con il ministro degli Esteri, Federica Mogherini è stata ricevuta dal premier Narendra Modi in un incontro fuori programma. Significa che le relazioni con la Ue si stanno mettendo decisamente bene e che la disputa sui marò è ampiamente superata.
E...a sorpresa nel breve comunicato dell'incontro con il primo ministro (che metto qui sotto) è ricomparso il 14esimo vertice bilaterale India-Ue che si terrà a ottobre. Evidentemente super Modi ha dato il suo imprimatur.



Press Information Bureau
Government of India
Prime Minister's Office
21-April-2017 18:13 IST
EU High Representative for Foreign Affairs and Security Policy calls on the Prime Minister


Ms. Federica Mogherini, European Union High Representative for Foreign Affairs and Security Policy, called on Prime Minister Shri Narendra Modi today.

Prime Minister Modi and Ms. Mogherini discussed regional and global developments of mutual interest. The Prime Minister and Ms. Mogherini agreed on the need to strengthen the security cooperation between India and EU, particularly on the issue of counter-terrorism.

Prime Minister Modi recalled his successful visit to Brussels in March 2016 for the last India-EU Summit, and said that he is looking forward to the next India-EU Summit to be held in India in October 2017. 

Unione Europea/Federica Mogherini, la bete noir dell`India, arriva a New Delhi/2

New Delhi 21 aprile 2017

   Per dovere di cronaca, ecco il follow up degli incontri di Federica Mogherini a New Delhi con la ministra degli esteri Sushma Swaraj (nella foto ufficiale del MEA qui sotto) e il viceministro MJ Akbar.
   Nel comunicato (leggi qui)  si accenna al 13esimo summit bilaterale UE-India dello scorso anno, ma non c`e` traccia del prossimo incontro annuale. C`e` un timido riferimento a una ripresa dei negoziati sul trattato di libero scambio, che e` il punto chiave delle relazioni commerciali tra i due blocchi.            Certo, senza Gran Bretagna, la Ue ha molto meno appeal per l`India. Si puo` forse dire che sono le imprese europee maggiormente interessate a cercare sbocchi in India, piuttosto che il contrario.  
    Il linguaggio e` quello tipicamente diplomatico. I colloqui si sono tenuti nella solita  `friendly and cooperative atmosphere`. Insomma e` un buon inizio, ma la strada e` ancora lunga e manca una road map.


Unione Europea/ Federica Mogherini, la bete noir dell'India, arriva a New Delhi

New Delhi, 20 aprile 2017

   Ieri sera all'Istituto Italiano di Cultura fervevano i preparativi per una mostra sui 60 anni del Trattato di Roma. Mi chiedevo come mai...dato che la ricorrenza è stata il 25 marzo, mentre la festa dell'Europa del 9 maggio è ancora distante. Oggi ho scoperto l'arcano. E' infatti in arrivo a Delhi Federica Mogherini, alto rappresentante per la politica estera dell'Unione Europea, nonchè vicepresidente della Commissione Europea.
   Nella sua precedente veste di ministro italiano degli Esteri, la Mogherini era stata impegnata in prima persona nella crisi diplomatica con l'India scoppiata dopo l'arresto dei marò nel 2012. Poi quando è stata inviata a Bruxelles ha continuato a sostenere la causa della giurisdizione italiana sull'incidente avvenuto in acque internazionali coinvolgendo le istituzioni europee in un pressing sull'India. Con lei le relazioni tra New Delhi e Bruxelles si sono praticamente azzerate. Era diventata la 'bete noir' dell'India.
   Ma adesso è pieno disgelo. Un anno fa, pochi giorni dopo la strage di Bruxelles, il premier Narendra Modi faceva scalo in Belgio per rilanciare le relazioni dopo 4 anni di sospensione dei summit annuali.
    La 'ministra degli Esteri' europea, che arriva da Cina, incontrarà domani l'omologa indiana Sushma Swaraj. E' la prima visita ufficiale di un leader della Ue a Delhi dopo molti anni di tensione e sgarbi diplomatici. Oggi al briefing settimanale della stampa, ho chiesto al portavoce governativo Gopal Baglay se la visita significava una ripresa dei negoziati commerciali bloccati non solo per i maro' ma per una serie di contenziosi. Lui mi ha risposto vagamente, probabilmente non si era preparato.
   In un comunicato, invece, Bruxelles è molto più loquace, si spinge a dire addirittura che alla fine dell'anno si terrà il summit bilaterale in India. Che si siano scordati di avvertire New Delhi? Ecco il testo
    'In India, the High Representative will hold consultations with Minister of External Relations Sushma Swaraj on 21 April. The HRVP and the Minister will discuss preparations for the 14thEU-India Summit, to be held later this year in New Delhi. Bilateral, regional and global issues are also on the agenda. The High Representative will also hold talks with the National Security Advisor and with other members of the Indian Government. In addition, she will open the EU@60 Treaty of Rome Exhibition.

Alla scoperta di New Delhi 6/ The Spice Bazaar of Khari Baoli

New Delhi, 16 aprile 2017 

   It is unfortunate that New Delhi is often known as the Indian capital of sexual violence and pollution, because on the contrary, it has some hidden treasures, like the Spice Market.
   The bazaar of Khari Baoli, in the walled city, is one of the largest wholesale markets of spice in Asia and is operating since the last five centuries.





   In this labyrinth of alleys and by-lines, you can see tons of spices, tea, dry fruits and medicinal herbs being loaded, carried and unloaded simultaneously by a multitude of ‘coolies', the tireless porters that evoke an image of India's colonial time. It is a walking down memory line.
   Here and there some dried chilli peppers, ginger root or the yellow turmeric peep out from a pile of gunnysack loaded on the hand carts. Other bizarre roots, nuts, dried leaves or piece of unrefined sugar are displayed in small heaps on the floor. The air is full of different bitter and sweet aromas. It is allergic and after a while, your nose is burning.
   Sneezing and coughing is the background while you are walking through the by-lines zig-zagging the coolies . Some of the spices are familiar like the cardamoms, nutmeg, coriander or anise, others are mysterious substance. The traders are happy to tell you the name in Hindi and in English and also to give some explanation. Usually, they have a culinary and a medical use, for example in Ayurveda.
   India is the biggest producer and exporter of spices since the mists of time. Of the 109 variety of spices, India produces and sells 79. The Romans, Portuguese and the British travelled on "spices route". The demand of black pepper, cloves and other luxury goods by Europe was the driving force of the colonization of India.
   According to the president of the Kirana Committee Association, Bunty Gupta, around 2,000 traders work in Khari Baoli and most of them are in the sixth or seventh generation of merchants. Every day around 50.000 shopkeepers, porters and helpers go to the bazaar. The association is 100 years old, more than the independent India.
   Recently I spent three days in the market going around with the camera in my hands. My preferred spot is Gododia Market. It is a three-floor commercial complex built by a wealthy merchant in 1920s. At the time it was a luxurious ‘shopping mall', now it is decrepit but still preserves its beauty. Here thousands of gunny bags are moved in and out the gates following some invisible orders. In a cloud of fine dust, the traders, lying on a white cotton mattress, are intent to write numbers on notebooks (only a few of them have a laptop). The walls are covered in orange stains from ‘pan', the chewing tobacco. The floor seems unclean since centuries. You can climb on the roof and enjoy a superb view of Old Delhi, mainly at the sunset.
   On one side there is Fatehpuri Masjid, a mosque built in 1650 by Fatehpuri Begum, one of the wives of Shah Jahan, the Moghul emperor who created the famous Taj Mahal, the monumental tomb of Agra city. The mosque is at the end of Chandni Chowk, the chaotic shopping street that is with the near Red Fort, the two main touristic spots of old Delhi.
   Recently the spice market of old Delhi is in jeopardy because the wholesalers want to relocate their business in a bigger and modern place with all facilities, like cold storage. They have already found a commercial area in Sonipat, in the state of Haryana, 50 km from New Delhi. They accuse the Delhi government of apathy because it has never fulfilled their request regarding godowns and warehouses to store their supplies.
   In addition to that, the e-commerce is transforming the traditional wholesale business. The bazaar of old Delhi, like the ‘suq' in the Middle East, they are becoming obsolete. Some big traders in Khari Baoli already moved on the web. But the small ones are unwilling to change their traditional way to work. And they don't have not have enough resources to relocate. It means that this thriving and colourful bazaar has its days numbered. So hurry up to take the last glance of old Delhi.

How to reach:
Khari Baoli market is in the old Delhi at the end of Chandni Chowk, behind a mosque called Fatehpuri Masjid. It is a walking distance from Chandni Chowk metro station. For guided tour look for Heritage Walks on the web or contact myself.



CINEMA - Mukti Bhawan (Salvation Hotel), dove praticare una naturale eutanasia

New Delhi, 10 aprile 2017

    Lo scrittore Tiziano Terzani diceva che 'in India si impara a morire'. Non so se è una frase sua o se qualcuno glielo aveva detto, ma è esattamente quello che mi è venuto in mente vedendo il film di Shubhashish Bhutiani, 'Mukti Bhawan', traducibile in in inglese come 'Salvation Hotel'.
    E' incredibile come un regista di appena 25 anni riesca a trattare con tanta delicatezza, garbo e perfino ironia un tema così enorme come la morte. E' vero che non ha avuto bisogno di ricorrere alla fantasia, perche' il Mukti Bhawan esiste davvero a Varanasi. E' un decadente edificio sui ghat del Gange con una ventina di camere ed è frequentato da moribondi. Come è nel film, il limite massimo di permanenza è davvero di un paio di settimane. Dopo questo tempo, si suppone che l'ospite muoia come viene detto al protagonista, il 77enne Daya, che si fa portare lì da suo figlio dopo aver deciso che è arrivata la sua ora. Ma è una regola che ha molte eccezioni. Una signora che diventa la confidente di Daya è ospite del Mukti Bhawan da ben 14 anni... anche lo stesso Daya starà più di 15 giorni. 
   L'impressione è che questi anziani che vengono qui a morire abbiano un piacere intimo nell'assaporare gli ultimi momenti sulla terra. Non c'è più attaccamento e non ci sono più rimpianti. Piuttosto sono i familiari a disperarsi e ad accorgersi delle proprie contraddizioni. Come il figlio di Daya, Rajiv, che non riesce a staccarsi dal telefonino e dal suo lavoro, tutto preso a soddisfare le richieste del suo principale e le scadenze dell'ufficio.
    Per gli indiani, che credono nella reincarnazione, è forse più facile prendere alla leggera l'argomento 'morte' che, nelle società occidentali, è ancora tabù. L'eutanasia non esiste in India, è vietata, ma al Mukti Bhawan di fatto gli anziani rinunciano alle cure mediche...quindi il Salvation Hotel è un po' come una di quelle cliniche svizzere... ma senza l'iniezione letale e senza la parcella.
   Pensavo di uscire scioccata dalla visione di Mukti Bhawan, invece è un film di grande dolcezza e poesia che fa riflettere sulle nostre paure e inquietudini.

Il bancomat dell`acqua alla fermata della metro

New Delhi, 7 aprile 2017

   Ieri sono uscita dalla fermata della metropolitana di Mandi House, sulla nuova `violet line`, e ho visto con sorpresa una bella iniziativa. C`e` un `bancomat` dell`acqua potabile, dove si poteva ricaricare la propria bottiglia. Da anni ormai mi batto contro la plastica cercando nei limiti del possibile di non comprare alcun contenitore di plastica, portando sempre con me nella borsa una bottiglia che riempio dove trovo delle fontanelle di acqua potabile, cucchiai e cannucce e, spesso anche un bicchiere. L`obiettivo e` di concludere la giornata con zero rifiuti, Gli amici mi trovano bizzarra, ma io rispondo con le parole del Mahatma Gandhi, `se vuoi cambiare il mondo inizia da te stesso`.
    L`ATM di Mandi House era deserto quando l`ho fotografato, sono stata li` un po` ma non si e` avvicinato nessuno nonostante la calura del pomeriggio. Non so quindi quanto abbia successo, ma almeno qualcuno ci ha provato. E qualcuno come me ha la possibilita` di dissetarsi senza rilasciare plastica nell`ambiente. 

Post-maro`/ L`Italia ritorna in India

New Delhi, 5 aprile 2017

   Ho visto oggi su The Hindustan Times questa pubblicita` della grandezza di un quarto di pagina, su una delegazione di imprenditori italiani in arrivo a Delhi e Mumbai il 27 e 28 aprile. Si tratta della prima visita ufficiale da circa 5 anni, ovvero da quando e` scoppiato il caso maro`.
    E` vero che la data scelta e` un po` infelice perche` coincide con il periodo` piu` caldo, anche oltre 40 gradi. Ma il business preferisce l`aria condizionata, quindi non penso sia un problema. L`evento e` promosso da due ministeri, Confindustria, Ice, Abi, Camere di Commercio ecc e` in collaborazione con gli industriali indiani. Vedo che sono rappresentati i settori della meccanica e tecnologie verdi, due campi ad alto contenuto hi tech di cui gli indiani hanno molto bisogno. Quindi, Italia welcome back to India. 

Visti on-line, finalmente c'è anche l'Italia tra i 161 Paesi

New Delhi, 3 aprile 2017 

   Fin dal 2013 l'India ha introdotto progressivamente il sistema di Visti on-line o e-Visa, ma in tutti questi anni l'Italia era rimasta esclusa, unico Paese europeo. Non è mai stata data una spiegazione, ma penso sia stata una azione punitiva per la questione dei marò. Di conseguenza, a differenza delle altre nazioni che avevano diritto all' e-Visa, non c'è stato un grosso aumento di turisti italiani in India. Mentre si è verificato un incremento degli arrivi in senso opposto.
   Dal Primo aprile il ministero degli Interni ha introdotto una riforma dei visti allo scopo di incrementare il turismo (questa la circolare). I Paesi con e-Visa sono ora 161 con l'aggiunta di una nuova tranche che comprende appunto l'Italia, Slovacchia, Azerbaijan e Uzbekistan. La lista completa è qui.
   Il visto elettronico è stato esteso a due mesi e può essere richiesto per turismo, business o motivi sanitari. Anche quattro giorni prima dell'arrivo. Gli aeroporti dove è accettato sono ora 24, quindi si vuole spingere i collegamenti internazionali con altre città oltre Delhi e Mumbai. Più tre porti, Goa, Kochi e Mangalore per il business delle crociere che sta iniziando ora. Quindi significa che finalmente potrò coronare il mio sogno di arrivare via mare in India.... I turisti potranno inoltre avere una sim card di benvenuto al loro arrivo. Insomma porte spalancate, per attivare valuta straniera come vuole il premier Narendra Modi. 

Alla scoperta di New Delhi 5 / Hauz Khas, il `lago reale`

New Delhi, 2 aprile 2017

   Il parco del complesso monumentale di Hauz Khas, a sud Delhi, e` il mio cortile di casa...e` dove vado a correre, passeggiare e ricrearmi. Quindi lo conosco a menadito, ma mi rendo conto che invece e`completamente ignorato dai turisti. Per molti, questo e` uno dei piu` bei parchi di Delhi, dopo il piu` famoso Lodi Garden.
   Le rovine di Hauz Khas risalgono al periodo medioevale, XIII e XIV secolo,  e anche queste come quasi tutti i monumenti di New Delhi appartengono ai sultani mussulmani. Spesso, penso che se a New Delhi e` rimasto qualcosa di verde, e` proprio grazie agli invasori islamici.
Leggo che il nome di Hauz Khas ha un origine persiona. Haus significa `water tank` e khas `reale`.
Quindi e` il `lago reale`.
   Il laghetto artificiale che e` situato in mezzo al parco e` infatti la principale attrazione. ‘Hauz Khas is so large that an arrow cannot be shot from one side to the other’ scriveva il guerriero uzbeco Timur dopo aver catturato il Sultanato di Delhi nel 1938.
    D`inverno e` pieno di anatre e uccelli migratori, mentre d`estate e` di un verde scuro perche` e` invaso dalle alghe. Sembra uno stagno, nonostante i continui trattamenti della municipalita` e delle fontane che ossigenano l`acqua. Ma ha il suo fascino. Da alcuni anni ci sono delle oche. In mezzo al bacino c`e` una isoletta che lo rende molto scenico,
    Il complesso archeologico e` formato da diverse tombe e dai resti di una `madrassa`, Spicca in particolare la tomba di Feroz Shah (1309-1388), della dinastia dei Tughlaq, uno dei tanti sultani di Delhi che ha costruito molti  palazzi tra cui il Feroz Shah Kotla (prima del Forte Rosso), ma ha anche raso al suolo tutti i templi hindu. La sua anima riposa nell`edificio piu` grande ad angolo tra frotte di innamorati e studenti che affollano le rovine di Hauz Khas Village e il parco sottostante.
   In realta` il laghetto era stato scavato da un altro sultano precedente, Allauddin Khilji (1296-1316) per dissetare la citta` di Siri, una delle `sette citta`` di Delhi. 
    Il mio posto preferito, nel parco e` la Munda Gumbad, una misteriosa costruzione senza cupola che sorge su una collinetta, che in origine era in mezzo al bacino, ora molto piu` piccolo.
   Il fatiscente villaggio di Hauz Khas, a cui si accede dal parco, e` oggi il centro della vita notturna della capitale. Attraverso un passaggio si entra nell`adiacente Deer Park (detto cosi` perche` ci sono i cerbiatti) dove sorgono altre tombe e rovine. 

Kashmir, il piu` lungo tunnel stradale dell`India parla Italiano

New Delhi, 31 marzo 2017

  La prossima settimana il premier Narendra Modi inaugurera` un tunnel stradale in Kashmir, la regione a maggioranza mussulmana contesa con il Pakistan, che e` il piu` lungo mai costruito in questa parte di Himalaya e che - guardate un po` - e` stato disegnato da italiani.  Il traforo Patnitop di 9 km sulla autostrada che va da Jammu a Srinagar permettera` un notevole risparmio di tempo.
Il progetto e` stato realizzato con il contributo della societa` di ingegnerisica Geodata che tra l`altro sta lavorando anche alla ferrovia sempre in Kashmir e ad altre opere pubbliche sotterranee in India. Leggo sul sito dell`azienda torinese che l`appalto (2010-2014) da 375 milioni di euro riguardava il `detailed design, including Geotechnical Monitoring, MEP system design, and Construction Follow-up`.
    Mi piace scrivere questo per sottolineare come gli ingegneri italiani non abbiano perso il loro primato nella progettazione di infrastrutture e per fortuna sono quindi ancora competitivi.
   Peccato che ai media italiani non interessi per nulla raccontare di queste collaborazioni e dello sviluppo infrastrutturale che sta trasformando l`India delle vacche sacre. Preferiscono scrivere o meglio scopiazzare su internet storie di tribu` dove comandano le donne o di statue che celebrano pseudo eroi anti mussulmani come a Mumbai, perche` questi sono gli argomenti che vanno `di moda` e soprattutto non si fa fatica a fare i titoli. Ma l`India (e anche l`Italia) e` un`altra storia. 

Sorpresa, le nuove 500 e 2000 rupie sono stampate su carta Fabriano

New Delhi, 28 marzo 2017

    Ho scoperto leggendo questo articolo su The Indian Express che le nuove banconote da 500 e da 2000 rupie in circolazione sono stampate su carta Fabriano. La storica e famosissima cartiera italiana, ora del gruppo Fedrigoni, e` infatti tra le fornitrici della Reserve Bank of India (Rbi). E` tra le nove societa` straniere selezionate a dicembre per fornire alla Zecca indiana 20 mila tonnellate della speciale carta filigranata e con il filo di sicurezza. In effetti le nuove banconote mi ricordano un po` l`euro, che arriva dalla stessa cartiera.
   Non molte aziende al mondo sono in grado di produrre questo tipo di carta e evidentemente in India non ce ne sono. Leggo sul sito di Fabriano Security, che produce questo tipo di carta per passaporti, bolli e banconote, che la fibra deve essere al 100 per cento di cotone per garantire la resistenza. Poi c`e` l`aspetto sicurezza, immagino che saranno arrivati interi aerei in India. Probabilmente negli stabilimenti di Fabriano avranno lavorato notte e giorno per la maxi fornitura. Il governo ha dovuto sostituire in poche settimane l`85% della liquidita` in circolazione. Stiamo parlando di un Paese da 2,2 miliardi di persone, non sono bruscolini. Non so quanti euro ci sono in circolazione, ma penso che la quantita` di rupie sia maggiore. Per mesi la Zecca ha stampato in continuazione, mentre gli indiani erano in coda ai bancomat. Adesso non ci sono piu` problemi di liquidita` e  il premier Narendra Modi e` stato pure `premiato` alle elezioni regionali in Uttar Pradesh.    Rimane il mistero delle banconote da mille che non esistono.... Ma penso che presto saranno introdotte e allora ci sara` altro lavoro per Fabriano. A meno che non finisca travolto dallo scandalo sollevato da Indian Express. Il rappresentante indiano della cartiera sarebbe infatti coinvolto nei Panama Papers come evasore fiscale. Non c`e` alcuna connessione con la fornitura di carta, ma qui in India quando si parla di business italiano c`e` sempre il sospetto che ci sia corruzione. Vedasi gli elicotteri di AgustaWestland.
    E` l`eredita` del vecchio scandalo del mediatore Ottavio Quattrocchi,  rappresentante dell`allora Snam Progetti a New Delhi e amico di Sonia e Rajiv Gandhi, accusato di aver veicolato  mazzette per l`acquisto di cannoni svedesi Bofors. Quattrocchi, che era scappato a Kuala Lampur, ora e` morto, ma il suo spetttro continua ad agitare il mondo della politica indiano. 

Alla scoperta di New Delhi 4 / Museo Nazionale, ci vorrebbe un restyling

New Delhi, 26 marzo 2017 

    Sono andata al National Museum di Janpath per cercare qualche `prova storica` del periodo tra il I millennio AC e il I millennio DC. Mi interessa capire che succedeva in India quando l`apostolo San Tommaso e` arrivato da queste parti, prima a Nord attraverso la via della Seta e poi in Kerala e Tamil Nadu dove e` morto. In effetti quel periodo e` un po` oscuro. All`epoca sul subcontinente indiano regnavano i Kushan, una misteriosa dinastia giunta dalla Cina e insediatosi in una regione molto vasta che comprendeva Afghanistan, Pakistan e nord dell`India. Questi regnanti erano buddisti con tendenze fortemente elleniche.
   Nella Kushana Gallery ci sono infatti esempi di arte buddista del Gandhara, tra cui dei Buddha vestiti alla moda greco-romana. Sembrano dei Cesari. I Kushan erano a Taxila, a nord di Islamabad, e anche a Mathura, la citta` di Krishna vicino a Delhi. Se e` arrivato fino a qui lo stile ellenico, non mi stupisco che anche il Cristianesimo sia veicolato attraverso le rotte commerciali con il Mediterraneo, Pero` rsi dice che i sovrani Kushan non siano stati impressionati dai miracoli di San Tommaso, il quale ha dovuto ripiegare a sud dove ci sono le tracce del suo passaggio, tra cui la tomba a Chennai..
    L`India meridionale, si sa, ha resistito meglio ai guerrieri che calavano dall`Asia centrale. Di fatti qui all`epoca di Gesu` c`erano delle dinastie hindu. Il museo nazionale qui e` un po` carente. Esistono solo opere dell`era Satavahana, che pero` era limitata al Deccan (Maharastra). Del Kerala o Tamil Nadu non c`e` nulla. Nulla sul porto romano di Muziris, scoperto qualche anno fa.
   Mentre cercavo invano tracce del Cristianesimo, pensavo alle condizioni un po` penose del museo, aperto al pubblico nel 1960, che dovrebbe in teoria essere il piu` importante del Paese e quello che meglio illustra la ricchissima civilta` indiana.
    La galleria Harappan, che espone dei tesori di 5000 anni fa trovati nella valle dell`Indo, tra cui la famosa `Dancing Girl`,  e` decente,  ma si potrebbe fare di piu` sulle descrizioni, data l`immensa l`importanza della collezione che arriva in buona parte dagli scavi in Pakistan. Le etichette nelle altre gallerie sono cosi` piccole che bisogna chinarsi per leggere. Nonostante i cartelli e i custodi, il pubblico tocca a piacimento le sculture di 2 mila anni fa.
    Qualcosa e`pero` stato fatto. C`e` una audioguida del museo e la `Bronze Gallery` e` stata riammodernata di recente con una adeguata illuminazione e teche di vetro. Insomma qualcosa si muove.

Attentato a Londra, un paio di riflessioni dall`India

New Delhi, 24 marzo 2017

   Stamane al parco di Hauz Khas, dove vado a correre, ho visto che hanno messo del filo spinato sulla recinzione e un nuovo cancello per chiudere un sentiero che si perde in un fitto bosco vicino a uno slum di Hauz Khas Village. Non e` una protezione dalle scimmie...penso sia per evitare intrusioni nel parco che viene chiuso di notte.
   Filo spinato e muri di cemento sono articoli in grande richiesta ultimamente e ahime`, temo, lo saranno sempre di piu`. Barriere di cemento e cortine di ferro contro attentatori suicidi, contro migranti disperati che scappano dalle guerre, contro chi vuole una vita migliore, come quella che vede su internet. All`epoca della guerra fredda c`erano i muri per separare chi la pensava diversamente.  Adesso i muri servono a isolare i poveri dal resto della popolazione piu` fortunata. Lo scontro di civilta` c`e` come ha previsto Samuel P. Huntington, ma non c`entra la religione o l`ideologia, e` un puro scontro tra `chi ha` e  `chi non ha`, tra le riccche elite e le masse di indigenti.
   Nello stesso giorno dell`attentato a Londra, circa 150 persone (ma nessuno sa quante di preciso) sono state uccise dai bombardamenti a tappeto a Mosul.  Non penso siano tutti terroristi dell`Isis, ho letto che sono civili intrappolati nella guerra tra la coalizione (US e UK)  e l`Isis (che a sua volta sara` appoggiato da qualuno altro). Nessuno ha acceso la bandiera irachena sulla torre Eiffel o sulla Porta di Brandeburgo. Nessuno ha condannato la strage o anche solo chiesto scusa. E` considerato un danno collaterale di operazioni militari che avvengono in un centro abitato.
    Con questo non voglio sminuire l`atrocita` del massacro di Londra. Tra le vittime ci poteva essere anche mia figlia che studia al Kings College,  qualche isolato piu` in la da Westmister, e che quel ponte lo percorre forse ogni giorno. E` un crimine bestiale e i pazzi estremisti vanno fermati. Ma se, a partire dai media, cominciamo a considerare con lo stesso rispetto e attenzione anche le vittime in Iraq, Siria, Pakistan, Yemen ecc, magari riusciamo meglio a combattere il fanatismo senza erigere dei muri. 

Italian National Day all`ambasciata di New Delhi.

New Delhi, 18 marzo 2017

Ieri sera si e` tenuta la celebrazione dell`Italian National Day nel giardino-uliveto dell`ambasciata d`Italia a New Delhi. Come avevo spiegato in questo post si tratta del ritorno alla `normalita`nelle relazioni con gli indiani dopo cinque anni di `gelo` a causa della crisi dei maro`.
Per l`occasione e` stata invitata a esibirsi l`Orchestra di Mantova che si trova in tournee in India. L`ambasciatore Lorenzo Angeloni ha fatto gli onori di casa e ha annunciato che ad aprile arrivera` una delegazione governativa e di imprenditori dall`Italia.  L`ospite d`onore era il Minister of State (una sorta di viceministro) alla Scienza e Tecnologia Y.S. Chowdary, il quale nel video che allego qui sotto, inconsapevolmente ha svelato l`arcano, Il National  Day si tiene il 17 marzo (anniversario dell`Unificazione, data importante certo) e non il 2 giugno, perche`....in quel mese fa troppo caldo, 

ELEZIONI REGIONALI 2017 - Modi trionfa in Uttar Pradesh, ma il Congresso vince in Punjab (e Goa)

New Delhi, 13 marzo 2017

   Come al solito ogni previsione elettorale in India viene regolarmente smentita. Il trionfo di Narendra Modi nello stato chiave dell'Uttar Pradesh ha colto tutti di sorpresa, me compresa. Il suo partito di destra, il Bjp, ha incassato una maggioranza di 325 seggi (su un totale di 403) polverizzando ogni record e soprattutto mandando in soffitta i cosidetti 'partiti casta' che per decenni avevano dominato il più popoloso Stato indiano (200 milioni di abitanti).
    Ho sempre creduto che l'Uttar Pradesh fosse dominato da logiche 'regionali' e che quindi le elezioni locali non potevano essere influenzate da outsider. Tant'è che nè il Bjp e nè il Congresso di Sonia Gandhi avevano mai messo radici. La politica in Up (e in altri Stati) era monopolizzata da potenti satrapi locali legati alle caste o alle minoranze. Modi, un 'outsider' che arriva dal Gujarat, ha sfatato questo mito riuscendo a conquistare mussulmani, dalit e le caste basse promettendo sviluppo e equità sociale. In pratica si è appropriato dell'elettorato della sinistra con un programma 'di sinistra'.
   La vittoria di Modi ha smentito anche coloro che pensavano che la 'demonetization', l'abolizione delle banconote da 500 e 1000 decisa a novembre, avesse colpito le classi più deboli. Sapevo che a novembre a causa della crisi di liquidità molti manovali e braccianti dell'Uttar Pradesh erano rimasti senza paga ed erano stati costretti a tornare nei villaggi. Molti, come me, ritenevano che questo avrebbe influenzato il voto. Invece è stato esattamente il contrario. Modi è stato premiato per la sua misura anti corruzione. E' l'ennesima conferma che da New Delhi difficilmente si capisce cosa succede nell'India profonda. 
    Detto ciò bisogna però allargare lo sguardo anche sugli altri Stati che sono andati al voto a febbraio e marzo. Solo due (Uttar Pradesh e il suo gemello himalayano, l'Uttarakhand) su un totale di cinque sono andati al Bjp. Il Congresso ha vinto in Punjab, mentre a Goa e Manipur ha riportato la maggioranza relativa. Quindi se si guarda il bicchiere mezzo vuoto, c'è stato un chiaro contraccolpo a livello nazionale per il partito di Modi. A Goa si avvertiva chiaramente l'insoddisfazione contro il governo del Bjp. La 'demonatisation' ha avuto un duro impatto sul turismo.
    La stampa indiana, che prima si era scagliata contro le code davanti ai bancomat, ora è tutta presa ad celebrare lo 'tsuNaMo' in Uttar Pradesh. Molti sull'onda dell'entusiasmo prevedono una facile vittoria del Bjp alle politiche del 2019. Ma come sempre sarà la pancia dell'India a decidere.

Alla scoperta di New Delhi 3 / La tomba del santo sufi Nizammudin e della principessa Jahanara

New Delhi,  9 marzo 2017

   La dargah (mausoleo tombale) del santo sufi Hazrat Khwaja Syed Nizammudin Auliya (1238-1325) è uno dei luoghi più sacri e venerati a New Delhi, ma è poco nota tra i turisti stranieri. Forse perché per accedere bisogna passare attraverso un labirinto di viuzze, affollate molto spesso di mendicanti, pochi si avventurano fino alla tomba del santo 'patrono' della capitale.
   New Delhi ha una forte connotazione islamica, lo si vede dalla quantità di tombe mussulmane, e la dargah di Nizammudin è al centro di questa anima islamica.
   Il momento migliore per andarci è di giovedì sera, alle 9, quando si temgono le performances di 'qawwali', in onore del santo. Questo video si riferisce a stasera, l'artista è Sultan Ali, che proviene da una celebre famiglia di cantanti sufi.
   Nizammudin apparteneva all'ordine Chishti (da Chisht, città afghana vicino a Herat) portato in India da Moinuddin Chisti (1141-1236), la cui tomba è ad Ajmer, in Rajasthan. I valori predicati da questo ordine si basano sulla tolleranza e sull'armonia, che sono i concetti chiave della filosofia sufi. tuttavia, nonostante questa apertura mentale, l'ingresso all'interno del mausoleo è vietato alle donne.
   Il santo ebbe un influenza enorme sui musulmani di New Delhi e in particolare sui moghul. Davanti alla tomba dietro una grata di marmo c'è la tomba della principessa moghul Jahanara, una devota di Nizammudin, e favorita del padre Sha Jahan (perchè gli ricordava la sua amatissma moglie Muntaz Mahal a cui è dedicato il Taj Mahal di Agra).

   La storia di Jahanara (c'è un bel libro di una docente universitaria francese, Lyane Guillaume, 'Jahanara') è affascinante e anche inquietante. Rimasta nubile (per le principesse mughal era proibito sposarsi) era diventata la figlia prediletta (si sospetta un amore incestuoso) del potente sovrano Sha Jahan. Al centro di torbidi e sanguinosi intrighi di corte, è lei che rimane con il padre imprigionato nel palazzo di Agra dal figlio e usurpatore del trono Aurangzeb, fino alla sua morte.
   La sua tomba è scoperta, ci crescono le erbacce sopra, per sua volontà. Su una lastra di marmo, davanti al sepolcro, c'è questa iscrizione in persiano, da lei scritta prima di morire il 6 settembre 1681:
'Lasciate che nulla copra la mia tomba eccetto che l'erba,
sia l'erba più che sufficiente a coprire una umile tomba'
(mia traduzione in Italiano)
    Il recinto che ospita la tomba di Jahanara e altre tombe di pie donne è diventato negli anni un luogo di raccoglimento per le mussulmane indiane, dove sfogare i propri dolori. Spesso si vedono donne piangere mestamente sulla tomba o sdraiarsi accanto come per farsi consolare. Capita anche, come stasera, di assistere a dei rituali di donne 'possedute' che urlano e si rotolano in terra come indemoniate, assistite da vicino dai familiari. Ho letto che questo posto, non so se è per via di Jahanara, è abitato dai 'jinn', gli 'spiriti' della tradizione mussulmana celebrati nel bel saggio di William Dalrymple su New Delhi (La città dei Jinn).
   Poco più in là c'è un'altra tomba famosa, quella del poeta Amir Khusrow (1253 -1325), che si dice abbia inventato alcuni strumenti della musica classica indiana come il sitar e la tabla.

CINEMA/ 'Lion', che noia se non fosse che sono passata con il treno per Kandwa

New Delhi, 9 marzo 2017

   Sono andata a vedere 'Lion', il film del debuttante australiano Garth Davis, basato su una storia vera, quella di Saroo, un trovatello indiano adottato nel 1987 da una coppia in Tasmania che da adulto si mette a cercare la sua famiglia di origine.  Nonostante i pareri positivi quasi unanimi dei critici cinematografici, a me non é piaciuto per nulla.
    A parte la straordinaria interpretazione del piccolo Sunny Pawar, prelevato da uno slum di Mumbai, l'ho trovato molto lento e pieno di stereotipi sull'India. La prima parte, quando Saroo arriva a Calcutta dopo essersi addormentato su una carrozza di un treno, descrive un po' forzatamente la vita degli orfani in India insistendo in particolare sugli abusi sessuali. Magari le condizioni degli orfanotrofi non sono rosee, soprattutto 30 anni fa al tempo della storia, ma mi sembra esagerato mostrare tutti quanti come degli 'orchi'. Che banalità la scena in cui un poliziotto, che sembra uscito da un filmetto di Bollywood, assiste passivamente alla 'cattura' di alcuni bambini alla stazione da parte dei 'cattivi'. Inverosimile è anche il modo con cui avviene l'adozione, Saroo viene mandato a una famiglia australiana che non ha mai visto.
   Ho l'impressione che il regista non abbia mai messo piede in India. Lo si vede da alcuni particolari, per esempio quando Saroo beve una bibita appoggiando le labbra alla bottiglia, nessun indiano lo fa, tutti bevono alla garganella.
    Nella seconda parte, invece quella in Tasmania, compare invece Dev Patel (famoso per Slumdog Millionaire), in versione sexy, che a un certo punto ha una crisi di identità. Soffre di allucinazioni, continua a rivedere la madre in una cava di pietra e il fratello maggiore che rubava il carbone per comprare il latte. Nella sua mente sono impressi alcuni particolari della stazione dove di notte è salito su quel maledetto treno che lo allontanato dal suo villaggio.
     Ma anche qui la narrazione è molto lenta e sofferta. Viene voglia di spingere il tasto 'avanti' del videoregistratore. Entra poi in scena Google Map (avrà sponsorizzato la produzione?) che di fatto gli permette di individuare il suo luogo di origine. A quanto pare, anche nella storia vera la ricerca viene fatta on line. Quindi capisco che è difficile raccontarla in un film.
   Il finale è disastro: quando Dev Patel/Saroo finalmente incontra la madre in una povera casa di fango, parte un applauso di tutto il villaggio. Sembra una puntata di Carramba Che Sorpresa. A questo proposito, leggo qui che la vera madre, Munshi, continua a fare la sua misera vita anche dopo la visita del figlio nel 2012.
   Insomma sono rimasta fino alla fine soltanto perché qualche settimana fa in treno sono passata nella stessa zona del Madhya Pradesh dove abitava Saroo e anche nella stazione di Kandwa dove è iniziata la sua odissea. Nelle prime immagini si vede infatti un pinnacolo di pietra su un monte vicino a Nashik (Maharashtra). Lo avevo fotografato dal finestrino del treno, è soprannominato Thumbs Up Pinnacle.

Il 'National Day' italiano torna il 17 marzo in grande stile

New Delhi, 6 marzo 2017

   Colpo di scena. L'ambasciata d'Italia a New Delhi ha deciso di celebrare la Festa nazionale il 17 marzo, anniversario dell'Unificazione, ritornando a una vecchia abitudine che risaliva a prima dell'incidente diplomatico con i marò del 2012.

   In realtà, anni fa, il National Day si festeggiava il 15 marzo, costringendo molti diplomatici a cercare il significato storico di quella data che ancora oggi rimane misteriosa. Mi sono sempre chiesta cosa c'era di male a celebrare il 2 giugno, Festa della Repubblica, come nelle altre sedi diplomatiche. A quanto pare a Delhi a giugno fa troppo caldo per tenere una reception nel parco dell'ambasciata.
   Negli ultimi cinque anni la Festa nazionale è stata sospesa o tenuta sottotono per via della crisi dei marò. Adesso che per fortuna le relazioni stanno lentamente tornando alla normalità, l'attivissimo ambasciatore Lorenzo Angeloni ha deciso di festeggiare la ricorrenza con una reception in grande stile. Vedo dall'invito che mi è stato recapitato a casa che ci sono una trentina di sponsor, da Ferrero a Campari (assenti Fiat e Piaggio). Immagino che di questi tempi non sia stato facile tirare sù così tante adesioni per finanziare il cocktail che si tiene nella residenza dell'ambasciatore.
   Per colmare la mia ignoranza sono andata a cercare informazioni sulla data del 17 marzo che nel 2011 è stata al culmine delle celebrazioni del bicentenario dell'Unità d'Italia. E' quando Vittorio Emanuele II ha proclamato al palazzo Carignano di Torino la nascita del Regno d'Italia (e si è autonominato re d'Italia). Certo è stata determinante per la nostra storia, ma io avrei preferito il 2 giugno anche con la canicola.

Alla scoperta di New Delhi 2/- La cappella della Nunziatura Apostolica e Nehru Park

New Delhi, 5 marzo 2017

    Per questa nuova puntata di 'Alla Scoperta di New Delhi'  ho scelto un percorso un po' bizzarro ma adatto alla stagione primaverile. Marzo è il mese dei fiori a Delhi, ma solo per un paio di settimane, poi arriva il gran caldo.
   A parte i diplomatici, pochi sanno che all'interno della Nunziatura Apostolica (l'ambasciata del Vaticano in  India e Nepal), situata a Chanakyapuri, c'è una cappella dove ogni domenica alle 10 si tiene la Messa. Di recente l'abside è stata decorata con dei vistosi mosaici che raffigurano santi e personalità della Chiesa indiana, compresi anche gli stessi diplomatici e perfino le suore che lavorano nella sede diplomatica.
Anche il giardino del complesso, negli ultimi anni, è stato arricchito di statue bronzee di santi e Papi, la maggior parte sono di Armando Benato, un italiano che vive in Thailandia e che è a capo di una importante fonderia artistica che si chiama Monzart Bronze Benny Line. All'ingresso in particolare troneggia un imponente San Pietro.
   Da qualche settimana si è insediato un nuovo Nunzio, il ragusano Giambattista Diquattro che ha preso il posto di Salvatore Pennacchio. Oggi, alla conclusione della funzione, da lui presieduta, si è tenuto un concerto di giovani violinisti filippini.
    Cambiando decisamente soggetto, sono andata dopo a Nehru Park, che è poco distante, per una passeggiata. Come ho detto prima, questa è la stagione migliore. All'ingresso del parco dedicato allo statista Jawaharlal Nehru e creato nel 1969 campeggia una grande statua di Vladimir Lenin. Penso che sia una delle poche effigi del leader comunista ancora rimaste in circolazione.
Leggo che la statua è stata inaugurata da Rajiv Gandhi e dal premier russo Nikolai Ivanovich Ryzhkov nel 1987 in occasione del 70esimo anniversario della rivoluzione di Ottobre. L'Urss si era appena sciolta ma i legami con l'India erano ancora saldi, come lo sono oggi. La statua è un punto di incontro per il partito comunista indiano.
   A Nehru Park ci sono spesso concerti di musica classica indiana o altre manifestazioni. Al momento della mia visita c'era un concorso floreale. 

Marò- Le 'post verità' del Giornale riemergono misteriosamente 2 anni dopo su Facebook

New Delhi, 2 marzo 2017

   Oggi un paio di amici dall'Italia mi hanno segnalato su FB  un articolo del Giornale datato 11 settembre 2015 che riprende la bufala del calibro dei proiettili misurati nell'autopsia sui cadaveri dei due pescatori Jelastine Valentine e Ajeesh Binki. Nel documento depositato (volontariamente) dagli indiani al Tribunale del mare di Vienna (Itlos)  ci sarebbero delle incongruenze.  L'anatomo patologo indiano ha infatti riscontrato che i due proiettili trovati nel cervello di Binki e nel petto di Jelastine hanno lunghezze e forme diverse.
   Uno, secondo il Giornale (che all'epoca aveva copiato da altre fonti) non sarebbe compatibile con il calibro usato dalle armi Nato in dotazione ai marò. Quindi questo scagionerebbe gli italiani dal sospetto reato di omicidio.
   Questa storia - che circola dai primi giorni dell'incidente perché un collega del Corriere aveva 'visto' i proiettili durante l'autopsia - è un tipico esempio di disinformazione o 'post verità' come si dice oggi. Non so perchè sia riemerso oggi dopo due anni.
   A parte i refusi madornali come i 23 'centimetri' di un proiettile, anche i bambini sanno che i proiettili, soprattutto quelli potenti, si deformano dopo che sono stati sparati. Io sono sono una esperta di balistica ma da quel poco che so è che l'unico modo per capire a chi appartenga un proiettile è di verificare la 'rigatura' impressa dalla canna. Di fatti è quello che hanno  fatto nella perizia balistica (sempre allegata nella stessa documentazione dell'Itlos) trovando che i proiettili trovati nei corpi dei pescatori e altri nello scafo del St Antony coincidono con due mitra sequestrati a bordo della Enrica Lexie. Che poi ci sia un dubbio su A CHI appartengano i due fucili, questo è un altro paio di maniche, come diceva mio nonno.
    Premetto che i due marò non sono mai stati processati e che quindi la loro innocenza o colpevolezza deve ancora essere provata. Tuttavia non posso notare come questo articolo dell'11 settembre 2015, riemerso curiosamente ora, sia veramente un 11 settembre del giornalismo italiano. 

Alla scoperta di New Delhi 1/ Il museo del Rashtrapati Bhavan, il palazzo presidenziale

New Delhi, 26 febbraio 2017 

    Ho deciso che quando sono a New Delhi almeno una volta alla settimana andrò alla scoperta di nuovi luoghi di interesse storico o culturale. Vediamo se riesco a riconciliarmi con questa città che di recente ha messo a dura a prova i miei limiti di sopportazione, soprattutto per l'inquinamento e l'edilizia selvaggia.
   Parto quindi da oggi dal Rashtrapati Bhavan Museum, il nuovo museo del palazzo Presidenziale, inaugurato appena un anno fa dal premier Narendra Modi.  E' stato ricavato nell'ex garage dell'enorme tenuta che fu costruita dagli inglesi negli Anni Venti come sede del viceré quando l'impero coloniale era all'apice della sua gloria. I britannici però ci rimasero soltanto una ventina di anni, fino al 26 gennaio 1950 quando subentrò il primo presidente della Repubblica, Rajendra Prasad, dopo l'entrata in vigore della Costituzione.
   Il museo racconta, con l'uso di molti strumenti multimediali, la storia dell'indipendenza, le lotte del Mahatma Gandhi e la nascita della nuova Repubblica. Ospita delle vetrine con gli oggetti personali dei Presidenti, i regali di leader stranieri e altre memorabilia che molto probabilmente prima erano in qualche scantinato. C'è poi una galleria con i disegni e i bellissimi acquarelli dell'architetto Edwin Landseer Lutyens che al maestoso progetto ci dedicò ben 20 anni della propria vita. Il palazzo presidenziale, che ha una cupola copiata dal Panteon e 340 stanze, è uno dei più grandi al mondo per estensione, dopo il Quirinale (leggo su Wikipedia).  Ha però un grave difetto, l'edificio costruito su una collina non è visibile dall'esterno perché è coperto dai palazzi del governo (all'epoca segretariato). Si dice che è meglio così perché il ruolo costituzionale del Presidente indiano è solo simbolico. Non è insomma la Casa Bianca e quindi giustamente se ne sta un passo indietro rispetto ai ministeri del North e South Block.
   L'idea di aprire le porte dello storico palazzo  è dell'attuale capo dello Stato, Pranab Mukherjee. Prima si potevano visitare soltanto i 'giardini mughal' nel mese di febbraio quando sono in piena fioritura. Adesso di fatti sono aperti e alla domenica ci sono file chilometriche di visitatori.
   Per visitare il museo occorre una prenotazione on line sul website e il pagamento di 50 rupie a testa. L'accesso è dal cancello numero 30 dove i visitatori sono obbligati a lasciare borse e telefonini. Poi c'è una reception ricavata in una 'clock tower' , dove c'è anche una paninoteca Subway.  Vedere la famosa catena di panini americana dentro il Rashtrapati Bhavan mi ha fatto davvero sorridere. Alla faccia della filosofia dello 'swadeshi', di quando i patrioti indiani bruciavano per protesta gli indumenti importati dall'Inghilterra, come si vede nel museo. Qui gli inglesi sono rientrati dalla finestra con pane e prosciutto!
   Il museo ha un pian terreno e tre piani sotterranei. Come dicevo prima c'erano i garage, si possono infatti ammirare le vecchie carrozze usate prima delle BMW. Era molto probabilmente anche un ripostiglio. Di fronte c'erano le stalle, anche quelle trasformate oggi in una galleria d'arte.
    C'e' la possibilità di una visita guidata che raccomando perché comprende anche un video in 3D e alcuni simpatici effetti speciali, come quello di 'vedersi' su uno schermo nel salotto del Presidente o marciare con il Mahatma. Io ho seguito la guida e poi sono tornata sui miei passi ad approfondire alcune sale. In particolare mi ha sorpreso la bellezza dei mobili in stile 'impero' (quello dell'epoca) disegnati da Lutyens, sedie, tavoli e perfino il letto presidenziale. Alcuni sono riprodotti e fanno parte dell'arredo.
   Giu' in fondo, nell'ultimo piano in basso, ci sono invece due statue marmoree di Giorgio V e della regina Mary, rimosse probabilmente dal palazzo e ora finite qui insieme alla riproduzione di una corona e austeri ritratti dei governatori britannici. Poteva finire peggio. Le statue dei monarchi inglesi sradicati dai piedistalli della Nuova Delhi, tra cui quello di India Gate, sono abbandonati in magazzini o in giardini pubblici in stato di pietoso degrado come il 'Coronation Park' a Nord Delhi.
   Della visita mi ha colpito la presenza massiccia di militari con il mitra a tracolla su ogni piano del museo.  E' vero che si è all'interno della tenuta, ma la sorveglianza mi è sembrata eccessiva e a dire il vero anche un po' inquietante. In effetti il museo potrebbe essere un obiettivo altamente simbolico di una azione terroristica. In passato e' stato attaccato il Parlamento e anche il Forte Rosso, altro simbolo dell'Indipendenza indiana.

Quando i guardaparco hanno licenza di uccidere (i bracconieri)

New Delhi, 22 febbraio 2017 

   Leggo oggi sul Times of India che i responsabili della riserva di Corbett, lo storico parco delle tigri che sorge in Uttarakhand, hanno autorizzato i guardaparco a sparare a vista a ogni persona che trovano nell'area nottetempo. La decisione è stata presa perché di recente ci sono stati movimenti sospetti di bracconieri lungo il perimetro meridionale della riserva. Per sette giorni anche gli abitanti dei villaggi che sono all'interno dell'area non potranno muoversi di casa.
E' abbastanza curioso che tra queste montagne dove al tempo dei maharaja e degli inglesi si organizzavano delle battute di caccia alla tigre e ad altri animali selvatici, oggi invece sia in corso una caccia all'uomo.  Come cambiano i tempi. Oggigiorno la vita di una tigre del Bengala è decisamente più preziosa di un indigeno indiano. Da anni c'è un enorme pressione in India e anche a livello internazionale (Wwf) per proteggere i rari felini tant'è che proprio grazie a questi sforzi il loro numero è aumentato. In India cui sono il 70% di tutte le tigri del mondo. Secondo i dati ufficiali del 2014 sono 2.226, in aumento del 30% rispetto al 2010.  Oltre al nobile scopo della preservazione c'è anche quello meno nobile del business dei parchi che sono delle macchine da soldi per l'alto numero di turisti disposti a sborsare parecchio per avvistare un felino.
L'anno scorso pero' c'è stata anche una ripresa del bracconaggio di tigri e di rinoceronti che ha indotto le autorità a passare alle maniere forti, e cioè alle ronde armate notturne con ordine di sparare a vista. Siccome in alcuni casi come nel parco dei rinoceronti unicorno di Kaziranga, in Assam, sono state ammazzate più persone che animali, è scoppiata una rivolta tra i contadini che abitano nei dintorni. In alcuni casi i bracconieri hanno sparato a gente innocente, perfino un bambino.
La potente ong internazionale che si occupa di popolazioni indigene, Survival International, ha montato una campagna per denunciare le violazioni dei diritti umani nei parchi indiani e per scagliarsi contro il WWF . Il corrispondente della Bbc ne ha preso spunto e ha realizzato una bella inchiesta sul parco di Kaziranga (vedi qui) che svela appunto i costi umani delle politiche di tutela della fauna protetta, tra cui anche quello dell'evacuazione forzata degli indigeni dalle loro terre per espandere le riserve. Come si immagina, è diventato quindi un dilemma del tipo: salvo la tigre o l'indigeno? Quando invece si potrebbe porre il problema in altre termini e pensare a una soluzione meno conflittuale in cui gli indigeni diventano i custodi delle foreste e della fauna. 

Due giorni sul Goa Express, il piacere dello 'slow travelling'

New Delhi, 19 febbraio 2017 

   Come dice un mio caro amico viaggiatore, il modo migliore per conoscere l'India é viaggiare in treno. Sono appena arrivata da un viaggio di 40 ore, due notti, un giorno e un pomeriggio sul Goa Express, il treno dei vacanzieri (di quelli che non possono permettersi l'aereo) e delle gite scolastiche. Io l'ho preso innanzitutto perché detesto volare e anche perché con me viaggiava la mia moto. E poi perché è decisamente compatibile con la mia filosofia dello 'slow travelling'.

   Come è stata? A parte il 'mal di treno', un dondolio sotto i piedi, che rimane anche quando si scende, devo dire che alla fine il tempo passa abbastanza in fretta.
Sono partita da Margao venerdì alle 15.45, puntuale e sono sbarcata alla stazione di Nizammudin alle 7.30 di domenica con un ritardo di un'oretta. Non male per un viaggio di oltre 2 mila chilometri. Ho calcolato che il Goa Express fa un media di 55 km all'ora con punte di 100 km. Ma quando va veloce, di notte soprattutto, la carrozza ondeggia violentemente e non e' decisamente conciliante con il sonno.
   Ho viaggiato nella 'sleeper class' che é  come la nostra vecchia terza classe. I sedili, che si trasformano in cuccette di notte, erano un po' duri ma dopo le panche di legno del Vietnam mi sembravano confortevoli. Non sono fornite lenzuola e cuscino come nelle altre classi superiori. Non c'è aria condizionata, ma solo i ventilatori, ma tanto non fa ancora caldo. E poi, quello che conta di più' per me che sono claustrofobica, si possono aprire i finestrini. Fin troppo...direi, perché di notte ho patito il freddo per via degli spifferi. Avevo il sacco a pelo e una giacca a vento con il cappuccio, ma non sono bastati. Ma difficilmente riesco a dormire nelle cuccette dei treni. Il grosso problema è che immancabilmente qualcuno russa. E' incredibile come gli indiani riescano a dormire profondamente, russando appunto, per una intera notte.
    Il giorno trascorre tranquillo in letture di riviste e libri (mi sono immersa nell'Accabadora di Michela Murgia) e una infinita serie di chai, caffelatte, samose, yogourt, omelette, lassì e perfino gelato dai venditori ambulanti che passano ogni minuto. Dopo un po' si e' talmente nauseati di 'chai' che manco si ha fame. Una sola sera ho fatto un pasto decente, un riso biryani, che ho comprato quando sono scesa. Sì, perché il bello è che nelle stazioni,  27 per la precisione, il treno sosta per 10 minuti, a volte anche di piu' e quindi c'è tempo di riempire la bottiglia d'acqua, comprare da mangiare e soprattutto sgranchirsi le gambe.
    Per fortuna sono riuscita a prenotare un posto vicino al finestrino e quindi spesso ero in contemplazione del paesaggio che cambiava sotto i miei occhi. Dalle foreste lussureggianti di Goa e del Madhya Pradesh, agli aridi campi di cipolle del Maharashtra, per poi svegliarsi vedendo file di uomini cagare accovacciati sui binari in Rajasthan (abitudine diffusa in tutto il Nord India).  Non ho visto Pune e non ho visto Agra, perchè era notte, ma sono scesa a fare due passi nella stazione di Bhopal. Nel mio scompartimento c'erano cinque giovani della middle class di New Delhi, quasi tutti sposati con figli, reduce da una settimana di vacanza a Goa in cui se la saranno sicuramente spassata.  Ogni tanto mettevano la musica a tutto volume con gli speaker esterni, ma mi chiedevano sempre il permesso prima. Hanno sempre ordinato i loro pasti on line su un sito che si chiama 'travel khana', una idea geniale che permette di avere piatti caldi consegnati direttamente sul proprio treno.
   Quando si viaggia in treno si fa anche conversazione, è un ottimo passatempo. Con i miei co-passeggeri ho parlato molto di politica, loro erano tutti del Bjp. Ma quando buttavano i rifiuti fuori dal finestrino (cosa che dopo un po' facevo anche io) mi divertivo a prenderli in giro ricordando loro il programma governativo Swacch Bharat (India Pulita), uno dei cavalli di battaglia del premier Narendra Modi, loro beniamino.
   A questo proposito, devo dire che il livello di pulizia del treno era abbastanza buono, considerando gli standard indiani. I miei primi viaggi in treno in India, una decina di anni fa, erano davvero da incubo, con topi sotto i sedili e gabinetti intasati dopo un'ora di viaggio. Dopo 40 ore e con il treno strapieno di gente, le turche erano ancora decenti e perfino con acqua corrente. Se si considera che ho pagato 750 rupie, poco più che dieci euro, mi è sembrato più che accettabile...