Chandigarh, il sogno di Le Corbusier svanisce nel traffico

Chandigarh, 24 Settembre 2017

   E` ora di sfatare il mito di Chandigarh, la citta` ideata dall`architetto franco-svizzero Le Corbusier negli Anni Cinquanta dopo i disastri della Partizione tra India e Pakistan e ora capitale degli Stati del Punjab e dell`Haryana.  Il sogno della citta` ideale e` una delle grandi utopie dell`umanita`. Anche Le Corbusier, contattato da Jawarlal Nehru nel suo studio di Parigi dopo la morte dei due originari progettisti americani in un incidente aereo, aveva questo sogno.
 
Lo ha realizzato? Secondo molti si`.  Chandigarh, nota come `The City Bceautiful`, compare in cima alle classifiche delle citta` indiane piu` `felici`.  E` oggetto di mostre in tutto il mondo che celebrano i suoi edifici nello stile del movimento architettonico del momento che era quello di usare tonnellate  di cemento armato. Sullo stile non discuto. E` come il barocco, piace o non piace.
   Invece ho dei dubbi sulla vivibilita` della citta` che e` fatta a a scacchiera, come gia` facevano i romani con i castrum. Quindi ha un certo ordine dal punto di vista urbanistico. Ma la planimetria non basta se manca una gestione del traffico,    
   Invito a fare un giro nelle strade, all`ora di punta, meglio se a piedi o in moto cosi` da esporre i sensi. Non vedo molta differenza da New Delhi, stesso caos, clacson all`impazzata, nessun rispetto per le strisce pedonali.

   Forse l`unica vera differenza e` che non ci sono gli eterni lavori in corso e le strade sono meno dissestate. Ma come poteva prevedere Le Corbusier all`invasione dei SUV?       

New Delhi e gli stupri, adesso anche i cinema per "sole donne"

New Delhi, 21 Settembre 2017

   Le donne a Delhi sono ormai una specie protetta, quasi come le vacche sacre. L'aumento di stupri e di molestie (non so se è reale o è solo perchè sono più visibili sui media) ha creato una psicosi collettiva e dei fantasiosi mezzi di difesa dalle attenzioni non volute degli uomini. Ce n'é bisogno perchè in giro ci sono sempre più molestatori, palpeggiatori ed esibizionisti di tutte le età. E' epidemico ormai, purtroppo.
   Ma invece di intervenire sulla psiche maschile, evidentemente malata, sembra che la soluzione sia segregare le donne. Ecco quindi i taxi rosa, i posti separati su Air India, gli scompartimenti 'women only' sulla metropolitana...e ora anche i cinema. Da qualche mese una famosa catena di multisale, il Pvr, si è inventata la proiezione esclusiva per sole donne al mercoledì pomeriggio. "Solo donne" significa che non sono ammessi nè partner nè mariti. Compreso nel prezzo un caffelatte e un (1 di numero) biscotto che vengono serviti da uno zelante cameriere, l'unico essere di sesso maschile a entrare nella sala per due ore.
   L'iniziativa mi ha stupito perchè non avevo mai pensato al cinema come posto non raccomandabile per donne sole. Io ci vado spesso, da sola appunto, anche di tarda sera, e non mi è mai successo nulla. Ma magari è un caso...devo stare più attenta.
   Ho provato ieri il "mercoledì rosa" al Pvr di Vasant Kunj, andando a vedere 'Simran', filmetto comico di Bollywood su una ragazza gujarati ribelle che vive negli Usa ma che come sempre è oppressa da genitori tradizionalisti.
    Le proiezioni "solo donne" sono soltanto al pomeriggio del mercoledì, verso le 15, quindi tra la preparazione del pranzo e quella della cena. Che è il momento di   tempo libero di una donna (che non lavora), dove si presuppone vada a fare shopping o incontrare le amiche.
    Non sembra abbia avuto però molto successo. C'erano solo una decina di donne nella sala, ma forse era il film poco attraente. Il caffelatte era però molto buono. E anche il biscotto. Forse merita andarci per quello.

ALLA SCOPERTA DI NEW DELHI 9/ Il Parco Archeologico di Mehrauli

New Delhi, 19 settembre 2017 

    "There is more history in this Archeological Park per square inch than anywhere else in the world, possibly even than in Rome and Athens. Several Delhis lie buried here, sometime overlapping each other, sometime in layers, occasionally one was cannibalised to build the other...".
   E' quanto leggo in un bel libro, "Invisible city. The Hidden Monuments of Delhi" di Rakhshanda Jalil e Prabhas Roy (Nyogi Books, 2008).  Non so se è una esagerazione, ma in effetti nel Parco Archeologico di Mehrauli, vicino al Kutub Minar, ci sono decine di monumenti, quasi tutti islamici, ma che spaziano in un arco temporale di mille anni, dal decimo secolo fino all'epoca britannica. Leggo che qui si trovano le rovine di Lal Kot, considerato il terzo insediamento di Delhi, siamo nell'anno 1000, quando nella zona regnava una misteriosa dinastia di Rajput chiamata Tomara.
   Purtroppo alcuni edifici storici sono difficili da trovare, non ci sono molte indicazioni e molte zone del parco sono ridotte a discariche. Alcune tombe islamiche sono abitate o sono in mezzo alla giungla tra maiali che scorazzano nei rivoli delle fogne. Purtroppo, questa e` la realta` degli slum di Delhi.
   Alcune moschee in rovina sono ancora usate dai fedeli e sono sotto la tutela dell'autorità religiosa islamica. C'è anche una dargah, una tomba medioevale di un santo sufi, Qutubbudin Bakhttiyar Kaki, che è precedente a quella più famosa di Nizammudin, il santo patrono di Dehi.
   Bisognerebbe venire con una guida o uno studioso ed esplorare la zona palmo a palmo. Soltanto alcuni monumenti sono stati ripuliti e c'è un custode all'ingresso.  Qui ne descrivo alcuni che sono i più importanti e anche più facili da trovare.

Moschea e tomba di  Jamali Kamali (1523). 
  Vi sono sepolte due persone. Uno è Jamali, un santo e poeta vissuto all'epoca dei sultani Lodi (quelli del famoso Lodi Garden). Di Kamali...non si sa nulla, leggo che potrebbe essere stato l'amante gay dal modo in cui sono disposte le lapidi fianco a fianco di solito come avviene per coniugi. La tomba contiene delle bellissime decorazioni colorate, in stile persiano. La moschea é imponente e ricca di dettagli.
   Mentre la stavo ammirando mi si sono avvicinati dei ragazzi indiani che mi hanno informato che il posto è `stregato`. Non è la prima volta che sento di monumenti popolati dai 'jinns'. i folletti (si solito benigni) che fanno parte della tradizione mussulmana. Un bel libro su Delhi dello storico William Darlymple si intitola infatti "La città dei Jinns" proprio in onore di queste radicate credenze legate ad alcuni posti della capitale.
 Qui però sembra sia una questione di fantasmi o di misteriose presenze che `schiaffeggiano i visitatori` e che producono strani rumori di notte.  Si vede che la cosa era seria... Tant'è che le autorità hanno chiuso con dei mattoni una parte interrna della moschea e anche un colonnato superiore.

Rajon ki Baoli.
   E' una delle tre "baoli" (pozzi a gradini, per la raccolta delle acque piovane) di Meharuli. E' la più grande, 200 metri di profondità, e risale al XVI secolo. Si è prosciugata come tutte le baoli, anche adesso dopo il monsone non c'è che una poltiglia verde sul fondo.

Dilkusha, la villa del baronetto Thomas Metcalfe (1795-1857)
   La storia di queste rovine sono intriganti. Appartengono alla residenza estiva di Thomas Metcalfe, rappresentante della Compagnia delle Indie Orientali a Delhi. Un raffinato signore che era l'agente degli inglesi presso l'imperatore moghul Bahadur Shah Zafar (l'ultimo, poi esiliato in Birmania dagli stessi inglesi).  Leggo che era un collezionista di libri rari e di reperti napoleonici...si era fatto costruire un villone fuori Delhi sulla terra di alcuni contadini dell'etnia Gujjar che poi nel 1857, durante la prima rivolta indiana (nota come la Mutiny), lo hanno fatto fuori. Pare abbiano saccheggiato la sua abitazione e poi lo abbiano impiccato sulla veranda. La sua tomba è nel cimitero Nicholson.
     Metcalfe aveva anche una casa di campagna, a Mehrauli, chiamata Dilkusha (Gioia del cuore), costruita intorno a una tomba islamica del 1600, di un certo Muhammad Quli Khan, fratello di un generale dell'imperatore moghul Akbar. Pare che la tomba servisse come sala da pranzo al centro del palazzo. Suona decisamente sinistro, ma la residenza era di un lusso stravagante soprattutto per il giardino che inglobava quasi tutto l'odierno parco.

Oggi non ci sono che rovine, che servono da sfondo a servizi fotografici matrimoniali. Ho assistito divertita ad una scena dove una sposa si faceva fotografare mentre danzava sotto una pioggia di petali di rose (lanciati dal tetto dal futuro marito).
Tra le decorazioni del parco, e' rimasto un deliziosa cupola (chatri) davanti alla villa-tomba e, vicino al parcheggio del Kutub Minar, uno strano edificio a spirale.    Le stravaganze di Metcalfe ci hanno però lasciato in eredità una raccolta di acquarelli sulla Delhi dell'epoca, ora in possesso della British Library. In una di queste si vede la Dilkusha, con sullo sfondo il Kutub Minar. Anche oggi dalla tomba di possono scattare delle foto suggestive del minareto.

   Mentre ero sul posto ho fatto una piacevole scoperta: due squadre di giocatori di aquiloni (sto parlando di adulti) che stavano ingaggiando una battaglia nei cieli. Ogni acquilone tagliato era un punto. Mi hanno detto che si ritrovano ogni domenica a giocare questo antico passatempo.


Bicicletta a Delhi, un tema per pochi intimi

New Delhi, 16 Settembre 2017

   Usare la bici per muoversi a New Delhi è una roba così inconsueta (sto parlando di chi la usa per scelta non per necessità) che chi lo fa viene invitato a tenere una conferenza sull'argomento. Ho ricevuto per email un invito da una galleria di arte contemporanea di New Delhi per una 'lecture' intitolata 'the City and the Bicycle'.  Da ciclista non potevo mancare, sono anni che vado in bici a New Delhi (VEDI QUI), penso una delle poche straniere a pedalare in città sfidando traffico e inquinamento.
   Come prevedevo il pubblico era formato da una decina di coraggiosi e intrepidi, di cui metà amici del conferenziere. Lui è Amitabh Pandey, un personaggio bizzarro (come non potrebbe essere per un indiano al di sopra della soglia della povertà che sceglie la bici come mezzo di trasporto?). Amitabh è un esperto di astronomia, lavora con i popoli tribali in una ong e per l'appunto è un ciclista per scelta. Ha quattro bici, una era in bella vista nella sala, tra l'altro piena di opere di S.H. Raza e M.F. Husain.
    Il posto dove si è svolto questo meeting di carbonari è il Kiran Nadar Museum, un museo privato situato in uno shopping mall a Saket, ma che pochissimi frequentano. Arte e shopping sono un binomio difficile da proporre. E lo stesso vale per arte e bicicletta, come ho potuto constatare.
   La 'lecture' è stata in realtà una chiacchierata sullle attività di Amitabh, che ha 60 anni ma ne dimostra almeno dieci di meno, illustrate da fotografie proiettate su uno schermo. Alcune erano curiose, come quelle delle sue bici che tiene nella camera da letto appese al muro. Effettivamente mi ha dato un'idea, anche io che abito al secondo piano, non so dove tenere la mia bicicletta.
   Ovviamente condivido al cento per cento tutto quello che ha detto: la scelta della bici come mezzo ecologico, sostenibile, sano, ecc.  Amitabh ha una 'vision' come si dice in inglese che è di fare la bici un simbolo di indipendenza, autosussistenza e sostenibilità ecologica, come il charkha, l'arcolaio, del Mahatma Gandhi. Idea geniale, tra l'altro sempre di ruote si tratta...Ma come promuovere una 'vision' del genere senza che uno passi per un "visionario" questa volta nel senso italiano del termine?
    In India, come da noi mezzo secolo fa, la bicicletta è vista come simbolo di povertà. Come convincere una famiglia indiana della middle class a rinunciare alla macchina? E' un lusso che soltanto l'Occidente si può permettere dopo che ha per decenni affumicato il pianeta.
   Non è una questione di infrastrutture. Come ha ricordato Amitabh, il 70% delle strade di Delhi hanno le piste ciclabili, le hanno fatte quando la capitale indiana ha ospitato i Giochi del Commonwealth nel 2010.  E c'è pure un servizio di bike sharing, ormai abbandonato al suo destino per mancanza di utenti. Poi ci sono i parchi dove ora si può entrare con la bici. Ma niente di questo serve, è la mentalità che deve cambiare,  è stata l'amara constatazione.  
    Alla fine il discorso si è fermato sulla sicurezza, forse il maggiore ostacolo per i neofiti ciclisti. Qualcuno del 'pubblico'  (un infiltrato?) ha obiettato che le strade a Delhi non sono sicure. Balle, anche i pedoni o le motociclette non sono sicuri a Delhi...Sono interventuta io stessa a smontare l'argomento ricordando che in Italia tirano sotto anche i campioni di ciclismo, figuriamoci quelli che pedalano per una hobby o per una causa.

Come l'economia indiana si sta suicidando, Pil in picchiata, chiudono i McDonalds e il terrorismo fiscale

New Delhi, 4 settembre 2017  

   Tre anni fa, appena eletto, il premier Narendra Modi aveva promesso degli ‘acchhe din’ per l’India. Ma il 15 agosto nel suo discorso alla nazione nel giorno dell’Indipendenza aveva corretto un po’ il tiro esortando a creare una ‘nuova India entro il 2022’.
   Ma se le cose vanno come stanno andando... anche questo nuovo traguardo potrebbe essere difficilmente raggiungibile. E la colpa questa volta non è la congiuntura internazionale, che - anzi - si sta risollevando seppur lentamente e nella direzione di una ‘jobless growth’. Sembra invece che sia lo stesso governo a suicidarsi, a scavarsi letteralmente la fossa, con una serie di manovre economiche che forse sono troppo in anticipo per un’India che è ancora per il 90% dominata dal settore informale. Insomma non si può immaginare un’economia ‘cashless’, digitalizzata e senza corruzione da un giorno all’altro con un tocco di bacchetta magica. Ovvio che gli ingranaggi si imballano. Esattamente come sta succedendo.
   Tre segnali che mostrano il dimostrare il hara-kiri del governo Modi:

Pil a picco
Nel secondo trimestre la crescita del Pil è piombato sotto la soglia del 6% (5,7% per la precisione da aprile a giugno), il peggiore risultato degli ultimi anni. L’India è tornata al seguito del dragone cinese. Dietro il brusco rallentamento c’è la decisione del novembre 2016 di mettere fuori corso le banconote da 500 e 1000 rupie e l’introduzione dell’Iva il primo luglio. Si è sempre detto che il 20% dell’economia indiana era in ‘nero’. E quindi questo era previsto. Ma c’è un piccolo particolare: che al macero sono arrivate il 99% delle banconote fuori corso secondo un rapporto della Banca centrale indiana RBI. Ciò significa che il sospetto denaro sporco in circolazione si è ripulito rendendo quindi inefficace l’enorme esercizio costato una fortuna allo Stato e anche alla popolazione che per settimane ha dovuto sopportare la penuria di cash e le lunghe file davanti a banche e bancomat.

La chiusura dei McDonalds
Per una disputa con il partner indiano che ha il franchising, 43 McDonalds a New Delhi hanno chiuso i battenti. Tutti i 169 fast food esistenti nel nord e nord est dell’India potrebbero chiudere presto.
Non sono entrata nei dettagli della lite che dura da anni e che ora è nei tribunali, ma ovvio che c’è qualche problema in questo Paese se anche un colosso come un McDonalds non riesce a stare sul mercato. Curiosamente la notizia della chiusura però è passata abbastanza inosservata, anzi è stata accolta persino con una certa soddisfazione...del tipo, non abbiamo bisogno del ‘junk food’ degli yenkee, abbiamo già i nostri.


Multa di 5 miliardi di dollari alla cinese Hutchinson
Il Fisco indiano è tornato alla carica sulle tasse da pagare per l’acquisto da parte di Vodafone della filiale indiana di Hutchinson dieci anni fa (quando sono arrivata in India avevo infatti una sim card Hutc, che poi è diventata Vodafone). Si tratta di un conteggio totale di 320 miliardi di rupie, tra cui 164 miliardi di interessi e 79 miliardi di multa. Una cosa inverosimile, terrorismo fiscale, soprattutto perché (dicono) è basata su una legge entrata in vigore dopo l'acquisizione, quindi la tassa sarebbe retroattiva. Il Fisco aveva già tentato di multare Vodafone senza successo, ora se la prende con l’allora venditore. Io non me ne intendo di questioni fiscali…ma pare che l’accordo era avvenuto tra due società straniere con sede all’estero e quindi l’India non avrebbe diritto a tassare la transazione del 2007 all'epoca del valore di 11 miliardi.

I casi McDonald e Vodafone sono emblematici per capire quanto può essere insidioso il terreno per un investitore straniero nonostante i recenti incentivi del programma Make in India.
Un po’ di tempo fa il governo indiano ha dichiarato di voler far avanzare l'India di ben 40 posti entro il 2020 nella classifica della Banca Mondiale dei Paesi dove è più facile investire (Doing Business survey). Adesso è al 130esimo posto e l’anno scorso è salita di un gradino. Un target decisamente ambizioso.

LA CITAZIONE/ Luigi Pio Tessitori a Bikaner

Bikaner, 26 Agosto 2017 

La citazione dell'indologo Luigi Pio Tessitori sotto il suo busto davanti al Ganga Jubilee Museum a Bikaner (Rajasthan):
‘I am not an Englishmen to look down upon all that is not English or at least European. I have the highest respect and admiration for the Indian people’.






Bikaner, la tomba (in degrado) dell’indologo Luigi Pio Tessitori

Bikaner, 28 agosto 2017
   Non avevo uno straccio e una ramazza, se no una ripulita l’avrei data io alla tomba di Luigi Pio Tessitori, il famoso indologo di Udine, studioso del Rajasthan, che visse e poi morì nel 1919 a Bikaner.
   Nel centenario della sua nascita, nel 2005, l’Italia si ricordò di questo suo cittadino e ci furono delle celebrazioni. L’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi ci ha pure dedicato la sua sala multimediale con tanto di targhetta dorata. Ma poi è calato il silenzio e sono cresciute le erbacce sulla sua tomba, in un piccolo cimitero, dietro una chiesa costruita dagli inglesi.

   Mentre scattavo le foto che pubbilco qui  mi venivano in mente i celebri versi del Foscolo, ‘All’ombra dei cipressi e dentro l’urne, confortate di pianto, è forse il sonno della morte men duro?’ 
I sepolcri servono ai vivi, appunto, per tenere viva la memoria. Non si può pretendere che un addetto cimiteriale di Udine venga qui a Bikaner a ripulire la tomba di Tessitori...si farebbe prima a mandare qualche indiano. Il cimitero sembra incustodito ma c’è un cancello con un lucchetto aperto. Mentre ero intenta a fotografare è entrato un ragazzo che ha messo su una tomba del becchime per i volatili e poi una mucca (avevo lasciato il cancello aperto). Ho cacciato la mucca con un bastone e poi sono uscita dopo aver mormorato una preghiera.

   Tra le città del Rajasthan, Bikaner è quella meno attraente. Dei fasti antichi rimangono il Junagar Fort nel centro della città e il maestoso Lalgarh Palace, oggi un super hotel e parte residenza della stessa famiglia reale. Il resto è una baraccopoli, nel senso letterale del termine, sventrata da continui lavori in corso e oscurata dalle fumaiole della spazzatura bruciata per strada.
   Però Tessitori è una sorta di eroe cittadino. Tutti lo conoscono. Non mi è stato difficile trovare il cimitero. Li’ vicino c’è anche un giardinetto pubblico, un fazzoletto arido di terra tra due strade, a lui dedicato.
   Il museo archeologico, il ganga Golden Jubilee Museum, creato nel 1937, purtroppo è chiuso per lavori. Ospita diversi oggetti trovati dallo stesso Tessitori nella regione di Kalibangan, a 250 km più a nord, che risale al 3000-2000 AC, ovvero tarda civiltà della valle dell’Indo, quella di Harappa (invasione ariana). La scoperta di questa città preistorica si deve proprio allo studioso italiano giunto in India nel 1914 per conto degli inglesi e del maharaja locale per studiare degli antichi manoscritti in dialetto  rajasthano. Peccato che non abbia potuto vedere i reperti archeologici, spero che dopo i lavori di riammodernamento trovino una degna collocazione.

   E’ incredibile la mole di ricerca svolta da Tessitori in pochi anni, prima che morisse a 32 anni di ritorno da un viaggio in Italia. Leggo su Wikipedia che si era ammalato di spagnola sulla nave da Venezia a Mumbai. Pare che diversi suoi studi sulla mitologia indù siano ancora inediti.
   Davanti al museo c’è un busto di marmo con una sua citazione che sembra in polemica con i suoi datori di lavoro britannici (nonché alleati del maharaja Shhri Ganga Singh).
    L’Archivio di Stato del Rajasthan, che è nella stessa area che ospitava l’amministrazione britannica, più verde e ordinata rispetto al resto della città, ha dedicato a Tessitori una sala con diversi oggetti personali, lettere, libri in italiano, e molte fotografie anche della sua vita privata. Dall’album di famiglia ho trovato una foto di lui 23enne soldato a Milano e un'altra molto bella su un cammello nel deserto, probabilmente durante una spedizione archeologica.

LA FOTO/Rajasthan, la `child beer` in mezzo al deserto

Jeisalmer, 18 Agosto 2017 

Il `chill` diventa `child` in questo decadente `liquor shop` sulla strada per Sam Sand Dunes e l`effetto e` esilarante

.

INDIA INCANTATA / L`eterno fascino di Jaisalmer, la citta` dorata

Jaisalmer, 15 agosto 2017
   Sono tornata a Jaisalmer, la citta` d`oro del Rajasthan, vicino al confine con il Pakistan, dopo 11 anni. Il celebre forte medioevale del maharaja Jaisal non e`molto cambiato, per fortuna. C`e` solo piu` disordine e spazzatura, ma e` sempre cosi` dopo il monsone, mi hanno detto. Ci sono gli stessi negozi di souvenir e gli stessi ambulanti che ti assillano ogni volta entri o esci dai quattro portoni della massiccia fortezza. Fuori dai bastioni, invece, la citta` si e` allargata a macchia d`olio, ma tutti gli edifici sono stati costruiti nella tipica arenaria che si indora al tramonto.
   La vista dalle mura e dai balconcini che sporgono dalle torri e` da mozzafiato. Jaisalmer sa ripagare la fatica del lungo viaggio, circa 12 ore da Jaipur in treno.

   Quello che mi affascina di piu` e` la vita che scorre dentro il forte. Ci sono le guest house e i ristoranti, ma penso che la maggior parte dei residenti siano famiglie di hindu, rajput e jain. Alla sera quando i turisti della giornata se ne vanno i bambini scendono in strada a giocare. Gli anziani si siedono in cerchio davanti al palazzo reale a giocare a carte. Dalle case escono gli odori delle pietanze speziate e del chapati appena cotto. Le donne accendono i lumini nelle cavita` dei muri dove ci sono statuette di divinita` indu ricoperte di curcuma e argento. Quando e` festa come oggi, che e` Janmashtami, il compleanno di Krishna, si fa la veglia notturna nel tempio indu` e poi si offrono dolci consacrati. I jainisti invece si occupano dei bellissimi templi scolpiti che sono nel punto piu` alto del forte. Alla sera quando si leva il vento del deserto c`e` una serenata dei campanelli sulle guglie.
   Uno dei miei posti preferiti, il Mud Mirror, gestito dai due bramini Lala e Surya e` li` di fianco. Ma ho scoperto anche un altro posto, Mirage, dell`ex cammelliere Ba, una miniera di storie e leggende del posto, oltre che cuoco eccellente.
   Quello che e` invece cambiato molto e` il deserto a ovest di Jeisalmer. Una volta c`era una pista per cammellieri e null`altro. Ora ci sono resort, anche se `in stile` `te` nel deserto` e migliaia di turbine a vento. L`energia eolica e` una delle risorse su cui punta l`India affamata di energia, ma anche consapevole di dover aderire (prima o poi) agli obblighi internazionali di riduzione delle emissioni. Soprattutto ora che gli Stati Uniti si sono ritirati dagli accordi sul clima, l`India e (Cina) stanno occupando la scena. Con le turbine il deserto e` meno `deserto. I cammelli poi sono soltanto piu` per i turisti, ormai ci sono i trattori che li hanno sostituiti. Inutile fare i nostalgici, questo e` il progresso e non lo si puo` negare agli indiani.

   Nonostante la modernita`, viaggiare in moto e` sempre affascinante e avventuroso. Sono andata con uno scooter a rivedere le dune, quelle piu` turistiche del villaggio Sam, vicino al confine. E` un parco divertimenti per comitive, ma e ` sempre divertente. Peeer fortuna ora e` bassa stagione ed ero prressoche` sola.  Purtroppo le dune sono piene di rifiuti di plastica. E` il prezzo da pagare al turismo di massa. Non ho resistito a fare un giro su un cammello di 11 anni, Lucky, che si metteva in posa per la foto quando il suo padrone glielo ordinava!

Cercasi Dalai Lama di bell'aspetto

New Delhi, 8 agosto 2017

   Sono andata a sentire una lecture del Dalai Lama alla Nehru Memorial Library organizzata dall'Associazione degli Editori indiana. Nonostante i suoi 82 anni, il leader spirituale dei tibetani e Premio Nobel è in grande forma. Anzi sembra perfino ringiovanito. A chi gli chiede quando penserà al suo successore, che come è stato stabilito sarà scelto quando lui sarà ancora vivo, ha detto che ci penserà quando avrà 90 anni!


   I giornalisti presenti erano concentrati sulle sue dichiarazioni a propositio della tensione tra Cina e India per il territorio bhutanese di Doklam e quindi non ci hanno fatto caso a questo nuovo orizzonte temporale per scegliere il 15esimo Dalai Lama.
   E' sfuggita anche un'altra sorprendente battuta,  non esattamente 'politically correct', sull'eventualità che il 'corpo' del successore del Dalai Lama sia femminile. Che una donna lama possa guidare in futuro i tibetani è una possibilità che già si sapeva.
   Ma come si vede nel video (a partire da 33 minuti),  il Dalai lama è entrato in un terreno minato quando si è messo a parlare di 'good looking'. Secondo lui tra le qualità di una persona c'è una esistenza lunga, un fisico forte e appunto 'good looking'.   . Poi rivolgendosi al pubblico ha detto che si è 'più contenti' di vedere una persona di bell'aspetto che una 'not good looking'. E' un semplice  'common sense', ha aggiunto. E per spiegare il concetto ha fatto una orribile smorfia facendo l'imitazione di una persona disabile.
   Dal Dalai Lama non mi aspettavo una simile gaffe o peggio una caduta di stile degna di Berlusconi...si vede che anche i tibetani si sono adeguati alla moderna civiltà dell'immagine.  

Tensione Cina-India, Delhi risponde con Bollywood

New Delhi, 4 agosto 2017
   Da settimane la stampa mondiale si sta occupando del confronto tra India e Cina in uno sperduto territorio del Bhutan, paventando una nuova guerra di confine tra i due giganti asiatici. Mentre Pechino fa la voce grossa, l'India risponde con Bollywood.
    Al consueto briefing settimanale il portavoce del governo di New Delhi, Gopal Baglay, ha citato una famosa canzone in hindi per rispondere ai giornalisti che insistevano per sapere di più sui canali diplomatici aperti per risolvere pacificamente la disputa: "Ishaaron ko agar samjho toh, Raaz ko raaz ko rahne do". Mezza sala ha riso, l'altra mezza (dove c'ero anche io) è rimasta in silenzio perché non ha capito l'allusione.
    La frase è sibillina e suona più o meno così: "se riconosci i segni (del segreto), allora lascia che il segreto sia tale". La citazione è da un film del 1973 e si riferisce ovviamente a questioni amorose. Trasposta sul piano diplomatico significa che da qualche parte sono in corso contatti riservati tra New Delhi e Pechino nonostante le dichiarazioni bellicose di quest'ultima. Mi sembra quindi di capire che alla fine tutto si risolverà con il buon senso lasciando a bocca asciutta coloro che prevedono un Armageddon.

Quando i pomodori costano più che in Europa (e dicono che l'inflazione non c'è)

New Delhi, 3 agosto 2017

   Ufficialmente in India l'inflazione è contenuta e di fatti ieri la Banca centrale ha tagliato i tassi di interesse. Ma oggi io a New Delhi ho comprato i pomodori alla cifra record di 100 rupie al chilo (circa un euro e mezzo), che é più o meno quello che si paga in Italia per dei semplici pomodori da sugo. E non  li ho comprati da un fruttivendolo al Khan Market, il mercato degli stranieri e dei ricchi indiani dove gli affitti sono come sulla Fifth Avenue, ma sul carrettino sotto casa in un quartiere popolare. E non sono quelli di Pachino, ma dei pomodorini striminziti.
   Pare che il motivo di questo rincaro sia il maltempo, ma come spesso accade anche da noi, forse è semplice speculazione.  
   Non solo i pomodori, ma tutti i prezzi dell'ortufrutta sono alle stelle. Sono appena tornata dall'Europa e sono scioccata. Decisamente è meno caro fare la spesa a Milano. Veramente non so come facciano gli indiani a sostenere certi costi per il cibo. Probabilmente hanno eliminato i pomodori dalla loro dieta.  Ma anche le cipolle, onnipresenti sulla tavola degli indiani, fanno piangere il portafoglio. Per non parlare della frutta, in questa stagione solo pere e qualche mela, sulle 200 rupiee. Meno male che ci sono sempre le papaye e le banane.
    Eppure il governo di Narendra Modi, che quando era all'opposizione attaccava il Congresso dei Gandhi per il caro cipolle, continua a dire che non c'è inflazione...
    Non sono beni di sussistenza, ma anche i prezzi dei visti gli stranieri in India sono saliti. Da giugno c'è stata una impennata fino al 50% per alcune categorie. Il mio che è un  J-visa (journalist) è passato da 7000 rupie a 10 mila rupie. In cambio però all'FRRO gli impiegati ti offrono le caramelle.        Insomma l'India si sta lentamente adeguando alle condizioni occidentali, a torto o a ragione, lo si saprà solo in futuro. 

Ritu Dalmia, la chef degli italiani in India, oggi sul Corriere

Milano, 20 luglio 2017

   Sorpresa! Oggi in prima pagina delle cronache di Milano del Corriere della Sera campeggiava Ritu Dalmia, la chef indiana che da anni cucina per gli italiani a New Delhi, e in particolare per i diplomatici. Gestisce infatti un ristorante all`Istituto italiano di Cultura, nel compound della sede diplomatica, che e` molto frequentato da stranieri dell`enclave diplomatica di Chaniakyapuri.  La Dalmia ha anche un altro ristorante di cucina italiana, Diva, che e` uno dei migliori della capitale e primo di una catena. Adesso come informa il Corsera aprira` a settembre un locale a Milano, in un posto storico, dove servira` cibo indiano `come si fa a casa`, il che che significa con meno peperoncino e spezie. Si chiamera` Chittamani.
   Nell`intervista al Corriere la Dalmia parla anche liberamente della propria omosessualita`, non penso che avrebbe fatto lo stesso con un giornale indiano, dato che in India le relazioni gay sono reato.

La dea Ganga in formato `macho`

New Delhi, 28 maggio 2017

    Sono andata a vedere una mostra sul Gange (`Ganga: River of Life and Eternity`) al National Museum che ben illustra con oggetti d`arte la miriade di leggende e miti che ruotano intorno a questo sacro fiume. La stagione poi e` quella giusta, perche` in questo periodo, decine di migliaia di indiani si riversano in Uttarakhand, lo stato himalayano piu` `santo` dell`India per la presenza delle sorgenti del Gange e di luoghi mitologici.
   Il Gange, oggi diventato una bomba ecologica, e` nell`immaginario induista una divinita` femminile. E` un sostantivo femminile nella lingua hindi (anche questa al femminile, `la hindi`, come mi correggono i miei amici indologi).  La dea Ganga e` raffigurata nell`arte indiana come una donna voluttuosa che tiene in mano un vaso e con accanto un pesce-coccodrillo, il `makara`, che e` il suo mezzo di trasporto. Come il topo per Ganesh o il Garuda per Vishnu.    Non mi dilungo sulla storia della dea e sulla sua origine perche` ci sono diverse interpretazioni e per me che non sono una indologa e` un campo minato.
   Mi ha incuriosito un particolare della mostra. La mostra al Museo Nazionale si apre con una gigantografia della fontana dei Quattro Fiumi del Bernini in piazza Colonna a Roma. Uno dei quattro giganti che raffigurano i grandi fiumi della terra (per l`epoca) e` appunto il Gange, un omone muscoloso e decisamente poco indiano. Gli altri sono Nilo, Danubio e Mar de La Plata.
   Come informa il primo pannello dell`esibizione a New Delhi, la statua romana  `e` l`unica raffigurazione maschile del Gange`. Sorpresa, mi chiedo quanti sono a conoscenza di questa curiosita`.    

ALLA SCOPERTA DI NEW DELHI 8 /Il cimitero armeno e la `cappella` di Kishan Gunj

New Delhi, 24 maggio 2017 

(Questa visita fa parte del mio progetto di documentare i luoghi della Cristianita` in India e di realizzare una guida di viaggio)

It is one of the neglected heritage of New Delhi, victim of the indifference and ignorance but also of an overcrowded city. The Armenian chapel and the annexed cemetery in Kishan Gunj, in the old Delhi, near a railways station with the same name, are the only surviving signs of the presence of a Christian community before the British, in the Mughal time.
There are the oldest Christian tombstones in New Delhi dating back to the XVIII century.  
The place is under the authority of the Archaeological Survey of India (ASI) according to a sign board on the road.

The chapel is now used by the Anglican Church (Csi) and a Mass is celebrating every Sunday.
Around 50 Christian families live in the buildings erected on the historical site.   
Therefor the cemetery is presently ‘hidden’ in the courtyards and it is not directly accessible by the visitors.  But the residents are usually kind and allow you to enter in their houses.  
   A marble slab on the outside wall of the chapel reveals the presence of a cemetery. During my visit the slab was behind a cupboard in a room used by the Christians. A boy showed it to me after moving the piece of furniture.
The inscription reads:
“Armenian Cemetry (sic), Rama Park, Kishan Gunj, Delhi-6`` and then ``Trustees Armenian Association, 5 Outram Street Calcutta-16”.
It was made in 1962 in occasion of a visit of an Apostolic delegate of the Catholicos of all Armenians. Strangely it does not mention the chapel.

Very little is known about the history of the Armenians in Delhi. According to the website of the Armenian College and Philanthropic Academy of Kolkata, the oldest grave in this cemetery dates back to 1787. But nowadays there is no trace.
According to the old records, one `Father Stephanus was the priest in 1713`.
The same source informed that `during the sack of Delhi in 1739 by Nadir Shah, the marauding army devastated the city and only a small Armenian cemetery and the Martyr’s Chapel attached to it escaped destruction`.
In a paper on the Armenians in Mughal Delhi, published "Journal of the Society for Armenian Studies" 15 (2006): pp. 177-187, the Muslim scholar Omar Khalidi has shed some light on the history of the tombstones. Also gives a list of inscriptions with the translation, but almost all of them are disappeared. (see the list)
The `chapel` is known also as the mausoleum of Manuel D`Eremao (1744-1829), an officer of Portuguese origin who was at the court of Mughal and that was in charge of the Fort of Hansi.
His tomb, built in Mughal style, was at the centre of the cemetery and it is possible that it was the today `chapel`.  Even the cemetery is mentioned by different author as D`Eremao cemetery.
It is likely that the `Armenian cemetery` was in reality a graveyards for the many Europeans at the service of Mughals, like the old Catholic Cemetery in Agra.
But differently from Agra where the site is still preserved, the Delhi Christian cemetery was encroached after the Partition of 1947 with the huge influx of refugees from Pakistan.
In 2006, the researcher Omar Khalidi located 15 tombstones. The Armenian inscription were all disappeared, the one in Persian were no more readable.
During my visit I spotted three tombs, only one with a cross, in bad shape, in a courtyard full of utensils and flowers pot.   


Alle sorgenti del Gange/Tempio di Kedarnath, un pellegrinaggio che ti fara` credere in Dio

Gauri Kund, 21 maggio 2017
   Ho finalmente completato il `Char Dham Yatra`, il pellegrinaggio hindu alle quattro sorgenti del Gange nello stato himalayano dell`Uttarakhand. Per essere precisi e` il `chota` (piccolo) Char Dham perche` quello integrale e` alle quattro estremita` dell`India. Nel 2011 ero stata a Gangotri e Yamunotri mentre due anni fa a Badrinath. Mi mancava quindi Kedarnath per completare il pellegrinaggio.


   Secondo le credenze induiste, coloro che si bagnano nelle quattro principali sorgenti del Gange, partendo da Est (Yamunotri) a Ovest (Badrinath) raggiunge la `salvezza`, moksha o il nirvana, che e` un elemento fondamentale per chi crede nella reincarnazione. Tradotto nella dottrina cattolica potrebbe essere come una indulgenza plenaria che si ottiene andando in pellegrinaggio a Roma nell`Anno Santo. Ma il paragone e` un po` azzardato.
   Per quanto mi riguarda non so se ho diritto al `nirvana` dopo che sonno stata a Kedarnath perche` non ho rispettato la rotazione Occidente a Oriente, che e` poi il verso orario in cui si cammina intorno ai templio o si fanno le offerte agli dei con l`incenso o il fuoco.
   L`origine del Chota Char Dham e` mitologica perche` e` legata alle vicende dei fratelli Pandava e di Shiva, il dio che vive in Himalaya e che ha creato Ganga, e che sono raccontate nel libro del Mahabharata. Non vado oltre perche` non sono una indologa e non voglio dire cavolate. So che questo circuito e` stato tracciato dal santo e filosofo Adi Shankarachaya che nell`VII secolo ha unificato le varie dottrine induiste e ha fatto costruire molti templi nei luoghi sacri. Tra l`altro, secondo la tradizione, Shankarachaya e` morto proprio a Kedarnath e li` si trovava il suo `samadhi` prima delle devastanti alluvioni del 2013 che hanno devastato la vallata e causato la morte di decine di migliaia di pellegrini. Il mausoleo era dietro al tempio e non e` ancora stato ricostruito.

Mago Karan a New Delhi, altro che David Copperfield!

New Delhi,  8 maggio 2017

    Non pensavo esistessero piu` i prestigiatori nell`era di internet, pensavo fossero ormai destinati all`estinzione come domatori di tigri dei circhi o gli incantatori di serpenti. Invece sono finita per puro caso in uno spettacolo di magia di un Houdini in versione `masala`.
   Passando davanti al Forte Rosso ieri sera ho visto una grande pubblicita` del `jadugar`Karan, mago di `fama internazionale per la prima volta a New Delhi`. L`occasione era troppo allettante per lasciarsela scappare. Quindi ho comprato un biglietto da 100 rupie (ultimi posti) per lo spettacolo delle 19.30.
   Lo show si teneva in un tendone dove era allestito un grande palco con un un impianto di luci stroboscopiche da discoteca. C`erano diverse file di posti a sedere, ma solo le ultime quelle da 100 rupie erano occupate da famiglie con bambini.
   Il mago Karan, un bell`uomo alto e slanciato originario del Gujarat, si e` presentato sullo stage su una moto in un completo fosforescente da marziano. Mi e` venuto in mente il mago Silvan, ma molto  piu` `ruspante`.

Alla scoperta di New Delhi 7/ Il giardino della principessa mughal Roshanara

New Delhi, 7 maggio 2017

   Purtroppo Roshanara Bagh (il giardino di Roshanara) e soprattutto la sua tomba del XVII secolo sono in condizioni pietose. Peccato perchè questo sito storico, a nord di New Delhi, racconta un affascinante pezzo di storia dei famosi mughal, gli imperatori che hanno regnato per tre secoli in India fino a quando sono stati cacciati dagli inglesi.
    Roshanara, era la seconda figlia di Shah Jahan e Muntaz Mahal, i sovrani sepolti nel Taj Mahal. Come le altre principesse mughal non poteva sposarsi, già bastavano i fratelli a scannarsi per il trono, figuriamoci se ci fossero stati anche i generi.
   Come la sorella maggiore Jahanara, la prediletta di Shah Jahan, ha quindi passato la vita a tramare complotti di corte e a nascondere gli amanti nell'harem. Se uno legge l'ultimo romanzo storico 'La Principessa Indiana' della scrittrice Indu Sundaresan riesce perfettamente a capire i vari intrighi di palazzo spesso sanguinosi.
   Roshanara sarebbe stata artefice dell'ascesa al trono dello spietato Aurangzeb, che ha fatto fuori il fratello Dara Shikoh e imprigionato il padre nel palazzo di Agra.
   Grazie ai favori di Aurangzeb, la principessa aveva un immenso potere negli affari della Corona, oltre che sull'harem. Ma a un certo punto deve essere caduta in disgrazia, si dice per la sua vita di libertinaggio, e quindi è stata esautorata dalla corte e 'esiliata' nel suo palazzo 'di piacere' fuori delle mura di Shahjanabad, la città fortezza dei mughal.
    Roshanara Bagh è quello che rimane della grande tenuta della principessa composta da un palazzo e da un immenso parco con canali e fontane.  Qui è morta nel 1671 ed è stata sepolta in un mausoleo di marmo nel centro del giardino. La struttura tombale (senza lapide) e il giardino sono sopravissuti, ma come dicevo prima sono in uno stato di forte incuria e degrado.  Soprattutto il Baradari (in urdu 'dodici porte'), il padiglione con 12 archi affrescati con al centro il recinto marmoreo della  tomba (senza tetto), richiederebbe attenzione. Il minimo che si può fare è ripulirlo e chiuderlo al pubblico. E' diventato un bivacco, senza una minima spiegazione su quello che era.
   Per fortuna il giardino è abbastanza curato, ma il laghetto non esiste più. Se si legge Wikipedia sembra un paradiso, e questo simboleggiavano i giardini mughal, ma la realtà è molto deludente. Annesso al parco c'è il Roshanara Club, uno degli esclusivi club lasciati in eredità dai britannici il cui ingresso è strettamente riservato ai membri.

Confindustria indiana, la prima donna presidente e il mito dell'eterna crescita

New Delhi, 4 maggio 2017

    Per la prima volta una donna è alla guida della Confindustria Indiana (Cii).  Shobana Kamineni, vicepresidente della catena di ospedali Apollo, è infatti stata eletta a guidare lo storico club degli industriali indiani nato nel 1895. E'  la conferna della crescente importanza del ruolo delle donne nella società indiana. Per questo sono andata a sentire la sua prima confererenza stampa in cui ha presentato il programma per l'anno in cui rimarrà in carica.
   A parte un accenno all'inclusione e all'ingresso delle donne nel mondo del lavoro, non ho sentito purtroppo nulla di sensato. Gli industriali indiani e (con loro l'India) stanno seguendo un modello di sviluppo che non è chiaramente sostenibile. Nel suo intervento, che ha letto tra uno starnuto e l'altro (le donne sono molto meno resistenti all'aria condizionata degli hotel a 5 stelle), ha elencato la solita litania di percentuali di crescita.  Cose da vecchia economia che da noi non fuzionano più, e forse manco in India visto che negli ultinmi anni si è assistito a un modello di 'jobless growth' che scompiglia tutte le classiche teorie dello sviluppo.
   La signora Kamimeni è convinta che nei prossimi tre anni l'India possa facilmente aggiungere un punto percentuale alla sua attuale crescita del pil (7.5-8%) che è già la più veloce al mondo.  In questo modo nel giro di tre anni l'India potrebbe toccare il mitico traguardo di un pil al 10%. Ovviamente se tutto va bene,  se il monsone è regolare, se il Pakistan non fa la guerra e se non ci sono calamità. Neppure il superpremier Narendra Modi, che molti considerano un megalomane, osa scommettere su questo obiettivo.
    Tra le condizioni 'virtuose' elencate dalla neo presidente della Cii, c'è l'urbanizzazione.  Decine di milioni di contadini si riverseranno nelle città dove potranno guadagnare 2,5 volte di più che nelle campagne.   'Solo il 33% della popolazione vive oggi nei centri urbani contro il doppio della Cina' ha detto.  Nel 2031 ben 600 milioni di indiani vivranno in città.
   Secondo la signora Kamineni questo significa un boom delle costruzioni, settore altamente 'labour intensive' con forti vantaggi sull'occupazione. Si prevede che le costruzioni, grazie anche al progetto del governo di realizzare 20 milioni di case popolari, porteranno 30 milioni di posti di lavoro. Gia` oggi le metropoli sono dei cantieri edili permanenti, enormi complessi terziari e residenziali (nella foto Gurgaon) stanno spuntando come funghi.  `
    Ovviamente in questo mondo idilliaco della Cii non esistono acquedotti, fognature, rifiuti da smaltire, aria inquinata, ospedali, scuole, verde pubblico....Non c'è una parola dei suoi 40 minuti di intervento che si riferisce alla questione ambientale che è fondamentale per parlare di sviluppo urbano.
    Mi chiedo quindi se la neo leader della Cii non abbia mai attraversato un ponte sulla Jamuna, possibilmente con i finestrini aperti, o sia passata all'ora di punta per Rani Jansi Road nel centro storico, o anche solo sia stata a Ghaziabad, dove c'è la discarica nell'hinterland di Delhi. E dopo dicono che le donne hanno un maggiore senso pratico.  

Il `deja vu` del Made in Italy/ L`India e` una `torta`, ma manca un `sistema Paese`

New Delhi, 29 aprile 2017

    Leggo qui sul Sole 24 Ore il resoconto della missione economica del viceministro dell`Economia Ivan Scalfarotto che si e` tenuta in questi giorni a Delhi e Mumbai e che segna la normalizzazione dei rapporti tra Italia e India. Il quotidiano della Confindustria giustamente scrive di `ripresa di dialogo` tra i due Paesi `ostaggio` della crisi dei maro`. Ma ignora il fatto che prima dell`incidente della Enrica Lexie gli affari non e` che andassero a gonfie vele.
    Se si prendono gli ultimi dieci anni (e non il 2000) mi sembra che l`Italia sia scesa nella graduatoria dei partner commerciali dell`India. Certo, il problema non e` solo del Made in Italy, ma nella recessione globale e nella battuta di arresto della crescita indiana nel 2012-2013 (quando il pil scese sotto il 5%, che per l`India e` una tragedia).
    Sono anni che l`India viene considerata una `ricca torta` per le imprese italiane, ma alla fin fine, dati alla mano, rappresenta solo lo 0,9% della quota dell`interscambio totale italiano. E l`Italia, nononstante sia il secondo produttore manufatturiero della Ue, e` solo il quinto partner commerciale dell`India nella stessa Europa (e il 29esimo, mi sembra a livello mondiale). Insomma c`e` da fare parecchio lavoro da parte del nostro `sistema Paese`, come dice Scalfarotto.
    L`articolo e` un deja vu. Poteva essere scritto, senza molte varianti, all`epoca della missione di `sistema` dell`ex premier Romano Prodi esattamente dieci anni fa. Da allora non molte cose sono cambiate, l`India continua a essere una appetitosa `torta` e  le imprese italiane continuano a essere penalizzate dalla mancanza di un `sistema Paese`. Forse sarebbe il caso di rivedere alcuni schemi mentali.  

LA FOTO/Non e` Aleppo e neppure Mosul, e` il centro storico di New Delhi

New Delhi, 30 aprile 2017 



Unione Europea, Federica Mogherini, la bete noir dell'India, arriva a New Delhi/ 3

New Delhi, 22 aprile 2017

   Sembra una telenovela latinoamericana. Venerdì dopo il suo incontro con il ministro degli Esteri, Federica Mogherini è stata ricevuta dal premier Narendra Modi in un incontro fuori programma. Significa che le relazioni con la Ue si stanno mettendo decisamente bene e che la disputa sui marò è ampiamente superata.
E...a sorpresa nel breve comunicato dell'incontro con il primo ministro (che metto qui sotto) è ricomparso il 14esimo vertice bilaterale India-Ue che si terrà a ottobre. Evidentemente super Modi ha dato il suo imprimatur.



Press Information Bureau
Government of India
Prime Minister's Office
21-April-2017 18:13 IST
EU High Representative for Foreign Affairs and Security Policy calls on the Prime Minister


Ms. Federica Mogherini, European Union High Representative for Foreign Affairs and Security Policy, called on Prime Minister Shri Narendra Modi today.

Prime Minister Modi and Ms. Mogherini discussed regional and global developments of mutual interest. The Prime Minister and Ms. Mogherini agreed on the need to strengthen the security cooperation between India and EU, particularly on the issue of counter-terrorism.

Prime Minister Modi recalled his successful visit to Brussels in March 2016 for the last India-EU Summit, and said that he is looking forward to the next India-EU Summit to be held in India in October 2017. 

Unione Europea/Federica Mogherini, la bete noir dell`India, arriva a New Delhi/2

New Delhi 21 aprile 2017

   Per dovere di cronaca, ecco il follow up degli incontri di Federica Mogherini a New Delhi con la ministra degli esteri Sushma Swaraj (nella foto ufficiale del MEA qui sotto) e il viceministro MJ Akbar.
   Nel comunicato (leggi qui)  si accenna al 13esimo summit bilaterale UE-India dello scorso anno, ma non c`e` traccia del prossimo incontro annuale. C`e` un timido riferimento a una ripresa dei negoziati sul trattato di libero scambio, che e` il punto chiave delle relazioni commerciali tra i due blocchi.            Certo, senza Gran Bretagna, la Ue ha molto meno appeal per l`India. Si puo` forse dire che sono le imprese europee maggiormente interessate a cercare sbocchi in India, piuttosto che il contrario.  
    Il linguaggio e` quello tipicamente diplomatico. I colloqui si sono tenuti nella solita  `friendly and cooperative atmosphere`. Insomma e` un buon inizio, ma la strada e` ancora lunga e manca una road map.


Unione Europea/ Federica Mogherini, la bete noir dell'India, arriva a New Delhi

New Delhi, 20 aprile 2017

   Ieri sera all'Istituto Italiano di Cultura fervevano i preparativi per una mostra sui 60 anni del Trattato di Roma. Mi chiedevo come mai...dato che la ricorrenza è stata il 25 marzo, mentre la festa dell'Europa del 9 maggio è ancora distante. Oggi ho scoperto l'arcano. E' infatti in arrivo a Delhi Federica Mogherini, alto rappresentante per la politica estera dell'Unione Europea, nonchè vicepresidente della Commissione Europea.
   Nella sua precedente veste di ministro italiano degli Esteri, la Mogherini era stata impegnata in prima persona nella crisi diplomatica con l'India scoppiata dopo l'arresto dei marò nel 2012. Poi quando è stata inviata a Bruxelles ha continuato a sostenere la causa della giurisdizione italiana sull'incidente avvenuto in acque internazionali coinvolgendo le istituzioni europee in un pressing sull'India. Con lei le relazioni tra New Delhi e Bruxelles si sono praticamente azzerate. Era diventata la 'bete noir' dell'India.
   Ma adesso è pieno disgelo. Un anno fa, pochi giorni dopo la strage di Bruxelles, il premier Narendra Modi faceva scalo in Belgio per rilanciare le relazioni dopo 4 anni di sospensione dei summit annuali.
    La 'ministra degli Esteri' europea, che arriva da Cina, incontrarà domani l'omologa indiana Sushma Swaraj. E' la prima visita ufficiale di un leader della Ue a Delhi dopo molti anni di tensione e sgarbi diplomatici. Oggi al briefing settimanale della stampa, ho chiesto al portavoce governativo Gopal Baglay se la visita significava una ripresa dei negoziati commerciali bloccati non solo per i maro' ma per una serie di contenziosi. Lui mi ha risposto vagamente, probabilmente non si era preparato.
   In un comunicato, invece, Bruxelles è molto più loquace, si spinge a dire addirittura che alla fine dell'anno si terrà il summit bilaterale in India. Che si siano scordati di avvertire New Delhi? Ecco il testo
    'In India, the High Representative will hold consultations with Minister of External Relations Sushma Swaraj on 21 April. The HRVP and the Minister will discuss preparations for the 14thEU-India Summit, to be held later this year in New Delhi. Bilateral, regional and global issues are also on the agenda. The High Representative will also hold talks with the National Security Advisor and with other members of the Indian Government. In addition, she will open the EU@60 Treaty of Rome Exhibition.

Alla scoperta di New Delhi 6/ The Spice Bazaar of Khari Baoli

New Delhi, 16 aprile 2017 

   It is unfortunate that New Delhi is often known as the Indian capital of sexual violence and pollution, because on the contrary, it has some hidden treasures, like the Spice Market.
   The bazaar of Khari Baoli, in the walled city, is one of the largest wholesale markets of spice in Asia and is operating since the last five centuries.





   In this labyrinth of alleys and by-lines, you can see tons of spices, tea, dry fruits and medicinal herbs being loaded, carried and unloaded simultaneously by a multitude of ‘coolies', the tireless porters that evoke an image of India's colonial time. It is a walking down memory line.
   Here and there some dried chilli peppers, ginger root or the yellow turmeric peep out from a pile of gunnysack loaded on the hand carts. Other bizarre roots, nuts, dried leaves or piece of unrefined sugar are displayed in small heaps on the floor. The air is full of different bitter and sweet aromas. It is allergic and after a while, your nose is burning.
   Sneezing and coughing is the background while you are walking through the by-lines zig-zagging the coolies . Some of the spices are familiar like the cardamoms, nutmeg, coriander or anise, others are mysterious substance. The traders are happy to tell you the name in Hindi and in English and also to give some explanation. Usually, they have a culinary and a medical use, for example in Ayurveda.
   India is the biggest producer and exporter of spices since the mists of time. Of the 109 variety of spices, India produces and sells 79. The Romans, Portuguese and the British travelled on "spices route". The demand of black pepper, cloves and other luxury goods by Europe was the driving force of the colonization of India.
   According to the president of the Kirana Committee Association, Bunty Gupta, around 2,000 traders work in Khari Baoli and most of them are in the sixth or seventh generation of merchants. Every day around 50.000 shopkeepers, porters and helpers go to the bazaar. The association is 100 years old, more than the independent India.
   Recently I spent three days in the market going around with the camera in my hands. My preferred spot is Gododia Market. It is a three-floor commercial complex built by a wealthy merchant in 1920s. At the time it was a luxurious ‘shopping mall', now it is decrepit but still preserves its beauty. Here thousands of gunny bags are moved in and out the gates following some invisible orders. In a cloud of fine dust, the traders, lying on a white cotton mattress, are intent to write numbers on notebooks (only a few of them have a laptop). The walls are covered in orange stains from ‘pan', the chewing tobacco. The floor seems unclean since centuries. You can climb on the roof and enjoy a superb view of Old Delhi, mainly at the sunset.
   On one side there is Fatehpuri Masjid, a mosque built in 1650 by Fatehpuri Begum, one of the wives of Shah Jahan, the Moghul emperor who created the famous Taj Mahal, the monumental tomb of Agra city. The mosque is at the end of Chandni Chowk, the chaotic shopping street that is with the near Red Fort, the two main touristic spots of old Delhi.
   Recently the spice market of old Delhi is in jeopardy because the wholesalers want to relocate their business in a bigger and modern place with all facilities, like cold storage. They have already found a commercial area in Sonipat, in the state of Haryana, 50 km from New Delhi. They accuse the Delhi government of apathy because it has never fulfilled their request regarding godowns and warehouses to store their supplies.
   In addition to that, the e-commerce is transforming the traditional wholesale business. The bazaar of old Delhi, like the ‘suq' in the Middle East, they are becoming obsolete. Some big traders in Khari Baoli already moved on the web. But the small ones are unwilling to change their traditional way to work. And they don't have not have enough resources to relocate. It means that this thriving and colourful bazaar has its days numbered. So hurry up to take the last glance of old Delhi.

How to reach:
Khari Baoli market is in the old Delhi at the end of Chandni Chowk, behind a mosque called Fatehpuri Masjid. It is a walking distance from Chandni Chowk metro station. For guided tour look for Heritage Walks on the web or contact myself.